Borghi & Città · 10 min di lettura

Trieste, il porto franco degli Asburgo fra il colle di San Giusto e il mare

Trieste, capoluogo del Friuli Venezia Giulia sul golfo omonimo: la Tergeste romana, il porto franco asburgico del 1719, il Canal Grande e la bora del Carso.

Piazza Unità a Trieste con la fontana, i palazzi, il molo sul golfo e il colle di San Giusto col castello
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Trieste è il capoluogo del Friuli Venezia Giulia e si stende lungo il golfo omonimo, fra il mare Adriatico e l'altopiano del Carso. Nata come colonia romana di Tergeste a metà del I secolo a.C., visse per più di cinque secoli legata agli Asburgo, e nel 1719 l'imperatore Carlo VI ne fece un porto franco.

Da Tergeste al comune medievale

Già nel secondo millennio a.C. il territorio ospitava insediamenti protostorici, attribuiti agli Illiri; sulla fase più antica gli storici preferiscono però parlare di un ambiente di frontiera, dove si incrociavano influenze istriane e celtiche, venetiche e illiriche. Dal nome latino della colonia, Tergeste, deriva quello della città. Il primo nucleo occupava il versante nord-occidentale del colle di San Giusto, rivolto verso l'Adriatico, e nel 33-32 a.C. fu chiuso da mura che persero presto il compito difensivo e servirono a reggere a terrazze il pendio.

La riva correva più indietro di quella attuale. Lungo via del Teatro Romano e via Cavana sono emerse le banchine del porto, fatte di lastre di arenaria fra il I e l'inizio del II secolo d.C. e usate almeno fino al V. La forma del terreno decise l'assetto della città: i commerci si svolgevano vicino al porto, le case salivano sul pendio, e in cima al colle stavano il governo, l'amministrazione e i templi. Caduto l'Impero d'Occidente, Trieste passò fra Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi, restando un piccolo centro costiero fortificato.

Nel Medioevo la città si diede istituzioni comunali e visse del porto, delle saline e dei traffici col Carso, difendendo la propria autonomia fra il Sacro Romano Impero, il Patriarcato di Aquileia e la Repubblica di Venezia. Le occupazioni e i conflitti con la Serenissima non si tradussero in un dominio stabile: nel 1382 Trieste chiese la protezione di Leopoldo III d'Austria, e da quella dedizione nacque il legame con la casa d'Asburgo.

Il porto franco della Trieste asburgica

Fra il Quattrocento e il Seicento Trieste rimase un centro modesto, stretto dalla concorrenza veneziana e vissuto di pesca, saline e commerci regionali. La svolta venne dall'editto del 1719, che proclamava la libertà di navigazione: col porto franco le merci in transito non pagavano tasse, e in città affluirono mercanti e capitali, a vantaggio soprattutto dell'Europa centrale alle sue spalle.

Nel Settecento, in particolare sotto Maria Teresa d'Austria, Trieste si allargò con nuovi quartieri e infrastrutture portuali più solide. Vi si stabilirono famiglie italiane e slovene, croate e serbe, greche, armene, tedesche ed ebraiche, e la città diventò plurilingue e cosmopolita.

Durante le guerre napoleoniche rimase per alcuni anni dentro le Province Illiriche, riorganizzate dalla Francia, con gravi danni per i commerci. Tornata all'Austria nel 1813, riprese a crescere, e nel 1857 la linea della Südbahn la collegò a Vienna. Nel corso dell'Ottocento la città accolse compagnie di navigazione, società di assicurazione, banche e cantieri, e divenne il principale porto dell'Impero sul Mediterraneo.

Trieste nel Novecento, fra guerre e confine

Nella seconda metà dell'Ottocento si rafforzò l'irredentismo, il movimento che chiedeva l'unione di Trieste al Regno d'Italia, mentre si inasprivano i rapporti fra la componente italiana e quella slovena. Con l'ingresso italiano nel conflitto del 1915, combattuto contro l'Austria-Ungheria, Trieste si trasformò in un simbolo della propaganda nazionale. Il 3 novembre 1918 vi entrarono le truppe italiane e Trieste passò sotto il controllo dell'Italia; il Trattato di Rapallo del novembre 1920 ne sancì l'annessione. Staccato dall'Europa danubiana, il porto perse gran parte del suo retroterra.

Il fascismo impose alle comunità slovene e croate limiti all'uso della lingua e la chiusura delle associazioni. Nel 1938 Benito Mussolini annunciò le leggi razziali da un palco montato davanti al palazzo del Municipio, e la comunità ebraica fu esclusa dalla vita pubblica. Dopo l'8 settembre 1943 i tedeschi occuparono la città e la aggregarono alla Zona d'operazioni del Litorale adriatico. Dal 1913 al 1943 la Risiera di San Sabba era stata uno stabilimento dove si pilava il riso; con l'occupazione diventò l'unico lager nazista in Italia: vi furono imprigionati, torturati e uccisi partigiani, ostaggi, oppositori politici ed ebrei, e da lì partivano le deportazioni. È monumento nazionale e museo della memoria.

Nel maggio 1945 arrivarono le truppe jugoslave, seguite poco dopo dagli Alleati angloamericani. Il Trattato di pace del 1947 previde il Territorio Libero di Trieste, con una Zona A, comprendente la città, amministrata dagli Alleati, e una Zona B affidata alla Jugoslavia; come Stato autonomo non funzionò mai pienamente. Col Memorandum di Londra del 1954 la Zona A passò all'amministrazione civile italiana, e nel 1963 Trieste diventò capoluogo della nuova Regione autonoma. Il confine fu sistemato in via definitiva dal Trattato di Osimo del 1975, ratificato dall'Italia nel 1977.

Sul colle di San Giusto, la città vecchia

La città vecchia si arrampica sul colle per vie strette e in pendenza. In cima, nella seconda metà del I secolo d.C., i Romani costruirono il propileo, ingresso monumentale di un recinto sacro dove si pensa sorgesse il tempio capitolino, e la basilica civile, l'edificio pubblico dei tribunali e dei mercanti: tre navate per 88 metri su 23,5, tornate alla luce con gli scavi del 1929-1934 accanto ai resti del foro. Una parte del propileo è inglobata nel campanile della cattedrale di San Giusto, nata dalla fusione di due chiese più antiche, con un rosone in facciata e mosaici all'interno. Il castello di San Giusto, voluto nel Quattrocento dall'imperatore Federico III d'Asburgo, custodisce nel cinquecentesco bastione Lalio il Lapidario Tergestino, con le pietre romane uscite dagli scavi.

Il lastricato di via San Silvestro scende verso la basilica di San Silvestro, romanica, ritenuta la chiesa più antica di Trieste. In piazza Barbacan si apre l'arco di Riccardo, un passaggio nelle mura augustee ricostruito verso la metà del I secolo d.C., semplice e massiccio, ornato da lesene, cioè pilastri appena sporgenti dal muro, e da un motivo vegetale sotto l'arcata. Il nome resta senza una spiegazione sicura: la tradizione lo lega al passaggio leggendario di Carlo Magno o di Riccardo Cuor di Leone, altri lo fanno derivare dal cardo, una delle due vie principali della città romana, o dal «rìcario», una magistratura medievale; si è proposto anche che fosse l'ingresso di un santuario.

Ai piedi del colle, vicino al mare, i Romani costruirono il teatro romano, capace di 3.500 spettatori. La cavea sfrutta la pendenza naturale, si divide a raggiera in quattro settori e conserva le gradinate inferiori in mattoni, in parte restaurate; della scena, alta due piani con porte, colonne e statue, resta la base, e le sculture sono esposte nel Lapidario. Eretto verso la metà del I secolo d.C., fu rinnovato e decorato all'inizio del II grazie a Q. Petronio Modesto, notabile tergestino ricordato da tre iscrizioni dell'età di Traiano. Spogliato delle pietre e coperto di case, fu riconosciuto nel 1814 da Pietro Nobile grazie al nome della località, «Rena vecia», e riemerse soltanto nel 1938, dopo grandi demolizioni.

Altre tracce punteggiano le vie in salita. In via del Seminario un Antiquarium mostra un tratto delle mura largo 2,40 metri e alto 4, con due paramenti, cioè facce esterne, in blocchi di arenaria riempiti di pietre e calce. Al fondo della scalinata della seicentesca chiesa di Santa Maria Maggiore si alza una torre delle mura tardoromane, eretta fra la fine del IV e l'inizio del V secolo con blocchi di monumenti funebri. In via Madonna del Mare la basilica paleocristiana conserva due pavimenti a mosaico sovrapposti, nelle cui iscrizioni compare per la prima volta la formula «Sancte Ecclesia Tergestina», accanto ai nomi di donatori di origine greca e orientale.

Piazza Unità, Borgo Teresiano e Rive

Fra la città vecchia e il mare si apre piazza Unità d'Italia, 12.000 metri quadrati affacciati sul golfo, fra le piazze più estese d'Italia. Nel Settecento, quando era più piccola, vi sorgevano la colonna con la statua di Carlo VI e la fontana dei Quattro Continenti, piramidale, scolpita verso la metà del secolo da Giovanni Battista Mazzoleni con Europa, Asia, Africa e America, le sole terre conosciute allora. Sul lato orientale l'architetto Giuseppe Bruni costruì fra il 1873 e il 1875 il palazzo del Municipio, eclettico, con la facciata rivolta al mare e una torre dell'orologio al centro.

Nella vicina piazza della Borsa il palazzo della Borsa, in stile classico, ospita la Camera di Commercio, e al centro sorge la fontana del Nettuno. Vi si affaccia il Tergesteo, attraversato da una galleria coperta, con negozi e caffè, che riprende i passaggi ad arcate delle altre città dell'impero: al primo piano lavorò per decenni come impiegato di banca Aron Hector Schmitz, lo scrittore noto come Italo Svevo. Il retro dell'edificio guarda il Teatro Verdi, di lunga tradizione lirica e d'operetta.

A nord della città vecchia si stende il Borgo Teresiano, sorto su saline bonificate e chiamato così dall'imperatrice Maria Teresa, che lo volle; le norme imperiali prescrivevano case di tre piani con magazzini a terra, stanze per la servitù al piano rialzato, uffici ben illuminati e un cortile interno a verde. Al centro corre il Canal Grande, scavato dal 1754 dal veneziano Matteo Pirona perché le barche scaricassero le merci in pieno centro; il tratto finale, interrato nel 1934 con le macerie della città vecchia demolita, divenne piazza Sant'Antonio. Sull'acqua si specchiano la chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, neoclassica, del 1849, e la chiesa di San Spiridione, serbo-ortodossa, disegnata nel 1869 da Carlo Maciachini con le cupole azzurre. A metà canale il Ponte Rosso, di legno nel 1756, fu rifatto in ferro nel 1832 e in muratura nel 1925.

Lungo le Rive, il fronte a mare della città storica, il Molo Audace si spinge nel golfo, e il Museo Revoltella occupa il palazzo del barone Pasquale Revoltella, galleria d'arte moderna con sale arredate dell'Ottocento. Più a nord si allineano i magazzini asburgici del Porto Vecchio; oltre, la passeggiata di Barcola segue la costa per circa 4 chilometri, con lastre di pietra da cui ci si tuffa in mare. Su un promontorio a circa 8 chilometri dal centro, l'arciduca Massimiliano d'Asburgo fece costruire dal 1856 il castello di Miramare, dimora neorinascimentale per sé e per la sposa Carlotta del Belgio; le acque intorno formano la prima area marina protetta istituita in Italia.

Bora, caffè e scrittori di Trieste

Fra i tratti più noti della città c'è la bora, un vento di aria fredda, secca e densa, di origine continentale. Entra dalla Porta di Postumia, un'ampia conca chiusa dal Carso, dal monte Nanos e dai rilievi del monte Nevoso, e scende sul golfo da est-nordest a raffiche discontinue, che superano spesso i 100 chilometri orari e possono passare i 150-160. Nel 1954 l'Istituto Talassografico misurò 171 chilometri orari prima che il vento spezzasse l'anemometro; il 10 marzo 2010 l'Istituto Nautico registrò 188 chilometri orari, il valore più alto rilevato su Trieste fino al 2012.

Il caffè arriva in città attraverso il porto franco dal Settecento, e Trieste è uno dei principali porti italiani per questa merce. Nei suoi caffè letterari sedevano Italo Svevo, Umberto Saba e James Joyce. Lo scrittore irlandese visse a lungo a Trieste, vi scrisse e pubblicò le opere giovanili e diede lezioni private d'inglese a Svevo, nato in città nel 1861, che divenne suo amico. Lo pseudonimo dell'autore de La coscienza di Zeno dichiarava la doppia identità, italiana e germanica, della Trieste di allora. Entrambi hanno una statua: Joyce sul Ponte Rosso, Svevo in piazza Hortis.

La mescolanza delle comunità si legge nei luoghi di culto: nel centro chiese cattoliche, ortodosse e protestanti stanno a pochi passi l'una dall'altra, insieme a una delle sinagoghe più grandi d'Europa. Anche la cucina unisce tradizioni greche e istriane, slovene e ungheresi, austriache e friulane: la jota è una minestra di fagioli e crauti, i cevapcici sono polpette di origine serba, lo struccolo de pomi è la versione triestina dello strudel e il presnitz una torta di noci e frutta secca.

Domande frequenti

Come si arriva a Trieste?

In auto si percorre l'autostrada A4 Torino-Trieste fino all'uscita per il centro. In treno si scende alla stazione centrale, a breve distanza a piedi da piazza Unità d'Italia; l'aeroporto del Friuli Venezia Giulia dista circa 30 chilometri.

Il centro di Trieste si visita a piedi?

Sì: piazza Unità d'Italia, il Borgo Teresiano, il quartiere di Cavana e il colle di San Giusto sono vicini fra loro. Per Miramare e la Risiera di San Sabba bisogna invece spostarsi.

Le aree archeologiche di Trieste sono a pagamento?

No. Il teatro romano di Trieste si osserva liberamente dall'esterno, e gli Antiquarium e la basilica paleocristiana hanno l'ingresso gratuito.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Trieste Centrale: da lì a Colle di San Giusto sono 3,1 km, 4 minuti in auto.

In auto, dalla SS202 si esce a Valmaura - Stadio: poi 4,4 km, 6 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino a Colle di San Giusto.

Info utili

Dove si trova
Trieste (TS)
Coordinate
45,64694 N, 13,77343 E (Colle di San Giusto) · Apri su Google Maps

Strade e posizione © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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