Gastronomia & Vino · 5 min di lettura

Ramandolo, il vino dolce di Nimis nato sulle terrazze del Bernadia

Il Ramandolo di Nimis è un vino dolce DOCG da uve di Verduzzo giallo appassite, coltivate su terrazze strette fino a 413 metri ai piedi del monte Bernadia.

Vigneti a terrazze di Ramandolo sotto le rocce del Bernadia, chiesetta, reti antigrandine e cassette d'uva dorata
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Ramandolo è un vino bianco dolce che nasce da uve di Verduzzo friulano coltivate fra Nimis e Tarcento, in provincia di Udine, sulle colline sotto il monte Bernadia. Nel 2001 divenne la prima DOCG del Friuli Venezia Giulia, ed è l'unico vino friulano che prende il nome da un luogo, la frazione di Ramandolo, invece che dal vitigno.

Le colline del Ramandolo sotto il Bernadia

Per la denominazione si usa soltanto il Verduzzo friulano, nel clone che in zona chiamano verduzzo giallo: si distingue dal verduzzo verde, diffuso nel resto della regione e nel vicino Veneto. I vigneti guardano tutti a mezzogiorno e salgono dai 250 metri di Torlano, frazione di Nimis, ai 369 della chiesetta di Ramandolo, fino ai 413 di Sedilis, frazione di Tarcento.

Alle spalle, il monte Bernadia tocca i 1.732 metri e fa da riparo contro la tramontana. È la zona viticola più settentrionale del Friuli Venezia Giulia e, eccettuato il Trentino Alto Adige, fra le più a nord d'Italia. Le piogge superano i 2.200 millimetri l'anno, in circa 130 giornate, e la temperatura media è di 13,6 °C. Il suolo è fatto di marne eoceniche, la ponca dei friulani, rimescolate dalle frane scese dai calcari del monte: una terra che frena la vigoria della vite e ne limita i grappoli.

Terrazze strette e lavoro a mano

Le pendenze oltrepassano il 30% e molte terrazze, scavate col badile, sono larghe meno di un metro. Nessuna macchina vi lavora: la potatura, d'inverno come d'estate, e la vendemmia si fanno a mano. Quasi tutte le viti sono allevate alla «cappuccina», cioè a doppio capovolto, accanto ad alcuni impianti a Guyot o a capovolto monolaterale; lungo i filari crescono ciliegi, meli, susini e fichi.

Il clima ha lasciato spazio a poche altre uve, il Picolit e il Refosco dal peduncolo rosso, escluse però dalla denominazione. Contro la grandine, frequente sulle colline di Nimis, gran parte dei vigneti è coperta da reti appoggiate alla chioma delle viti, che il viticoltore solleva a ogni lavoro e poi rimette al loro posto.

Vendemmia tardiva e appassimento

La raccolta è tardiva e nelle annate buone arriva alla fine di ottobre, quando gli acini hanno concentrato lo zucchero e spesso hanno cominciato ad appassire sulla pianta. L'umidità della zona limita però questa fase, che si compie di solito in cantina, in cassette o sui graticci: molti produttori portano le uve in cassetta al centro di appassimento comunale, gestito da una cooperativa di vignaioli. Negli anni favorevoli compare la muffa nobile, la Botrytis cinerea. La pigiatura cade nella prima metà di novembre.

Una volta il mosto finiva nei tini con bucce e raspi. Molti vignaioli seguono il metodo «per alzata di cappello», con una breve macerazione che, per il freddo della fermentazione, diventa una blanda criomacerazione; altri vinificano in bianco e ottengono un vino più gentile. Il Verduzzo è fra le rare uve bianche con tannino nelle bucce, e bilanciarlo con l'acidità e la dolcezza chiede un'esperienza tramandata di padre in figlio.

Il disciplinare fissa al massimo 8 tonnellate d'uva per ettaro, una resa in vino del 65% e un titolo alcolometrico totale di almeno 14% vol. Ammette le botti di legno e vieta la vendita prima del novembre dell'anno dopo la vendemmia. Il Ramandolo esce solo in bottiglie di vetro fino a 5 litri, con l'annata sempre in etichetta.

Colore, profumi e abbinamenti del Ramandolo

Nel bicchiere il vino è giallo dorato, talvolta con riflessi color buccia di cipolla. Il profumo ricorda l'acacia, le susine, le albicocche e il miele di montagna; al palato è dolce e vellutato, con un tannino leggero e un'acidità che lo tiene in equilibrio, tanto che i produttori lo dicono «dolce e non dolce».

Accompagna la gubana, il dolce tradizionale friulano, e soprattutto i formaggi saporiti: quelli stagionati, gli erborinati come il gorgonzola, i molli come il Brie, oltre al foie gras. Spesso lo si beve da solo, come vino da meditazione; Massimo Zanichelli, autore de «Il grande libro dei vini dolci d'Italia», preferisce chiamarlo vino «di conversazione», da sorseggiare fra amici. Dalle vinacce di queste uve si distilla anche una grappa di Ramandolo.

Dal borgo del 1273 alla DOCG di Nimis

Il borgo compare in un documento del luglio 1273, «in Villa de Ramandul». La sua vita ruota attorno alla chiesetta di San Giovanni Battista, voluta da dieci abitanti che con un atto notarile del 9 aprile 1482 si impegnarono a versare due ducati ciascuno. Si racconta che la pietra con l'impronta di un piede, posta all'ingresso, sia arrivata dalla Palestina.

Secondo i produttori, il vino di Ramandolo figurava ai primi del Quattrocento in un menù servito a papa Gregorio XII. Agli inizi del Cinquecento risulta pagato come affitto di una tenuta, quando si misurava in «conzie», contenitori di legno portati in spalla come zaini. Si dice anche che il cardinale Antoniutti, nato a Nimis, ne avesse voluto a Roma una piccola quantità per celebrare la messa.

Alla seconda Fiera-Concorso dei vini friulani, tenuta a Udine dal 20 al 23 aprile 1893, Giovanni Comelli detto «Moro», vignaiolo di Torlano, ricevette un attestato di lode per un Ramandolo fuori concorso. Nel 1934 Gaetano Perusini scrisse su «L'Agricoltura Friulana» che il nome spettava al solo Verduzzo raccolto attorno al paese, fra i 250 e i 370 metri. Il terremoto del 1976 colpì duramente la zona, dove quasi tutte le case e le chiese furono ricostruite o restaurate. Nato nel 1988, il Consorzio di tutela ottenne nel 1992 la sottozona dentro la DOC «Colli Orientali del Friuli», poi elevata a DOCG col decreto del 9 ottobre 2001.

Domande frequenti

Da dove viene il nome Ramandolo?

Un tempo il paese si chiamava «Romandolo», e si è spesso pensato a un nome romano. Secondo Cornelio Cesare Desinan, invece, «Romandulus» significa «romanzo», cioè friulano: il borgo sta infatti sul confine linguistico, con gli sloveni più in alto e i friulani più in basso.

Che differenza c'è fra il Ramandolo e il Ramandolo Riserva?

La Riserva non si vende prima del 1° dicembre del terzo anno dopo la vendemmia. Al naso può rivelare agrumi, frutta candita, tè verde e, a volte, zafferano e confettura di pesche.

Info utili

Dove si trova
Nimis, Tarcento (UD)