Sappada è un comune sparso della provincia di Udine, steso a 1.245 metri di quota nell'alta valle del Piave, fra le Alpi Carniche a nord e le Dolomiti Pesarine a sud. Nato attorno all'anno Mille come colonia di lingua tedesca, conserva il dialetto sappadino e le case di legno costruite a travi incastrate.
La valle di Sappada e le sue borgate
Chi parla il dialetto la chiama Plodn, mentre in tedesco è Bladen. Nessun altro comune del Friuli Venezia Giulia sta così in alto, nemmeno Sauris. Il Piave nasce dentro i confini comunali, a 1.830 metri, ai piedi del monte Peralba, che con i suoi 2.694 metri è la terza vetta delle Alpi Carniche; poi scorre per tutta la valle, lungo la quale l'abitato si allunga da est a ovest per circa cinque chilometri. Proprio questo orientamento assicura molto sole sia d'estate sia d'inverno. Intorno, fra pascoli e boschi di conifere, salgono il monte Siera (2.442 metri), il gruppo delle Terze e il monte Ferro (2.348 metri).
Il paese non ha un centro unico ma quindici borgate, dette heivilan. Da oriente a occidente si incontrano Cima Sappada, Cretta, Puiche, Ecche, Soravia, Kratten, Fontana, Hoffe, Cottern, Mühlbach, Bach, Pill, Palù, Granvilla e Lerpa. Bach, Granvilla e Palù formano il centro, con il municipio a Bach; nove borgate (Pill, Mühlbach, Cottern, Hoffe, Fontana, Kratten, Soravia, Ecche e Puiche) compongono invece la cosiddetta Sappada Vecchia, che dal 2017 fa parte dei Borghi più belli d'Italia.
Le abitazioni tradizionali seguono la tecnica del blockbau: travi posate in orizzontale una sopra l'altra e incastrate fra loro negli angoli. Accanto alle case stanno fienili, ballatoi e tetti molto ripidi, e attorno al paese si allevavano bovini e si coltivavano segale, avena, orzo e legumi.
Origini di Plodn fra leggenda e miniere
Sulla nascita del paese mancano certezze. Si racconta che un gruppo di famiglie, in fuga dai signori della valle di Villgraten, nel Tirolo orientale, abbia valicato le Alpi in cerca di nuovi pascoli attorno all'XI secolo. Secondo l'ipotesi ritenuta più probabile, i coloni si stabilirono nella valle allora disabitata col permesso del patriarca di Aquileia, chiamati dai conti di Gorizia e in cambio di un tributo annuo. Alcuni studiosi del primo Novecento citavano un atto del 1078 con cui i sappadini si sarebbero messi sotto la protezione del Patriarcato, ma quel documento non è mai stato trovato.
Ricerche più recenti legano il popolamento alle miniere della valle, sfruttate da coloni del Tirolo orientale. Lo ricordano toponimi come Aisenperk (il monte Ferro), Erzpèid'n (i pianori minerari), Knòppnloch (la buca del minatore) e Gruipòch (il rio della miniera). Lo stemma tradizionale del comune, usato dal 1890, mostra appunto un minatore al lavoro in fondo a una galleria; un regio decreto del 1930 ne concesse uno diverso, con tre cime e due zappe incrociate, ma il Comune ha continuato a usare l'antico.
I primi abitanti disboscarono e misero a coltura il fondovalle organizzandosi in 14 masi, cioè nuclei di case e terreni, che col tempo diventarono le borgate; la quindicesima, Lerpa, venne per ultima. Altre famiglie giunsero più tardi dalla Val Pusteria. La studiosa Maria Hornung, della scuola dialettologica di Vienna, attribuisce alla colonia un'origine pustero-carinziana, e il sappadino è affine alle parlate bavaro-tirolesi di Sauris e Timau. La comunità lo preservò anche evitando i matrimoni con forestieri almeno fino al principio del Novecento; con la legge 482 del 1999 la lingua è entrata nelle scuole del paese.
Fra Venezia, Austria e Italia
Nel Cinquecento, accanto ai campi e al bestiame, rendeva bene il commercio del legname, richiesto dalla Repubblica di Venezia per costruire le barche. Dopo un breve periodo francese, dal 1814 Sappada fu austriaca, e agli austriaci si devono le prime scuole e le prime opere pubbliche. Nel 1852, all'interno del Regno Lombardo-Veneto, i 263 capifamiglia votarono all'unanimità per lasciare la provincia del Friuli e unirsi a quella di Belluno; nel 1866 il paese entrò nel Regno d'Italia. Alla fine dell'Ottocento aprirono i primi alberghi, lo Stella d'Oro a Hoffe e poi l'Albergo Alle Alpi a Granvilla.
Fra il 1915 e il 1917 la valle restò a ridosso del fronte: sulle montagne non si combatterono battaglie decisive ma una lunga guerra di posizione, che ha lasciato trincee, gallerie e fortificazioni. Molte donne del paese fecero le portatrici carniche, salendo più volte al giorno con viveri e munizioni per i soldati italiani. Dopo la rotta di Caporetto gli abitanti, sospettati di simpatie per l'Austria a causa della lingua, furono sfollati in Toscana, e il Comune ebbe sede provvisoria ad Arezzo dal 1917 al 1919; il 5 novembre 2017 le due città si sono gemellate.
Nella seconda guerra mondiale Sappada entrò nella Repubblica libera della Carnia e vide scontri fra partigiani e tedeschi; alcuni sappadini finirono nei campi di concentramento, fra cui Dachau. Nel dopoguerra molti emigrarono in Svizzera e in Germania, finché la crescita del turismo ne riportò a casa una parte. Nel referendum del 9 e 10 marzo 2008 il 95% dei votanti chiese di passare al Friuli Venezia Giulia: la legge 182 del 5 dicembre 2017 sancì il trasferimento, in vigore dal 16 dicembre 2017, senza che il paese uscisse dalla Magnifica Comunità di Cadore. Dalla valle vengono i fondisti olimpici Silvio Fauner e Pietro Piller Cottrer, e nel 1994 vi si corse una gara di Coppa del Mondo di sci nordico.
Sappada Vecchia, da Cima a Cottern
All'estremo orientale, Cima Sappada sorge a una quota media di 1.297 metri, su un terrazzo alluvionale allo sbocco della Val Sesis, e forse fu il primo insediamento della valle; il suo nome Zepódn potrebbe essere all'origine di quello italiano del paese. Qui stanno la chiesa di Sant'Osvaldo, ricostruita nel 1732 con un portico aperto sui lati, e dal 2009 il Museo Etnografico Giuseppe Fontana, nato nel 1972 dalle raccolte del maestro Giuseppe Fontana e a lui dedicato dopo la morte, nel 1975.
Scendendo verso ovest, Cretta si allunga sulla destra del Piave a circa 1.252 metri. Domina la borgata casa Puicher s'Kóttlarsch, abitazione ottocentesca con stalla-fienile restaurata come Casa-Museo della Civiltà Contadina: ha tre stufe, una cucina (kuchl) annerita dal fumo, un soggiorno foderato di legno con la stufa in muratura e il tetto coperto di scandole di larice. Nell'orto accanto crescono patate, cavolo cappuccio, fave, rape, rafano e orzo. Ai due lati della vallecola del rio Puiche si guardano Puiche, la borgata più piccola e il cui nome indica il faggio, ed Ecche, a 1.275 metri su un dosso soleggiato.
A Soravia si trovano la chiesetta di San Giuseppe, del 1891, e il santuario Regina Pacis, eretto nel 1973 su progetto dell'architetto Luciano Ria per sciogliere un voto della seconda guerra mondiale; le sculture di Augusto Murer evocano le angosce del conflitto, e il rilievo più grande mostra il grido di dolore di una donna. Kratten, piccolo gruppo di case di legno ben esposto al sole, ha una chiesetta del 1920 dedicata alla Madonna di Lourdes.
Fontana deve il nome alle sorgenti che sgorgano sopra le case e che riempivano le fonti della borgata, delle quali si vedono tre esemplari; è fra le borgate con più edifici in legno della valle. Segue Hoffe, che i prati separano dalle vicine ed è fra le più complete per numero e qualità di costruzioni antiche. Nella minuscola Cottern, accanto alla strada, la cappellina a nicchia della Santissima Trinità, chiamata Lexànd(e)rsmaindl, è in parte interrata e segna così il livello più basso della strada originaria.
Da Mühlbach a Lerpa, il centro del paese
Lungo il rio Mühlbach giravano un tempo mulini e segherie, che hanno dato il nome alla borgata, dove sorge l'unica casa di legno a tre piani di Sappada. Dal basso sale una via Crucis con 14 cappelline fino alla chiesetta del Calvario, affiancata da tre croci. Un sentiero scavato nella roccia risale le cascatelle del torrente, e vicino a queste, in una vecchia fucina che fu anche macello comunale, due collezionisti hanno raccolto il Piccolo Museo della Grande Guerra, con divise, attrezzi e stufe da campo di soldati italiani e austriaci.
Bach prende il nome dal torrente che scende dalle rupi dell'Olbe e divide le borgate orientali da quelle occidentali. Il 13 settembre 1908 un incendio partito da un fienile distrusse quasi tutte le case, ricostruite su una griglia regolare in tre file parallele; nel 1922 la strada nuova tagliò la borgata fra la seconda e la terza fila, e nel 1953 vi si trasferì il municipio. Le fiamme risparmiarono la cappella di Sant'Antonio da Padova del 1726, il più antico edificio religioso del paese, con l'abside poligonale e la volta a vele affrescata coi simboli degli evangelisti. Sopravvissero anche la casa e la stalla-fienile Nìcklar, isolate sul margine settentrionale.
Poco più a ovest, Pill occupa un dosso fra 1.240 e 1.263 metri, sopra la strada vecchia: lo sviluppo del Novecento l'ha appena sfiorata, e le sue case risalgono al Settecento e all'Ottocento. Ne è originaria la famiglia Piller.
Granvilla, il cui nome allude alla grandezza, fu il vecchio centro religioso e civile del paese. Vi si trova la più importante casa antica in muratura di Sappada, casa Solero Ortar del 1642, e la chiesa di Santa Margherita, documentata dal 1327 e ricostruita in forme tardobarocche fra il 1777 e il 1779 da Tommaso da Lienz, con affreschi di Francesco Barazzutti del 1906-1907. Nella notte del 9 ottobre 1928 un incendio rase al suolo 35 case e lasciò senza tetto 41 famiglie; scamparono soltanto casa Fauner Teilar e casa Kòchlar. La ricostruzione seguì il gusto degli anni Trenta e Quaranta e raddrizzò la via principale.
All'estremità occidentale, Lerpa è la borgata più recente, cresciuta dagli anni Dieci del Novecento. Il nome viene dal Lerch Poch, il rio dei Larici che scende dal monte Ferro, e la sua cappella, eretta nel 1815 per San Giovanni Battista, è dedicata dal 1954 a Santa Maria Ausiliatrice.
Domande frequenti
Come si arriva a Sappada?
Dal Cadore si sale con la SS52 da Auronzo di Cadore oppure con la SS355 passando per Santo Stefano di Cadore. Da Tolmezzo e Udine si attraversa la Carnia lungo la strada regionale 355 della Val Degano, che porta fino al centro del paese.
Chi è il Rollate del carnevale di Sappada?
È la maschera simbolo del Plodar Vosenòcht, il carnevale che occupa tre domeniche dedicate ai poveri, ai contadini e ai signori. Il Rollate indossa un vello che ricorda quello dell'orso e calzoni di tela rigati, porta in vita grandi campanacci tondi, brandisce una scopa e nasconde il volto dietro una maschera di legno intagliato.
Quali sono i piatti tipici di Sappada?
La cucina risente della vicina Carinzia: ci sono i kneidl, cioè i canederli, i gepitschta kròpfn, ravioli ripieni di patate e menta o di ricotta acida, e la gèrschtesuppe, minestra d'orzo. A Pasqua si prepara l'Oaschter proat, focaccia dolce servita con salame o carne affumicata, uovo sodo e rafano.
