Spilimbergo, in friulano Spilimberc, è una cittadina della provincia di Pordenone a 132 metri di quota, sulla sponda destra del Tagliamento, dove fin dall'età romana si sorvegliavano i guadi del fiume. Deve il nome ai conti carinziani Spengenberg, giunti intorno all'XI secolo, e il titolo di «Città del Mosaico» alla scuola fondata nel 1922.
Le origini di Spilimbergo e i suoi signori
Gli uomini abitavano la zona molto prima dei conti. Nella frazione di Gradisca, sul torrente Cosa, sono stati trovati i resti di un castelliere che attestano un insediamento millenario, e vicino al colle correva la strada romana che da Sacile superava il Tagliamento diretta a Gemona e alla Germania. Lo stesso castello potrebbe sorgere su una fortificazione di epoca romana.
Il nome del castrum de Spengenberg compare per la prima volta in un documento del 1120. I signori del luogo erano vassalli e ministeriales, cioè funzionari, del patriarca di Aquileia, fra le casate più in vista della regione, e il loro castello respinse gli attacchi di Ezzelino da Romano e di Rizzardo da Camino. Il 4 ottobre 1284 Walterpertoldo II posò la prima pietra del duomo; negli stessi anni sorsero il palazzo del Daziario, la casa del Capitano e la Loggia. Nel 1326 i conti Bregonia e Bartolomeo dotarono la giurisdizione di leggi proprie, lo «Statuto della Terra di Spilimbergo».
Fedeli all'Impero, gli Spengenberg si scontrarono più volte col patriarca. Nel 1350, durante la guerra civile feudale, alcuni feudatari partiti dal castello sotto la loro guida tesero un agguato nella pianura della Richinvelda, pochi chilometri a sud, e uccisero il patriarca Bertrando di San Genesio, poi proclamato beato. Da quell'episodio gli abitanti presero il soprannome scherzoso di «bertramini» o «beltramini».
Dalla Serenissima al terremoto del 1976
Nel 1420 la città seguì la Patria del Friuli sotto la Repubblica di Venezia. Fra Trecento e Cinquecento il suo guado sul Tagliamento, lungo la via Regia che da Cracovia scendeva a Venezia passando per Praga e Vienna, ne fece un nodo di traffici e di cultura. Con la guerra della Lega di Cambrai la regione si spaccò fra Strumieri, schierati con l'Impero, e Zamberlani, fedeli a Venezia: nel 1511 il castello fu assaltato e incendiato.
Seguirono anni prosperi. Il castello rinacque in forme rinascimentali e nel 1532 accolse l'imperatore Carlo V. In città lavorarono lo scultore ticinese Giovanni Antonio Pilacorte, Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone, Pomponio Amalteo, Gasparo Narvesa e la pittrice Irene di Spilimbergo, allieva di Tiziano, mentre la «Chronica» di Roberto registrava fatti e aneddoti della prima metà del Cinquecento. Fra Cinque e Seicento le lingue separavano le classi: nobili e ricchi mercanti usavano il latino e il veneto, il popolo soltanto il friulano.
Col trattato di Campoformido del 1797 Spilimbergo passò all'Austria, visse poi l'età napoleonica e dal 1814 fece parte dell'Impero austriaco. Nei moti del 1848-49 si distinsero Giovanni Battista Cavedalis e Leonardo Andervolti; il Friuli entrò nel Regno d'Italia nel 1866, dopo la terza guerra d'indipendenza. Il terremoto del 1976 fece una vittima e distrusse parte del centro storico. Ricostruita negli anni seguenti, la città è entrata il 16 febbraio 2025 fra I Borghi più belli d'Italia.
Cinque borgate dentro tre cinte di mura
Nel Medioevo i commerci richiamarono nuovi abitanti, fra cui molte famiglie lombarde, toscani fuoriusciti ed ebrei, e la città dovette costruire tre cinte murate a breve distanza di tempo. Attorno al castello nacquero per primi il Borgo Vecchio e la Valbruna, chiusi da mura spesse. Chi arrivava per terra entrava dalla torre Orientale; chi veniva dal fiume lo guadava e risaliva la riva dell'Ancona. Nel Trecento si aggiunsero il Borgo di Mezzo, il Broiluccio, divenuto piazza Borgolucido, e il Borgo Nuovo, protetti da una nuova cerchia di cui resta la torre Occidentale.
Per tradizione la città si divide in cinque borgate: la Valbruna, il Borgo Vecchio, il Borgo Orientale o di Mezzo, il Borgo Occidentale e il Borgo Lucido. Ciascuna aveva una sua piazza, che faceva da centro della vita civile e dei commerci. Le due torri segnano le estremità di corso Roma: quella orientale porta due orologi a numeri romani, quella occidentale, trecentesca, mostra sulla facciata esterna frammenti di affreschi e un leone di San Marco che regge lo stemma dei signori.
Corso Roma e piazza del Duomo
Il corso taglia da est a ovest il centro storico fra palazzi dalle facciate colorate, fra cui palazzo Stella, che alcuni attribuiscono al Palladio. Sulla trasversale via Mazzini si trovano due chiese. La chiesa di San Giovanni Battista, trecentesca, ha un'aula unica barocca e il soffitto dipinto nel Settecento da Giuseppe Buzzi. La chiesa dei Santi Giuseppe e Pantaleone, cominciata nel 1326 dopo un dono dei signori al vescovo di Concordia, custodisce il coro ligneo quattrocentesco di Marco Cozzi da Vicenza.
Oltre la torre Orientale si apre piazza del Duomo, centro amministrativo ed economico della città, dove i mercanti saliti dal guado vendevano, trattavano e pagavano i pedaggi. Il palazzo del Daziario, gotico e duecentesco, era la domus nova dell'esattore dei dazi: sotto l'arco nord del portico pende un anello a cui si appendeva la stadera, cioè un'antica bilancia a leva, per pesare le provviste.
Sul lato nord sorge il palazzo della Loggia, in stile veneziano e probabilmente trecentesco, con lo stemma dei conti sull'angolo verso la piazza. I signori vi trattavano coi vassalli e radunavano gli armati; in seguito fu sede del comune, luogo di atti notarili e di processi, granaio, magazzino e prigione fino al 1812. Ceduto allora alla Società filodrammatica, divenne un teatro e nel 1865 crebbe di un piano per un nuovo ordine di palchi. Su una colonna del portico è incisa la macia, l'unità di lunghezza per le stoffe che garantiva la regolarità delle vendite.
Il duomo di Santa Maria Maggiore, romanico-gotico, nacque a ridosso della prima cinta e ne inglobò una torre, trasformata in campanile. Ha la facciata a sette rosoni, il portale settentrionale di Zenone da Campione, affreschi del Trecento nelle absidi e un organo con le portelle dipinte dal Pordenone nel 1525.
Il castello di Spilimbergo e la Valbruna
Alle spalle del duomo, il castello di Spilimbergo è un anello di palazzi attorno a una corte, in parte circondato da un profondo fossato e in parte a strapiombo sul fiume. Il più scenografico è il palazzo Dipinto, con la facciata affrescata di cavalli, stallieri e virtù attribuita ad Andrea Bellunello, che nel 1574 ospitò anche Enrico III di Francia.
Più a nord, la Valbruna allinea lungo i vicoli case tardomedievali e cortili interni. Qui sorge il palazzo di Sopra, sull'area che all'inizio del Trecento toccò a Fulcherio in una divisione dei beni di famiglia. Nel Cinquecento ospitò l'Accademia Parteniana, fondata da Bernardino Partenio con l'appoggio del conte Adriano di Spilimbergo per lo studio del latino, del greco e dell'ebraico. Rifatto fra Cinque e Seicento, conserva sulle pareti esterne grandi leoni alati di San Marco e parte di una decorazione illusionistica a soggetti mitologici, storici e floreali; all'interno si trovano la Sala degli Stucchi e la Sala degli Specchi. I conti lo tennero fino al 1920, e il palazzo è la sede del municipio.
Immersa nel verde, la chiesetta dell'Ancona sorgeva sul passaggio obbligato verso il guado e accoglieva insieme la preghiera e gli scambi dei viandanti. Dal belvedere sul Tagliamento lo sguardo corre sul fiume e sulle colline.
Mosaico, Macia e tajut a Spilimbergo
La Scuola Mosaicisti del Friuli insegna le tecniche musive romana, bizantina e moderna e cerca soluzioni nuove per l'arte contemporanea. Portano la sua firma la cupola rivestita del Santo Sepolcro a Gerusalemme, le superfici musive del teatro parigino dell'Opéra Garnier e l'opera «Saetta Iridescente» per una stazione della metropolitana di Ground Zero, a Manhattan; a Roma la scuola ha restaurato i mosaici del Foro Italico. Tre pannelli musivi salutano chi entra in città, altri mosaici decorano le vie principali, e nei laboratori artigiani si lavora dal mosaico bizantino agli oggetti di design.
Il nome della misura incisa sotto la Loggia passa alla Rievocazione storica della Macia, che anima le borgate nei giorni di Ferragosto, a cavallo delle feste dei patroni: Santa Maria Assunta il 15 agosto e San Rocco il 16. Secondo la Pro Loco, i figuranti ripropongono episodi realmente accaduti fra il 1450 e il 1500. In luglio la città ospita Folkest, rassegna internazionale di musica folk, e dal 1993 il CRAF, Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia, studia e cataloga le immagini del territorio.
Dal Medioevo le osterie sono luoghi d'affari e d'incontro, legati al «tajut», il bicchiere con cui si celebra un momento importante o si chiude la giornata di lavoro. Le botteghe dei norcini preparano salami, salsicce e il musetto, insaccato di tagli di maiale meno pregiati e spezie, accanto al montasio e all'asìno, un formaggio morbido in salamoia. Un tempo il baccalà si batteva nei mulini del paese, e la «Scalèta» è un biscotto ritrovato nei ricettari del Cinquecento. Sulle colline si coltivano vitigni autoctoni come Forgjarin, Piculit neri, Ucelut e Scjaglin, mentre a sud i vini nascono sui magredi, terreni aridi e sassosi della pianura.
Domande frequenti
Da dove viene il nome Spilimbergo?
L'origine resta incerta. La prima parte potrebbe derivare dal latino speculum, luogo di vedetta, e «Spengen» dall'antico tedesco spinge o spenge, una specie di falco: in entrambi i casi il richiamo è al castello posto di guardia su uno sperone a picco sul Tagliamento.
Quali cammini passano per Spilimbergo?
Lungo il Tagliamento passano la Romea Strata, rete di percorsi che i pellegrini seguivano dal Mar Baltico e dall'Europa nord-orientale fino a Roma, e il Cammino di San Cristoforo, che attraversa borghi, colline e valli del Friuli occidentale. Si possono percorrere a piedi o in bicicletta.
