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Pignarul di Tarcento, il grande falò dell'Epifania sul colle di Coia

Pignarul di Tarcento, il falò epifanico acceso il 6 gennaio accanto al rudere del Cjscjelat, con il palio dei carri infuocati e la lettura del fumo.

Grande falò del Pignarul sul colle di Coia accanto ai ruderi del castello, fiaccole in fila e Tarcento di notte
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Pignarul di Tarcento è il falò che la sera del 6 gennaio arde sul colle di Coia, sopra la cittadina friulana in provincia di Udine, e si accende ogni anno dal 1928. Per l'ANSA è il più grande fuoco epifanico del Friuli, e dalla direzione del suo fumo il Vecchio Venerando trae gli auspici per l'anno nuovo.

Sul colle di Coia, accanto al Cjscjelat

Tarcento, in friulano Tarcint, si stende sulle pendici dei monti Chiampeon, Stella e Bernadia, dove la strada attraversa il fiume Torre. Il paese crebbe attorno a un castello documentato intorno al 1126, e più tardi una seconda fortezza sorse sulla collina di Coia. Le guerre medievali fra il Sacro Romano Impero e la Repubblica di Venezia danneggiarono gravemente entrambe.

Del castello di Coia rimane in piedi un angolo della torre, il Cjscjelat, ed è accanto a questo rudere che si innalza la catasta. A costruirla sono i volontari: i soci dell'associazione degli Alpini, il comitato del quartiere di Coia e la Pro Loco, con l'aiuto logistico del Comune. In Friuli questi roghi si fanno con fieno, legno e sterpaglia, e nel 2026 la pira di Coia misurava circa 15 metri d'altezza.

Tre giorni di Epifania a Tarcento

La festa che culmina nel falò dura tre giorni e porta il nome di Epifania friulana. Nel programma entra una marcialonga non competitiva a tor par pignarui, su percorsi di 6 e 13 chilometri. La vigilia, il 5 gennaio, è la serata dei pignarulârs, gli artefici dell'accensione dei fuochi: nel palio dei pignarulârs si sfidano in una corsa con carri infuocati, davanti al Vecchio Venerando, mentre scendono in paese i krampus.

Il 6 gennaio, dopo l'arrivo della befana per i bambini, il corteo storico sfila verso sera per le vie del centro e poi sale in fiaccolata fino al Cjscjelat. Una lunga fila di torce illumina la collina, e in cima il Venerando dà fuoco al Pignarûl Grant. Da Coia parte il segnale per tutti i falò della conca tarcentina, decine di fuochi minori nei paesi intorno. I mascarârs, figuranti mascherati della tradizione, animano la serata, che migliaia di visitatori seguono fino allo spettacolo pirotecnico finale.

Il Vecchio Venerando e il fumo

Il Vecchio Venerando, Vieli Venerando in friulano, è la figura cardine del rito: guida il corteo, accende la pira e interpreta i segni. Dal verso del fumo legge l'andamento dei dodici mesi che verranno, seguendo un detto popolare: «Se il fum al va a soreli jevät, cjape il sac e va a marcjät. Se il fum al va a soreli amont, cjape il sac e va pal mont!». Un fumo diretto a levante promette un'annata abbondante, da portare al mercato; diretto a ponente, annuncia la necessità di emigrare per sfamare la famiglia.

Bruciare la catasta vuol dire anche congedarsi dall'anno vecchio, consumando il passato per lasciare spazio a nuove speranze. Le previsioni del 2026 sono state affidate ad Andrea Maroè, nuovo Venerando.

Fuochi epifanici e radici celtiche

Il falò di Tarcento appartiene a un'usanza diffusa in tutto il Friuli. Al calare della dodicesima notte, l'ultima del periodo natalizio, grandi e piccole località accendono altissimi fuochi propiziatori, i pignarûi, bruciano feticci e traggono dal fumo e dalle faville le previsioni per l'anno. Secondo le zone il rito cambia nome: cabossa, selma, foghera, casera, palavin, fogaron, fugarizze, boreon.

Le fonti ne fanno risalire le origini ai riti celtici e precristiani di purificazione e rinnovamento, e lo collegano al culto di Beleno, divinità della luce venerata dai Celti. Per l'ANSA il Pignarûl Grant è uno dei tre riti più identitari con cui il Friuli chiude le feste il 6 gennaio, insieme alla Messa dello Spadone di Cividale del Friuli e alla Messa del Tallero di Gemona.

Le edizioni del Pignarul di Tarcento

L'edizione del 2026 era la 98ª dell'Epifania friulana, una serie che non ha mai conosciuto interruzioni. Fa parte delle celebrazioni il Premio Epifania, ideato da Vittorio Gritti, fondatore del Gruppo Folkloristico «Chino Ermacora», che porta il nome dello scrittore nato a Tarcento (1894-1957). Nel 2023 la 68ª edizione del premio andò allo storico Ferruccio Tassin, all'imprenditore Giuseppe Toso e alla scrittrice Ilaria Tuti.

Nemmeno la pandemia spense il fuoco. Nel 2021 e nel 2022 il rito si svolse in forma ristretta: in una di quelle vigilie, mentre molti comuni rinunciavano ai loro falò, Tarcento ebbe per primo il via libera del sindaco e accese la pira di Coia senza pubblico, aperta ai soli organizzatori e ai giornalisti. Gli spettatori tornarono sulla collina nel gennaio 2023.

Domande frequenti

Il Pignarul di Tarcento è a pagamento?

No, alla festa dell'Epifania di Tarcento l'ingresso è libero.

Come si arriva a Tarcento per il Pignarul?

La cittadina sta una ventina di chilometri a nord di Udine. Si raggiunge con la statale 13 e la provinciale 9, oppure con la provinciale 38.

Info utili

Dove si trova
Tarcento (UD)