Borghi & Città · 8 min di lettura

Resia: le frazioni, la lingua resiana e gli stavoli ai piedi del Canin

Resia, comune sparso della Val Resia fra il monte Canin e i monti Musi, con le frazioni di origine slava, le case in pietra di Stolvizza e gli stavoli.

Val Resia: case di pietra e legno con scale esterne lungo il torrente, boschi d'autunno e cime innevate
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Resia è il comune sparso che occupa la Val Resia, conca di origine glaciale nel nord-est del Friuli Venezia Giulia, al confine con la Slovenia e ai piedi del monte Canin, alto 2.587 metri. I suoi abitanti discendono da genti slave stabilitesi nella valle nel VII secolo e parlano il resiano, un idioma di origine paleoslava.

La Val Resia fra il Canin e i monti Musi

Il nome del paese suona Reśija in resiano, Rezija in sloveno e Rèsie in friulano. La valle si allunga per 20 km da ovest a est lungo il torrente Resia: a oriente la sbarrano le propaggini occidentali del massiccio del Canin, con le cime coperte di neve per buona parte dell'anno, mentre a sud la proteggono i bastioni uniformi dei monti Musi. Da ogni lato la conca resta nascosta a chi non sale in quota.

Il territorio comunale misura 119 km² e comprende, più a sud, anche la Valle di Uccea. Lo coprono soprattutto boschi di pino nero, pino silvestre e faggio, e in gran parte rientra nel Parco naturale delle Prealpi Giulie, che si estende a sud-est dei centri abitati. Verso la Valle di Uccea e la vicina Slovenia l'unica strada carrozzabile per uscire dalla valle passa per la sella Carnizza.

Dagli Slavi all'abbazia di Moggio

Secondo la ricostruzione più diffusa, gli antenati dei Resiani erano gruppi slavi arrivati in Italia insieme agli Avari e ai Longobardi, che qui smisero di spostarsi e misero radici; l'arrivo si colloca, presumibilmente, fra il 625 e il 631. Mancano reperti archeologici sicuri. Le analisi del sangue condotte da Corrain e Capitanio nel 1987 descrivono invece la valle come un isolato genetico, e l'ipotesi ritenuta più verosimile è che il popolamento sia partito da poche famiglie, forse una ventina, distribuite poi fra i villaggi.

Il primo documento è il testamento con cui il conte Cacellino, verso l'XI secolo, cedette a Federico, patriarca di Aquileia, i suoi beni allodiali, cioè di piena proprietà, in Friuli e in Carinzia, fra i quali figurava il sartum montem. Gli studiosi vi leggono una malga sul monte Sart, segno che più in basso poteva esistere un abitato stabile. Nel 1098 a Prato è documentata una cappella dedicata alla Madonna.

Dal tardo Medioevo la valle dipese soprattutto dall'abbazia di San Gallo, monastero benedettino di Moggio Udinese. Nel 1336 i quattro vassalli di Resia giurarono fedeltà all'abate Ghiberto. Al tempo della Patria del Friuli comandavano i patriarchi di Aquileia, e più tardi il feudo passò nelle mani di un abate commendatario. Il territorio era diviso in quattro pertinenze, Gniva, Oseacco, San Giorgio e Stolvizza, e i loro confini sono descritti nella carta del 1672 di Bernardino Nodaro, cancelliere di Moggio. Già dalla seconda metà del Trecento si hanno notizie di liti con gli abitanti di Resiutta, che rivendicavano il diritto di pascolo sulle pendici del Canin e in Planinizza.

Resia fra Venezia, Napoleone e il Regno d'Italia

Sotto il dominio veneziano la valle contava per la difesa delle selle di Carnizza e di Guarda, i valichi che la collegano all'Isonzo, in Slovenia. Una guarnigione di fanteria d'arresto presidiava Stolvizza e San Giorgio con le sue fortificazioni. Seguirono brevi periodi sotto gli Asburgo, sotto il Regno d'Italia napoleonico e sotto l'Impero austriaco. Fu il governo napoleonico, nel 1805, a creare l'attuale Comune di Resia fondendo i quattro comuni precedenti, e nella carta viaria del 1808 il capoluogo è San Giorgio. Nel 1866 Resia fu annessa al Regno d'Italia insieme al resto del Friuli.

Pur vivendo chiusi fra le montagne, i Resiani furono grandi viaggiatori. Erano arrotini, venditori ambulanti e contadini, e con la gerla sulle spalle passavano le montagne a piedi in cerca d'impiego, oppure portavano i fagioli e le verdure della valle fino alle piazze di Udine, Trieste, Lubiana e Vienna. Nella parte settentrionale del comune, vicino all'antico confine fra il Regno d'Italia e l'Impero austro-ungarico, restano opere militari della Grande Guerra. Alla fine del 1975 il comune aveva 1.654 abitanti, e l'anno dopo il terremoto del Friuli lo devastò con enormi crolli.

Il resiano, il Püst e l'aglio strok

Il resiano viene da una base paleoslava, ma è molto lontano dallo sloveno contemporaneo, e pochi chilometri più a valle nessuno lo capisce. Nella seconda metà dell'Ottocento lo studiò a fondo il linguista polacco Baudouin de Courtenay. Secondo lui i Resiani «dovevano provenire da diverse tribù con diversi dialetti», e distinse cinque parlate: Lipovaz e San Giorgio, Gniva, Stolvizza, Oseacco e Uccea. Da un'indagine del 1973 risultò che il 73% degli abitanti parlava in resiano, il 26% alternava resiano e italiano e appena l'1% usava solo l'italiano. Le leggi n. 482/99 e n. 38/01 sulle minoranze linguistiche consentono di insegnare a leggere e scrivere in resiano nelle scuole dell'obbligo.

Musica e danza accompagnano il Püst, il carnevale resiano, che si festeggia in febbraio. Il gruppo folkloristico Val Resia fa risalire la propria nascita al 1838: quell'anno alcuni suonatori e danzatori andarono a Udine per la visita dell'imperatore d'Austria Ferdinando I e della moglie.

Lo strok, l'aglio di Resia, è un presidio Slow Food. Ha bulbi piccoli con la tunica rossastra e 6-8 spicchi, senza spicchi centrali. Si raccoglie fra la fine di luglio e i primi dieci giorni di agosto, e un tempo nelle sere d'estate lo si intrecciava in lunghe reste appese fuori dalle case. Con lo strok si cucina una zuppa tipica. Fra i piatti della valle ci sono anche i Cjalciune, grandi gnocchi ripieni, e la Uosojaniza, polentina morbida con crema di ricotta.

Frazioni e case da San Giorgio a Uccea

La strada sale da Resiutta, nel Canal del Ferro: passa per lo sbocco stretto della valle e, dopo una ventina di chilometri di curve, arriva a Stolvizza. Le frazioni principali, da ovest a est, sono San Giorgio (Bilä), Prato (Ravanzä), Gniva (Njïwä), Oseacco (Osoane) e Stolvizza (Solbiza). Intorno ci sono le borgate di Lipovaz, Crisacis, Gost, Lischiazze e Coritis, e in una valle vicina, più a sud, si trova Uccea. A San Giorgio sorgono la chiesa di San Giorgio Martire e il Museo dell'ex-Latteria turnaria. Prato è il capoluogo e ospita il centro visite del parco e la Rozajanska kulturska hiša, centro culturale per la musica, la danza e i costumi resiani. La sua chiesa di Santa Maria Assunta fu consacrata nella forma attuale nel 1718 e nel 2019 è diventata santuario.

Oseacco ha la chiesa di San Vito, Stolvizza la chiesa di San Carlo Borromeo. Stolvizza, Coritis e Uccea conservano le case resiane tradizionali. Hanno pianta rettangolare con due stanze, muri spessi di pietra e tetto di legno a due falde. Una scala esterna porta al primo piano, mentre al secondo, usato come fienile, si sale con una scala di legno. A Stolvizza una di queste case ospita il Museo della Gente della Val Resia, con una sezione sulle favole. In paese c'è anche il Museo dell'Arrotino, aperto nel 1999, che espone mole affilatrici, biciclette, vecchi strumenti da taglio e fotografie. Coritis è la frazione più alta e sta vicina al massiccio del Canin.

Stavoli e sentieri della Val Resia

D'estate il bestiame passava quattro o cinque mesi sui pascoli in quota, e per questo le montagne della valle sono piene di stavoli. Di solito c'erano una cucina col focolare per fare il formaggio, una stalla per mucche e capre, una camera sopra la cucina e il fienile sopra la stalla. In alcuni stavoli c'era anche uno stanzino per latte, burro e formaggio, e una vasca di calcestruzzo con una finestrella raccoglieva l'acqua piovana, che si attingeva col secchio. In quota si trovano anche le «planine», dove le famiglie passavano l'estate col bestiame. Molti stavoli sono raccolti nella conca della sella Carnizza.

Nel fondovalle i vecchi sentieri che univano le frazioni formano la rete «Poti po näs», cioè «I nostri sentieri». Il Ta Lipa Pot, «la bella strada», è un anello di 7,5 km con 250 metri di dislivello che parte da Stolvizza e vi ritorna. Segue il segnavia 662, passa accanto a una cascata e attraversa il torrente. Il Ta Stara Pot, «l'antica strada», misura 14 km con 500 metri di dislivello. Va da Oseacco a San Giorgio passando per Prato, Gniva e Lischiazze, fra faggete, ponticelli e cappelle votive. Il «bosco incantato» è un anello di 3,6 km fra Prato e San Giorgio, con massi erratici, cioè grandi rocce portate a valle dai ghiacciai. Oltre Stolvizza, a 1.190 metri, si trova malga Coot, da dove si sale verso la dorsale del monte Guarda o il Canin. Da qui un sentiero porta anche al bivacco Franco Costantini e all'Alta Via Resiana.

Domande frequenti

Come si arriva a Resia?

Si percorre la statale 13 Pontebbana in direzione di Tarvisio, oppure l'autostrada A23 fino al casello Carnia-Tolmezzo, sempre in direzione di Tarvisio. Dopo circa 10 km si arriva a Resiutta, dove si prende il bivio per la Val Resia.

L'ingresso al Parco naturale delle Prealpi Giulie a Resia è a pagamento?

No, nell'area protetta si entra liberamente e senza pagare.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Carnia a 16,6 km: in auto sono 18 minuti.

Per chi viaggia in autostrada il casello più vicino è Carnia - Tolmezzo: restano 21,4 km, 24 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Resia (UD)
Coordinate
46,37388 N, 13,30436 E (centro di Resia) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Borghi del Friuli