San Vito al Tagliamento è una cittadina della pianura veneto-friulana, in provincia di Pordenone, abitata già nel Mesolitico e cresciuta attorno a un castello dei patriarchi di Aquileia. Del borgo medievale restano tratti delle mura, il fossato e tre porte-torri, mentre i palazzi di piazza del Popolo portano l'impronta di Venezia.
Origini fra Tagliamento e risorgive
Il comune occupa la riva destra del Tagliamento, presso il confine con la provincia di Udine, circa 20 chilometri a sud-est di Pordenone e 80 a nord-ovest di Trieste. In friulano si chiama San Vît dal Tiliment. La vicinanza del fiume e le acque di risorgiva, che affiorano spontanee dal terreno, resero questa campagna adatta a ospitare villaggi fin dalla preistoria, e le ricerche archeologiche vi hanno riconosciuto anche presenze del Neolitico.
Alle genti preromane seguirono i Romani e poi i Longobardi. Secondo un'ipotesi, il nome potrebbe avere un'origine romana e si sarebbe legato in seguito al santo Vito, che la devozione associava ai guadi e agli attraversamenti dei fiumi.
Patriarchi, Venezia e Regno d'Italia
La svolta venne con i patriarchi di Aquileia, che fecero del castello una delle loro dimore, e più tardi con il dominio veneziano. Le mura attribuite al patriarca Raimondo della Torre si collocano fra il XIII e il XIV secolo. A quei signori e ai nobili veneziani si devono innumerevoli committenze: un affresco in quasi ogni chiesetta, dal centro alla periferia, e un decoro su molti palazzi.
La Serenissima sostenne lo sviluppo architettonico e artistico del centro, dove sorsero palazzi con giardini, e ne influenzò perfino la parlata: dentro le mura si parla veneto, mentre nelle campagne intorno resiste il friulano. Nel Cinquecento una nuova cerchia, il cosiddetto ampliamento Grimani, ascritto a un patriarca di quella famiglia, allargò il perimetro urbano e rese superato un tratto delle difese più antiche.
Il governo veneziano cessò nel 1797 con l'arrivo delle truppe napoleoniche. Dopo i moti e le guerre d'indipendenza, nel 1866 San Vito entrò nel Regno d'Italia, e superate le due guerre mondiali si affermò come centro industriale, secondo polo scolastico e sanitario del Friuli occidentale dopo Pordenone.
Le tre porte-torri e le mura
Si entra nel nucleo medievale da tre porte-torri, che le fonti locali datano attorno al XIII secolo insieme alle mura; al di là, le strade sono lastricate in pietra. La torre Raimonda guarda a ovest e, secondo la tradizione, ricorda una leggendaria nobildonna guerriera. A est sta quella di San Nicolò, detta Scaramuccia perché teatro di schermaglie, mentre la Grimana, sul lato sud, porta il nome del patriarca di Aquileia Marino Grimana. Una delle tre ospita un piccolo museo archeologico, e all'angolo sud-est della cinta si alza un torrione del Cinquecento.
All'angolo nord-occidentale delle mura patriarcali, dentro il parco Rota, gli scavi hanno studiato una torre a ferro di cavallo di circa 4,30 per 3,30 metri, alta 5 metri. Come le mura, ha due paramenti di mattoni legati a calce che chiudono un nucleo di ciottoli e laterizi spezzati, poggia su una fondazione a scarpa, cioè più larga alla base, e si apre con quattro feritoie, una delle quali per archibugio. Una roggia nata da acque di risorgiva fu regolarizzata perché lambisse la cinta, e scorre lungo questo lato. Nel 1909 la famiglia Rota, proprietaria del parco, fece demolire il tratto settentrionale delle mura, trasformò la torre in belvedere e chiuse il giardino con un muro in stile neogotico.
Castello di San Vito e Borgo Castello
Il castello di San Vito è il nucleo da cui si sviluppò il centro storico. Nato come rocca con una propria cerchia, viene fatto risalire al XII secolo ed è documentato dal Duecento; dopo i patriarchi passò ai conti Altan. Formato da più fabbricati uniti fra loro, somiglia più a una residenza nobiliare che a una fortezza, è affrescato all'esterno e all'interno e ospita il museo civico «Federico De Rocco», con reperti e opere di varie epoche.
Nel vicino Borgo Castello, dove sorge palazzo Altan, nel 1992 un cantiere di restauro scoprì nell'edificio affreschi della prima metà del Quattrocento, e gli scavi, proseguiti per 18 anni, riportarono alla luce un muro di cinta lungo circa 45 metri con il suo fossato largo 8 metri. Il canale era profondo fra 1,80 e 1,90 metri, perché le sponde di ghiaia franavano, e vi scorreva poca acqua: gli archeologi ne hanno ridimensionato il valore difensivo.
Gli Altan possedevano anche un edificio seicentesco nel borgo detto «Taliano», con barchesse, cioè ali porticate di servizio, e un'esedra affacciate sul giardino all'italiana. Nell'edificio è allestito il museo della vita contadina, che nasce dalla raccolta donata dal professor Diogene Penzi.
Piazza del Popolo, la loggia e il teatro
Oltre il primo borgo sorto attorno al castello si apre piazza del Popolo, disegnata nel Cinquecento, con i lati porticati e il pavimento di marmo liscio. Un tempo panche di pietra ne seguivano il perimetro, e lo spazio accoglieva il mercato delle granaglie, del bestiame, della frutta e della verdura.
Fra i palazzi che vi si affacciano, il più veneziano è palazzo Altan-Rota, sede del municipio, con un giardino all'italiana sul davanti e un grande parco alle spalle; sul lato nord-est le facciate sono affrescate. Sulla piazza sta anche la Loggia Pubblica, del Quattrocento, prima sede del governo cittadino. Dal Settecento accoglie l'Antico Teatro Sociale, piccolo teatro all'italiana di gusto veneziano intitolato al compositore sanvitese Giangiacomo Arrigoni.
Duomo di San Vito e chiese affrescate
Il duomo dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia fu costruito nel 1745 per volontà di Daniele Dolfin, l'ultimo patriarca di Aquileia, sulle fondamenta di una chiesa quattrocentesca. Dietro una facciata spoglia raccoglie opere di epoche diverse: un trittico di Andrea Bellunello, dipinti di Pomponio Amalteo, Gaspare Diziani e del Padovanino, e opere di Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone. Accanto si alza il campanile, alto 73 metri.
A pochi passi sorge la chiesa di Santa Maria dei Battuti, edificata alla fine del XV secolo e unita in seguito all'ospedale della confraternita omonima, già attivo nel 1369 lungo le mura, vicino alla strada dove pellegrini e malati trovavano ricovero. Sul portale lo scultore Giovanni Antonio Pilacorte pose un medaglione nel 1493; all'interno Pomponio Amalteo, allievo e genero del Pordenone, dipinse uno dei suoi cicli più belli, accanto ad affreschi del maestro. La chiesa dell'Annunciata custodisce invece un ciclo di affreschi della seconda metà del Trecento.
Domande frequenti
Come si arriva a San Vito al Tagliamento?
In auto la cittadina si raggiunge dalle autostrade A4 e A28, e la collega anche la ferrovia.
Quando si festeggiano i patroni di San Vito al Tagliamento?
Il 15 giugno, giorno dei santi Vito, Modesto e Crescenzia.
Quali vini si producono intorno a San Vito al Tagliamento?
Le campagne del Sanvitese rientrano nella zona della DOC Friuli Grave, con vini come il Friulano e il Merlot.
