Borghi & Città · 7 min di lettura

Tarvisio, il paese della Val Canale fra tre confini e la chiesa fortificata

Tarvisio, comune della Val Canale fra Austria e Slovenia: la storia dai vescovi di Bamberga al 1943, la parrocchiale fortificata e le sue due torri.

La parrocchiale di Tarvisio col santo dipinto in facciata, le mura con la torre tonda e l'ottagonale, i boschi e le cime
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Tarvisio è il capoluogo dell'omonimo comune della Val Canale, all'estremo nord-est del Friuli Venezia Giulia, a 754 metri di quota e vicino ai confini con l'Austria e la Slovenia. D'origine romana, il paese appartenne per oltre sette secoli ai vescovi di Bamberga, e attorno alla sua parrocchiale restano le mura e le torri alzate contro i Turchi.

Un comune oltre lo spartiacque alpino

Il territorio comunale supera i 200 chilometri quadrati, più di quello di Milano, ed è il più orientale e il più esteso della ex provincia di Udine. Sul monte Forno si incontrano le frontiere di Italia, Austria e Slovenia: insieme a Courmayeur, Malles Venosta e Curon Venosta, Tarvisio è uno dei quattro comuni italiani che confinano con due Stati esteri. A sud si alzano le Alpi Giulie, con il Jof di Montasio (2.753 metri), il Mangart (2.668), il Jof Fuart (2.666) e il Canin (2.587).

Il paese sta però al di là dello spartiacque alpino, segnato dalla sella di Camporosso. Lo Slizza, il torrente che scende da Cave del Predil e attraversa l'abitato, si getta nel Gail ad Arnoldstein, in Austria, e manda le sue acque al Danubio e quindi al Mar Nero. Il decreto ministeriale del 15 maggio 1956, che pose sotto tutela il territorio, vede nei prati, nei boschi, nelle colline e nel corso dello Slizza «un quadro naturale di non comune bellezza panoramica».

Malgrado la quota modesta, gli inverni sono rigidi e nevosi: in media cadono 250 centimetri di neve l'anno, e nel gennaio 1985 si registrarono 23 gradi sotto zero, mentre nel luglio 1983 il termometro salì a 37 gradi. La stazione meteorologica del comune è riconosciuta dall'Organizzazione meteorologica mondiale come riferimento per il clima di quest'area alpina. Attorno al paese si stende la foresta di Tarvisio, quasi 24.000 ettari di abeti rossi e bianchi, la foresta demaniale più vasta d'Italia fuori dai parchi.

Dai Romani ai vescovi di Bamberga

Le radici dell'abitato risalgono all'epoca romana, lungo le antiche vie di commercio che attraverso le Alpi portavano a Venezia. Nel 1007 l'imperatore Enrico II il Santo donò alla diocesi di Bamberga, fondata da poco, la Val Canale fino a Pontebba, una valle preziosa per le miniere e le ferriere vicine, soprattutto attorno a Fusine in Valromana. Già nel Duecento il possedimento del vescovo bavarese era fortificato. Dal XII secolo Tarvisio crebbe come centro di traffici, e il 18 marzo 1456 il vescovo Anton von Bamberg concesse al mercato di Tarvisio una fiera annuale, uno stemma e il diritto di avere giudici o camerlenghi e un consiglio. Quella fiera è rimasta nel calendario del paese.

Nel Quattrocento fiorì la lavorazione del ferro, e con essa la produzione di armi; la ricchezza della valle attirò però le incursioni turche, che devastarono il paese nel 1478 e nel 1492. Secondo il racconto di Paolo Santonino, scritto fra il 1485 e il 1487, una cortina circondata da un fossato e munita di torri e bastioni proteggeva la parrocchiale, e il campanile aveva muri così spessi da offrire riparo durante un assedio. Fra il 1615 e il 1618 Tarvisio fu coinvolta nella guerra di Gradisca. Nel 1616 Moisesso la descrisse come due villaggi vicini a quote diverse, legati dalla chiesa e ricchi di «buone habitationi».

Tarvisio austriaca, poi italiana

Nel 1758 il vescovo di Bamberga vendette Tarvisio all'imperatrice Maria Teresa d'Austria, e il paese entrò a far parte del ducato di Carinzia. In età napoleonica, a parte una breve parentesi francese all'inizio dell'Ottocento, la conca fu campo di battaglia fra Austriaci e Francesi, insieme alla vicina Malborghetto-Valbruna, nel marzo 1797, nel maggio 1809 e nell'ottobre 1813. Il rango di città arrivò nel 1909.

Con la fine della prima guerra mondiale, nel 1919, Tarvisio passò al Regno d'Italia. La popolazione, fino ad allora in larga maggioranza di lingua tedesca e slovena, cambiò volto dagli anni Venti con l'arrivo di molti immigrati dal Friuli e dal resto del Paese, mentre il centro cresceva come luogo di frontiera sulla direttrice fra Venezia e Vienna, vicino ai valichi di Coccau, di Fusine e del Predil. Nel 1939 le Opzioni fra Italia e Germania spinsero molti abitanti, di parlata tedesca ma anche slovena, a scegliere la cittadinanza tedesca e a trasferirsi in Carinzia; dopo la guerra ne tornarono pochi.

Accanto all'italiano si parlano il friulano, lo sloveno e il tedesco, e il paese si chiama Tarvis in tedesco e in friulano, Trbiž in sloveno. Il tedesco, di tipo bavarese-carinziano, si diffuse dal basso Medioevo, favorito dal dominio dei vescovi di Bamberga e poi degli Asburgo. Anche la cucina mescola i sapori friulani, carnici, carinziani e sloveni.

La notte della caserma Italia

Il 6 agosto 1943 Tarvisio ospitò la conferenza di Tarvisio fra i ministri degli Esteri Raffaele Guariglia e Joachim Ribbentrop e i capi militari Vittorio Ambrosio e Wilhelm Keitel, ultimo tentativo documentato di dialogo del Regno d'Italia col Terzo Reich. Nella caserma Italia erano di stanza 300 guardie della GaF, la Guardia alla Frontiera che sorvegliava il confine nazionale: una presenza quasi simbolica, perché quel confine divideva due alleati. Dal 25 luglio, però, un reggimento di Waffen SS era acquartierato a Ugovizza, e intere divisioni tedesche aspettavano nella piana di Arnoldstein.

La sera dell'8 settembre la radio annunciò l'armistizio. Il comandante del presidio, Giovanni Jon, respinse l'ultimatum del colonnello delle SS Hans Brand e preparò la difesa: cominciò così la battaglia di Tarvisio, primo scontro della Resistenza italiana contro l'occupazione tedesca. I tedeschi abbatterono con un cannone anticarro il posto telefonico pubblico, difeso da un plotone, dove la centralinista tarvisiana Luigia Picech teneva aperti i collegamenti con la caserma. Ferita, provò a difendersi con la pistola di un soldato caduto; fu la prima donna decorata con la medaglia d'argento e morì nel 1981.

Dopo oltre sei ore di combattimento, senza più munizioni, Jon fece alzare un drappo bianco poco dopo le 9 del 9 settembre. Il bilancio fu di 25 morti e 180 feriti fra gli italiani e di circa 80 caduti fra i tedeschi; un monumento ricorda 29 caduti italiani. Due giorni più tardi i 95 superstiti partirono su carri bestiame verso i lager tedeschi.

Il centro di Tarvisio attorno alla parrocchiale

La parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo si affaccia sulla piazza principale e sorge su una cappella dell'XI secolo. Fondata nel 1399 e terminata nel 1445, fu ampliata verso la piazza fra il 1959 e il 1962: durante i lavori riemersero affreschi poi restaurati, fra cui il grande San Cristoforo del XVI secolo dipinto in facciata. All'interno si vedono una vetrata con Enrico II, un'Incoronazione della Vergine in legno del Cinquecento, inserita in un altare addossato all'arco trionfale, e gli affreschi con Carlo V a cavallo, datato 1532, il Giudizio Universale e la vita della Madonna.

Delle fortificazioni restano tratti di mura e due torri basse, coperte da un tetto di tavolette piatte di legno; una terza fu demolita nell'Ottocento. La torre ottagonale, costruita nel XV secolo, appartiene al Comune dal 1857 e fu molto rimaneggiata alla fine dell'Ottocento. Quella rotonda accoglie i resti dei soldati italiani morti nel Tarvisiano durante la seconda guerra mondiale. Dietro la chiesa si trovano la colonna della Santa Trinità, un monumento barocco, e alcune lapidi romane.

Per le vie si incontrano case patrizie di gusto germanico, antiche case in legno e fontane storiche. Nell'abitato sorge anche la chiesa della Beata Vergine di Loreto, edificio del Seicento ornato di stucchi e dipinti murali di quel secolo e di altari in legno, mentre la chiesa di San Michele Arcangelo, a Tarvisio Centrale, fu costruita fra il 1934 e il 1939. A Boscoverde, su uno sperone di roccia sopra la valle, il monumento al Granatiere austriaco dello scultore Josef Valentin Kassin, eretto nel 1909, ricorda i soldati asburgici caduti nelle guerre napoleoniche con la statua in bronzo di un granatiere in divisa, armato di fucile e baionetta.

Domande frequenti

Come si arriva a Tarvisio?

In auto si esce dall'autostrada A23 Alpe-Adria agli svincoli Tarvisio Nord o Tarvisio Sud, e il paese è anche il punto d'incontro della Pontebbana e della SS54. In treno si scende alla stazione di Tarvisio Boscoverde, sulla linea Pontebbana per Udine e sulla Rodolfiana per l'Austria.

Da dove viene il nome Tarvisio?

L'ipotesi più diffusa lo collega ai Taurisci, la popolazione celtica che abitava la zona prima dell'insediamento romano.

Quale festa si celebra a Tarvisio il 5 dicembre?

È la festa di San Nicolò, il più sentito appuntamento popolare del Tarvisiano: il santo passa per tutte le frazioni accompagnato dai Krampus, secondo un'usanza che viene dalla Carinzia e dalla Slovenia.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Tarvisio Boscoverde a 3,2 km: in auto sono 5 minuti.

Per chi viaggia in autostrada l'uscita più vicina è Tarvisio: restano 1,3 km, 2 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Tarvisio (UD)
Coordinate
46,50526 N, 13,57837 E (centro di Tarvisio) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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