Borghi & Città · 7 min di lettura

Zoppola: il castello dei conti Panciera e le chiese delle frazioni

Zoppola, comune friulano in provincia di Pordenone, con il castello dei Panciera dalle tre cerchie di mura e le tele dell'Amalteo nella pieve di Castions.

Il castello di Zoppola coi poggioli ad archi, la torre mozza e il ponticello sul fossato
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Zoppola è un comune della pianura friulana, in provincia di Pordenone, documentato dal 1103 e cresciuto attorno al castello che la famiglia Panciera possiede dal 1405. Nelle sue frazioni, bagnate da acque di risorgiva, sorgono chiese con affreschi e pale del Cinquecento, fra cui opere di Pomponio Amalteo.

Nome, lingua e acque di Zoppola

In friulano standard il paese si chiama Çopule, nella parlata locale Sopula. La forma antica «Zaupola» nel 1259 compare come «Zaupola Romana», un'aggiunta forse pensata per distinguere il borgo da un vicino abitato di altra lingua, presumibilmente sloveno. Alla radice sta una base zaupo, da cui deriva il friulano ciaup: prima «tronco», poi «trogolo» e infine, per estensione, abbeveratoio, pozza o vasca.

Il nome si accorda con il paesaggio. Il Comune si presenta come «Città dell'acqua»: da molte fontane l'acqua risale gorgogliando, dopo un lungo percorso nella ghiaia del sottosuolo, e forma ruscelli che girano attorno al castello. Nelle sabbie depositate dal fiume Meduna, a Ovoledo, si coltiva la patata, festeggiata a luglio da una sagra paesana.

Accanto all'italiano si parla il friulano occidentale, segnato da molti influssi veneti, e si sente anche il veneto; dal 2001 la Regione include il comune fra quelli dove il friulano è lingua tutelata. Dal 2003 la collana annuale dei Quaderni Zoppolani dedica ogni volume a un tema diverso, raccogliendo testimonianze sui borghi e sulle usanze, spesso in dialetto. Oltre al capoluogo, il comune conta sette frazioni: Castions (Cjasteons), la maggiore, Cusano, Murlis, Ovoledo, Poincicco, Orcenico Inferiore e Orcenico Superiore, cui si aggiungono località minori come Cevraia e Ponte Meduna.

Dalla preistoria al Regno d'Italia

Gli uomini abitavano la zona fin dalla preistoria: presso Orcenico Superiore, a nord di Castions, vicino a Murlis e nei dintorni del capoluogo affiorano reperti dell'età della pietra e del ferro. In epoca romana il territorio aveva un proprio agro diviso in lotti e popolato da coloni, e Castions era nota come Castrum Leonis.

Il Medioevo fu l'epoca più intricata. Per difendersi dalle invasioni gli abitanti crearono villaggi fortificati, che dopo le incursioni degli Ungari dei secoli IX e X divennero fortilizi più solidi, base di alcuni castelli successivi. Dal XIII secolo la zona fece parte dei domini dei duchi d'Austria attorno a Pordenone, ma già nel Trecento Zoppola ne fu separata. A Cusano il vescovo di Concordia fece costruire nel 1268 un castello sopra una fortificazione più antica: ogni traccia andò perduta nell'Ottocento, con la costruzione della ferrovia.

All'inizio del Quattrocento le vicende feudali, fino ad allora confuse, trovarono un assetto con l'acquisto da parte dei fratelli di Antonio Panciera, patriarca di Aquileia, già vescovo di Concordia e poi cardinale. Da allora la storia del territorio seguì quella della famiglia: dal dominio patriarcale passò alla Serenissima e poi, dopo la parentesi napoleonica, agli Asburgo, finché nel 1866 il comune entrò nel Regno d'Italia. Il 6 ottobre 1953 un decreto presidenziale assegnò al Comune lo stemma e il gonfalone, un drappo azzurro.

Castello di Zoppola: feudo e difese

Il castello di Zoppola sorse probabilmente all'inizio dell'XI secolo, vicino al corso del Meduna, a guardia della strada che dal guado sul Tagliamento portava a Portus Naonis, cioè Pordenone, minacciata dalle scorrerie degli Ungari. Alla grande mole che domina il paese le fonti assegnano il XIV secolo. Il feudo apparteneva in origine ai duchi d'Austria; lo ricevette prima una famiglia che ne prese il nome, poi passò ai signori di Valvasone e a quelli di Mels-Prodolone, fino all'arrivo dei Panciera.

Il castello stava in un terreno piano, difficile da difendere, e per questo ebbe fin dall'inizio tre cinte di mura, con fossati, porte e torri; dei fossati rimangono alcuni tratti. I Panciera rafforzarono mura e difese, e nel 1567 lo storico Gerolamo da Porcia lo descriveva circondato da tre fosse, con all'interno quasi nessuna casa oltre a quella dei signori, che abitavano nell'ultima cerchia.

Delle antiche torri sopravvive soltanto la torre maestra, mozzata, quasi al centro del complesso. Ricostruita in parte nel 1900, fu spezzata di nuovo dal terremoto del Friuli del 1976.

Cortile, studiolo e parco del castello

Un ponte sul primo fossato conduce al fronte principale, lungo e alto. Lo animano tre poggioli cinquecenteschi ad arco tondo con parapetti di pietra, uno dei quali poggia su mensole a teste di leone, mentre sotto la linea di gronda corre una fila di archetti con tracce di affreschi.

Il rinnovamento voluto dai conti Panciera toccò anche le decorazioni, con opere d'arte e mobili d'epoca. Nel cortile interno gli affreschi di Pomponio Amalteo, della prima metà del Cinquecento, ricoprono archi e poggioli. Nello spessore di una parete esterna è ricavato lo studiolo del cardinale Antonio, una minuscola stanza rinascimentale con un'antica stufa di maiolica e il soffitto di legno dorato e dipinto.

Altre sale conservano affreschi e soffitti a pannelli: in un salotto compaiono gli stemmi delle famiglie del parlamento friulano, e gli stipiti scolpiti sono attribuiti al Pilacorte o alla sua scuola. Al complesso appartengono anche gli edifici del borgo fortificato, sorti fra il XV e il XVII secolo, e un ampio parco creato verso la metà dell'Ottocento.

Pieve di San Martino e chiese delle frazioni

Nel capoluogo la pieve di San Martino fu riedificata nel 1298, e nel 1960 vennero alla luce le fondazioni del nucleo più antico. La parrocchiale si deve ai secoli XVIII e XIX: all'altar maggiore stanno le statue dei santi Martino e Pietro, scolpite da L. De Paoli all'inizio del Novecento, e una tela fra Cinque e Seicento raffigura le Nozze mistiche di santa Caterina.

A Ovoledo la vecchia chiesa di San Michele Arcangelo custodisce nel coro gli affreschi dipinti da Girolamo del Zocco fra il 1568 e il 1569, notevoli per gli angeli musicanti che affiancano gli evangelisti nelle vele, cioè gli spicchi della volta. Sulla parete destra dell'aula corre una decorazione cinquecentesca a grottesche, e nel coro si trova anche una Madonna col Bambino e santi di un autore friulano del Seicento o del Settecento.

Quasi nascosta, la chiesa di Santo Stefano a Cevraia nacque nel Cinquecento e fu ricostruita nel Settecento. Conserva frammenti di pittura murale del XVI secolo e, sull'altar maggiore, la Madonna col Bambino in trono fra i santi Stefano e Andrea dipinta dal Calderari nel 1554.

Il nome di Murlis viene dal latino murulus, «cinta muraria». Qui sorge villa Panciera: dell'imponente progetto di fine Settecento fu costruita solo la barchessa di sinistra, che termina con la chiesa di Santa Lucia, a pianta centrale, dotata di un altare settecentesco con angeli del Seicento.

A Castions, la pieve e il cardinale Costantini

Nella pieve di Sant'Andrea di Castions si trovano due tele di Pomponio Amalteo, la Pentecoste del 1532 e la Madonna col Bambino in trono fra i santi Rocco e Sebastiano, del 1569 circa. Le accompagna la pala di Antonio Carneo, dipinta verso il 1680, con San Giovanni Battista fra i santi Girolamo e Antonio col Bambin Gesù, un devoto e la Santissima Trinità. Nel vano dell'abside restano frammenti di un ciclo dei primissimi anni del Cinquecento, attribuito a Pietro Gorizio: le Storie dei santi Pietro e Andrea, la Decapitazione di san Giacomo a sinistra e la Crocifissione sul fondo.

A Castions nacque nel 1876, e vi è sepolto, il cardinale Celso Costantini, morto nel 1958; suo fratello Giovanni, nato nel 1880 e morto nel 1956, fu arcivescovo. Nel 2001 il Comune acquistò Casa Costantini, la casa natale del cardinale, per farne un centro espositivo e culturale e la sede dei documenti e delle opere dei due fratelli. Nel 2011 vi fu trasferita la Galleria Civica d'Arte «Celso e Giovanni Costantini», che custodisce molti oggetti personali del cardinale.

Domande frequenti

Come si arriva a Zoppola in treno?

Il comune ha una propria stazione nella frazione di Cusano. In alternativa, la stazione di Pordenone serve meglio la parte occidentale, come Ponte Meduna e Poincicco, e quella di Casarsa la parte orientale, come Castions e Orcenico Superiore.

Che cos'è la via dei Cardinali di Zoppola?

È un itinerario facile, da percorrere in bicicletta in circa due ore, che collega i luoghi legati ad Antonio Panciera e a Celso Costantini, dallo studiolo del castello alla casa natale di Castions.

Dove si vedono altre opere di Pomponio Amalteo vicino a Zoppola?

Il paese fa parte dei luoghi del pittore insieme ad Arzene, Casarsa della Delizia, San Vito al Tagliamento, Sesto al Reghena e Valvasone.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Cusano, a 3,2 km di strada (5 minuti in auto).

Per chi arriva in auto dal Raccordo Autostradale Cimpello-Pian di Pan, l'uscita più vicina è Udine Pordenone: restano 5,8 km, 8 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Zoppola (PN)
Coordinate
45,96667 N, 12,76667 E (centro di Zoppola) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Borghi del Friuli