Verzegnis è un comune sparso della Carnia, in provincia di Udine, con borgate disposte a quote diverse fra la piana del Tagliamento e la cima del monte omonimo. Frequentata già nel IV millennio a.C., la zona è nota per il marmo rosso cavato sopra Sella Chianzutan e per l'Art Park di Villa.
Le frazioni e le borgate di Verzegnis
Il territorio, tutto montano, è coperto in gran parte da boschi di faggi e conifere; i paesi occupano un altopiano di frutteti e castagni e si allungano in una stretta fenditura della valle, ai piedi dei rilievi prealpini. Al centro sta il lago di Verzegnis, creato dalla SADE nel 1957 sbarrando il torrente Ambiesta con una diga alta 60 metri e larga 140, per mandare l'acqua alla centrale idroelettrica di Somplago. Sopra le frazioni si alza il monte Verzegnis, di 1915 metri.
Il comune, Verzegnas nella variante friulana del posto, riunisce quattro centri maggiori: Chiaicis, Chiaulis, dove ha sede il municipio, Intissans e Villa. Vi si aggiungono Santo Stefano, Riviasio e Marzovalis, cresciuto a partire dagli anni Ottanta. Fra loro i verzegnesi usavano soprannomi di frazione: «leons», cioè leoni, a Chiaicis, «rocs», i montoni, a Intissans, «peçotârs», gli straccivendoli, a Chiaulis, e «cinisârs», i cenerai, a Villa. Nelle piazze di Chiaicis e di Intissans due fontane portano proprio la scultura di un leone e quella di un ariete.
Più in alto, isolate fra i boschi, le borgate di Assais, Dueibis, Pusea, Pozzis e Fuignis si svuotarono nel corso del Novecento, quando gli abitanti scesero verso i centri maggiori. Ad Assais, sulla strada per Sella Chianzutan, si viveva di campi d'estate e di lavori in casa d'inverno, come quello del magliaio, e ci si riforniva a Chiaicis; dopo il terremoto del 1976 il borgo fu ricostruito per intero. Dueibis, oltre il ponte sul lago, ha case dei primi del Novecento e del secondo dopoguerra, mentre a Pusea una chiesa ormai chiusa aveva una campana datata 1633.
Dal colle Mazeit alle indemoniate del 1878
Sul colle Mazeit i ritrovamenti scendono lungo i millenni fino al Medioevo, l'età a cui appartengono i resti ben leggibili di una torre di guardia, parte di una fortificazione più estesa. Gli scavi la misero in luce soprattutto nel 1989 e nel 1990, con una nuova campagna nel 2000, e lo studio dei reperti ne fissa la costruzione fra il XII e il XIII secolo. Si ritiene che la torre appartenesse alle difese dei valichi alpini orientali: dalla sua altura sorvegliava l'alta valle del Tagliamento e l'imbocco meridionale della strada per Iulium Carnicum e il Norico. La chiesa di San Martino a Villa compare con il titolo di pieve per la prima volta nel 1072.
Nell'inverno del 1878 una giovane del paese, Margherita Vidusson, disse di essere posseduta dal demonio. Il male si estese ad altre 24 ragazze e a un carabiniere: le indemoniate di Verzegnis gridavano, bestemmiavano in lingue ignote e mostravano una forza fuori del comune. La vicenda durò fino al 1879; al tentativo del clero di rispondere con l'esorcismo lo Stato unitario oppose la diagnosi medica di «istero-demonopatia», mandando l'esercito e trasferendo le malate in manicomio, tanto che il caso arrivò al Parlamento del Regno. Si chiuse con l'intervento del medico udinese Giuseppe Chiappolino.
Sull'episodio Pietro Spirito ha scritto il romanzo Le indemoniate di Verzegnis, Giuliana Musso e Carlo Tolazzi il dramma Indemoniate, mentre Luciana Borsatti gli ha dedicato nel 2022 il saggio Le indemoniate. 1879: sfida tra Stato, scienza e Chiesa a Verzegnis.
I cosacchi a Villa di Verzegnis
Durante la seconda guerra mondiale, dall'ottobre del 1944 all'aprile del 1945, Verzegnis fu occupato da un reggimento di cosacchi, che i nazisti avevano arruolato contro i partigiani, molto attivi in Carnia. Arrivarono più di 1500 persone fra soldati e civili, con cavalli, cammelli e armenti, e nel paese si insediò il comando principale del Reggimento Terek-Stavropol'. I tedeschi avevano promesso loro la Carnia come Kosakenland in Nord-Italien, e i cosacchi stanziati nella parte meridionale della regione scelsero come «capoluogo» il piccolo abitato di Villa di Verzegnis.
Lì risiedeva Pëtr Nikolaevič Krasnov, capo supremo delle forze cosacche. Dal 27 febbraio 1945 abitò con la moglie Lydia all'albergo Savoy di Villa, che fece adattare a imitazione di una dimora nobiliare russa dell'Ottocento. A Chiaulis funzionava un liceo cosacco, e la chiesa della frazione fu adibita al culto ortodosso degli occupanti. Il romanzo L'armata dei fiumi perduti di Carlo Sgorlon, premio Strega nel 1985, racconta la presenza dei cosacchi in Carnia.
La pieve di San Martino e le case antiche
La pieve di San Martino, a Villa, fu ricostruita dalle fondamenta e ingrandita fra il 1730 e il 1778 su progetto dell'architetto Domenico Schiavi, di Tolmezzo, sopra i resti di una chiesa gotica. Un portico precede la facciata a salienti, cioè con il profilo a gradini che segue l'altezza delle navate, e l'interno si divide in tre navate. Sull'altare maggiore il santo titolare compare in un dipinto d'arte veneta, e il tabernacolo è scolpito nel marmo rosso. Gli affreschi del pittore Antonio Schiavi, con scene bibliche e sacre nel presbiterio e nella navata, furono restaurati dopo un terremoto; del 1907 è la pala di Giovanni Maria Lendaro con la Madonna col Bambino fra i santi Emidio e Stefano.
Ai terremoti del 1928 e del 1976 sono scampate alcune case del XVI e XVII secolo, fra cui due edifici notevoli a Chiaulis e a Chiaicis. A Chiaulis la casa di Enore Deotto si apre sul suo «cortile dai Bondanzia», mentre abitazioni antiche si incontrano a Santo Stefano, Fuignis, Pusea, Dueibis, Riviasio e Pozzis.
L'Art Park di Egidio Marzona
In un prato nel mezzo di Villa, l'editore e collezionista Egidio Marzona ha creato l'Art Park, un museo all'aperto d'arte contemporanea che fa parte del sistema museale della Carnia. Le opere, sparse fra prati e boschi, nacquero a partire dal 1989 dal lavoro con artisti dell'Arte Povera, della Land Art, del Minimalismo e dell'Arte Concettuale, da Sol LeWitt a Mario Merz, da Giuseppe Penone a Michelangelo Pistoletto; il luogo di ciascuna fu pensato insieme all'opera stessa.
Molte usano materiali comuni: la grande piramide in cemento di Bruce Nauman, cominciata nel 1987 e finita tre anni dopo, l'acciaio di Richard Nonas del 1993, l'acciaio e il vetro di Dan Graham del 1998. Richard Long nel 1996 lavorò invece con le pietre di fiume. Una parte della raccolta sta nel giardino e dentro la casa della famiglia Marzona.
Il marmo rosso di Sella Chianzutan
Sella Chianzutan è l'abitato più alto del comune: le sue case stanno fra 950 e 1250 metri, e la sella tocca i 955. Più su, a 1690 metri sul versante nord-est del monte Lovinzola, si apre la cava a cielo aperto di «Lavoreit Ros», da cui viene il marmo rosso di Verzegnis, chiamato così per il suo colore. La pietra fu scoperta nel 1922 e la sua estrazione conobbe periodi alterni, fino alla ripresa del 2000, resa conveniente da una profonda riprogettazione delle strade della cava.
Un tempo i blocchi scendevano a valle con una teleferica, rimasta in disuso; la discesa avviene su camion lungo una strada che arriva a Sella Chianzutan. Con i tracciati e i manufatti della vecchia estrazione è stata allestita la Via storica del Marmo Rosso, un percorso attrezzato di archeologia industriale che parte dalla località «la Canaleta» e tocca le casere Mongranda, Presaldon e Val. Dal 2000 Sella Chianzutan ospita ogni due anni, in agosto, il simposio internazionale «La scultura in rosso», in cui gli artisti scolpiscono i blocchi della cava.
Domande frequenti
Da dove viene il nome Verzegnis?
L'origine è incerta: un'ipotesi lo lega a «verza e gnaus», cioè verza e rape in carnico, forse le colture prevalenti di un tempo, altre al verde dei boschi o al nome Virginia. In friulano gli abitanti sono chiamati proprio «gnaus», le rape.
Si paga per visitare l'Art Park di Verzegnis?
No: il parco non ha recinzioni né biglietti, e le opere si scoprono camminando liberamente.
Che cos'è l'acqua del paradiso di Verzegnis?
È una fonte ritenuta salutare, la âga dal paradîsj, sulla strada fra Villa Santina e Chiaicis, sopra Riviasio. Trascurata dal dopoguerra, è stata rimessa in ordine da alcuni volontari ed è frequentata da residenti e forestieri.
