La battaglia di Ragogna fu combattuta fra il 30 ottobre e il 3 novembre 1917 sul monte di Ragogna e attorno ai ponti di Pinzano e di Cornino, nella fascia collinare del Friuli lungo il Tagliamento. Una retroguardia italiana vi trattenne per alcuni giorni le divisioni austro-ungariche e tedesche avanzate dopo lo sfondamento di Caporetto, coprendo la ritirata verso il Piave.
Il monte di Ragogna, colle fortificato
Alto 513 metri, il monte di Ragogna si alza sulla riva sinistra del fiume, a nord-ovest di San Daniele del Friuli. Ai suoi piedi passavano due attraversamenti strategici: il ponte di Pinzano e, qualche chilometro più a nord, quello di Cornino. Proprio per difenderli gli italiani cominciarono a fortificare il colle già nel 1909.
Sul versante verso Pinzano sorse la batteria permanente di Ragogna Bassa, armata con cannoni da 149 millimetri, con la polveriera e il ricovero scavati sotto terra e una cisterna per l'acqua piovana. Vicino alla cima stavano la batteria di Ragogna Alta e il Forte del Cavallino, a 482 metri: davanti a un deposito di cemento per armi e munizioni, pezzi dello stesso calibro tenevano sotto tiro la zona di Cornino. Cento metri più a est, altre postazioni guardavano il pendio verso San Daniele ed erano collegate da un montacarichi a una polveriera in caverna. Una doppia linea di trincee cingeva l'intero complesso, e nel 1912 i soldati condussero l'acqua fino al pozzo detto Fontane dai Soldâs, a 200 metri di distanza.
Durante la guerra le difese si ampliarono. Nel 1916 sul margine nord-orientale del colle, affacciato sul ponte di Cornino, i soldati allestirono un punto di osservazione, servito da cunicoli e munito di un nido di mitragliatrice: il Cret dal Louf, cioè la «roccia del lupo». Fra il 1916 e il 1917 si aggiunse lo Spice, caposaldo della seconda linea con una caverna il cui ingresso fu poi murato.
Dalla rotta di Caporetto alla linea del Tagliamento
Il 24 ottobre 1917 gli austro-tedeschi ruppero il fronte alla stretta di Saga, a nord di Caporetto. Luigi Cadorna, comandante supremo del Regio Esercito, scelse il Tagliamento come nuova linea difensiva e tre giorni dopo ordinò di ripiegare sulla sua riva destra. La ritirata fu caotica: reparti sbandati e civili in fuga si mescolavano sulle strade, mentre le pattuglie tedesche si infiltravano fra le colonne.
Il 26 ottobre il generale Antonino Di Giorgio ricevette l'incarico di schierare la 20ª e la 33ª Divisione fra Trasaghis e Dignano, per tenere il collegamento fra il XII Corpo d'armata della Carnia e la 2ª Armata e per coprire la ritirata delle truppe ancora a est del fiume. Giunto a Pinzano al Tagliamento il 27 ottobre, collocò la 20ª fra Trasaghis e Cornino e la 33ª fra Cornino e Dignano. Al suo Corpo d'armata speciale di retroguardia, formato dalle brigate Bologna, Lombardia, Barletta e Lario, toccava anche mantenere due teste di ponte sulla sponda sinistra.
Il 29 ottobre il generale Donato Etna, a capo del settore settentrionale della 2ª Armata, ebbe l'ordine di costituire una testa di ponte a Ragogna. Alla 33ª Divisione si unirono allora la brigata Bologna del colonnello Carlo Rocca e quattro battaglioni della Barletta. La Bologna si attestò sul fianco del monte, a guardia del ponte di Pinzano; il 234° reggimento della Lario prese posizione a Cornino e la Lombardia a ovest dei due ponti. I fanti scavarono le difese senza alcun collegamento telefonico. Una trentina di cannoni si piazzò sulla riva destra e altrettanti presso Forgaria nel Friuli, tutti con poche munizioni. In tutto la testa di ponte contava circa 4500 fanti.
I combattimenti del 30 e 31 ottobre
Dall'altra parte avanzavano tre divisioni austro-ungariche, la 22ª Schützen, la 50ª e la 55ª, dirette al ponte di Cornino, mentre l'Alpenkorps tedesco puntava sul ponte di Bonzicco, nel territorio di Dignano. Il 30 ottobre la 12ª Divisione slesiana, presa San Daniele, piegò verso i ponti di Pinzano e Cornino, ma presso il monte di Ragogna incontrò una resistenza che non si aspettava. I genieri italiani avevano distrutto il ponte di Bonzicco, e l'Alpenkorps si fermò.
A Cornino invece il 234° reggimento non riuscì a opporsi al nemico. La brigata Lombardia, in parte aggirata, si disperse quasi subito, e nella notte i reparti austro-ungarici passati di là raggiunsero le truppe slesiane davanti a Ragogna.
Alle 6 del 31 ottobre l'artiglieria austro-tedesca aprì il fuoco, e tre ore più tardi partì l'assalto della fanteria: secondo le fonti, fra 9000 e 10 000 uomini. Dopo lunghi combattimenti gli attaccanti superarono la frazione di Muris, che un contrattacco italiano riprese quasi subito. Per tutta la giornata la 50ª Divisione restò inchiodata sulle posizioni di partenza; la 12ª slesiana guadagnò terreno lentamente e a prezzo di forti perdite, e gli italiani ripiegarono sulla frazione di San Pietro.
Il 1° novembre e il ponte di Pinzano
Il giorno seguente gli attaccanti chiamarono in aiuto l'artiglieria. Il monte fu bombardato per sei ore, poi le riserve tornarono all'assalto dei superstiti. Un battaglione tedesco arrivò fino alle arcate centrali del ponte di Pinzano, dove lo falciarono le mitragliatrici italiane rimaste in linea sul colle.
La difesa della Bologna si frantumò in scontri isolati, ma alcuni nuclei continuarono a battersi, fedeli all'ordine di resistere fino alla morte. Alle 11,25 il generale Sanna, comandante del settore, fece saltare il ponte di Pinzano mentre vi transitavano le prime colonne tedesche. Gli uomini della brigata, rimasti sulla sponda sinistra senza via d'uscita, combatterono fino a metà pomeriggio: il loro sacrificio permise di distruggere una passerella di legno qualche chilometro più a valle. Poi furono fatti prigionieri. Il generale tedesco Otto von Below concesse ai superstiti, fra cui il colonnello Rocca, l'onore delle armi, e il loro valore fu citato nei bollettini di guerra germanici. Dopo la battaglia l'artiglieria italiana continuò a colpire la riva sinistra: un proiettile centrò una casa dove erano rinchiusi prigionieri italiani, e 37 di loro morirono.
Saputo della caduta di Cornino, Cadorna ordinò a tutto l'esercito di ripiegare sul Piave, dove una linea difensiva era pronta da tempo, appoggiata al monte Grappa e ai campi trincerati di Treviso. Il 4 novembre il genio tedesco finì di riparare il ponte di Cornino, lasciato quasi intatto dal 234° reggimento. Per primo lo attraversò il battaglione del tenente Rommel, che si aprì la strada a Forcella Clautana e a Longarone intercettò la IV Armata in ritirata dal Cadore.
Le tracce della battaglia a Ragogna
Sul ponte di Pinzano una lapide, posta il 15 ottobre 1989 dalla Divisione di fanteria «Bologna», onora il generale Teodoro Moggio e i suoi fanti, che il 1° novembre 1917 sbarrarono il passaggio al nemico per ore, a costo di molte vite, consentendo alla retroguardia di mettersi in salvo.
Nella frazione di San Giacomo ha sede il Museo della Grande Guerra di Ragogna, fondato nel 2006 nell'ambito di un progetto europeo e dedicato alla ritirata di Caporetto e alla difesa del Tagliamento. Le sue raccolte contano migliaia di oggetti originali, alcuni riportati alla luce sui luoghi degli scontri, altri regalati dalle famiglie di chi combatté; la vicenda militare della zona è narrata con un grande plastico e ricostruzioni multimediali, insieme a temi come le fortificazioni permanenti, i profughi e lo spionaggio. Ne fanno parte un archivio di documenti e una biblioteca specializzata.
Il museo è il punto di partenza o di arrivo dei quattro itinerari di un museo all'aperto inaugurato nel 2007. Il primo, di media difficoltà e lungo circa sei ore di cammino, percorre il complesso fortificato del monte. Da Tabine sale verso San Pietro e il castello di Reunia, tocca la batteria di Ragogna Bassa e alcuni blockhouse dove si vedono disegni a matita tracciati dai soldati, segue la cresta fino a Ragogna Alta e al Forte del Cavallino, attraversa le trincee di seconda linea presso la chiesa di San Giovanni Eremita e raggiunge il Cret dal Louf e lo Spice. Scende infine a Muris lungo le trincee più avanzate.
Domande frequenti
Come si raggiunge la cima del monte di Ragogna?
Dal paese di Ragogna si seguono le indicazioni per Muris e per il monte di Ragogna fino in vetta, dove c'è un piccolo parcheggio.
Dove comincia l'itinerario del complesso fortificato della battaglia di Ragogna?
Il punto di partenza è la frazione di Tabine: dal centro di Ragogna si svolta in via Bologna e si prosegue per via Tagliamento fino alla frazione.