Itinerari · 8 min di lettura

Cammino Celeste, da Aquileia al monte Lussari in dieci tappe e un prologo

Il Cammino Celeste, pellegrinaggio nato nel 2006, sale da Aquileia al santuario del monte Lussari con oltre 6000 metri di dislivello in salita.

Sentiero del Cammino Celeste con frecce blu verso il santuario e le case del Lussari, pellegrini e cime chiare
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Cammino Celeste è un itinerario di pellegrinaggio aperto nell'estate del 2006 che attraversa il Friuli Venezia Giulia dal mare alle Alpi Giulie, da Aquileia al santuario mariano del monte Lussari, nel comune di Tarvisio. Al suo ramo italiano, il più lungo, si congiungono a Camporosso due percorsi che partono dalla Slovenia e dall'Austria.

Le origini del Cammino Celeste

L'idea nacque da un gruppo di pellegrini legati al Circolo culturale Navarca di Aiello del Friuli e ad altre associazioni: italiani, sloveni, carinziani e friulani, molti dei quali avevano già percorso il cammino di Santiago. Per secoli i fedeli della regione erano saliti al Lussari a venerare l'immagine della Vergine, e i promotori ne ritrovarono in parte i sentieri seguendo i segni di fede che i pellegrini avevano lasciato lungo la strada. Il nome richiama la serie di luoghi di antica devozione mariana che l'itinerario unisce.

La prima percorrenza si svolse dal 7 al 15 agosto 2006, con la benedizione dei vescovi, e nel giugno 2007 il tracciato fu «consegnato» ai pellegrini. L'itinerario è chiamato anche Iter Aquileiense, come l'associazione nata per gestirlo.

Per l'Italia la partenza fu fissata ad Aquileia, considerata il luogo dove il Vangelo fu annunciato per la prima volta e da cui i missionari lo portarono nel cuore dell'Europa. La città fu sede dell'antico patriarcato, «chiesa madre» (Ecclesia Mater) dell'evangelizzazione dei popoli del centro e dell'est europeo, e la tradizione vi lega la presenza dell'evangelista Marco. Da Aquileia i pellegrini potevano proseguire verso Roma: nell'800 vi si fermò Carlo Magno, appena incoronato imperatore, per avere la benedizione del patriarca Paolino di Aquileia.

Tre rami da tre Paesi

Ciascun ramo comincia in un luogo importante per la storia religiosa di queste terre di confine. Quello italiano parte da Aquileia, con un prologo facoltativo dall'isola di Barbana. Il ramo sloveno muove da Brezje, presso Kranj, il santuario sloveno più importante dedicato alla Madre di Dio, la cui chiesa fu elevata a basilica da Giovanni Paolo II nel 1988; da lì passa per Jesenice, Kranjska Gora, Rateče, Fusine e Tarvisio. Per il ramo austriaco le fonti indicano due partenze: Gurk, vicino a Klagenfurt, secondo il sito dell'associazione e la guida del cammino, e Maria Saal, a nord della stessa città, secondo altre pagine. Il tracciato tocca Klagenfurt, Maria Wörth, Arnoldstein, Coccau e Tarvisio.

I due rami stranieri misurano circa 80 chilometri ciascuno, e insieme a quello italiano arrivano a 365. Si riuniscono a Camporosso, da dove i pellegrini dei tre Paesi affrontano insieme la salita finale. Quattro monumenti ricordano i pellegrini del cammino: uno sull'isola di Barbana, uno a Castelmonte e due, comuni a tutti i rami, a Camporosso e sulla cima del Lussari.

Distanze, dislivelli e segnavia

Il ramo italiano è lungo 210 chilometri secondo la maggior parte delle fonti, 220 secondo l'associazione, con più di 6000 metri di dislivello in salita e quasi 3000 in discesa. Si divide in dieci tappe e un prologo di una ventina di chilometri ciascuno, da cinque o sei ore di marcia, e si completa in dieci o undici giorni. Si cammina soprattutto su sterrati, stradine di campagna e sentieri di montagna, senza tratti che chiedano capacità tecniche; le prime tappe, fino a Cormons, sono state percorse anche in carrozzina.

L'intero tracciato è percorribile solo fra giugno e settembre. D'inverno la neve può chiudere più di metà del cammino e lasciare aperte le prime quattro tappe, fino a Cividale; per i mesi freddi la guida riveduta propone una variante fra Valdogna e Camporosso.

Il segno del cammino è la freccia azzurra, dipinta su muri, alberi e stradine, accanto al pesciolino celeste stilizzato che ne è il simbolo. Lungo la via sono posti 500 cartelli bianchi e azzurri, per chi sale dal mare e per chi scende dalla montagna. Grazie a un contributo europeo, agli incroci principali e vicino ai paesi si sono aggiunti pannelli stampati e indicatori più durevoli; la segnaletica viene ripassata ogni primavera.

Dalla laguna di Grado al Collio

Il prologo comincia sull'isola di Barbana, nella laguna di Grado, dove sorge il santuario della Beata Vergine: si raggiunge la terraferma in battello e si arriva ad Aquileia dopo 15 chilometri. La prima tappa, di 16,6 chilometri, è tutta in piano. Dalla basilica percorre la Via Sacra fino alla frazione di Monastero, segue su strade di campagna la riva del fiume Natissa toccando Borgo Sandrigo e Capo di Sopra, supera la statale per Gorizia e passa per Perteole prima di entrare ad Aiello del Friuli, il paese delle meridiane dipinte sulle case.

Senza dislivelli rilevanti anche la seconda, di 18 chilometri. Da Crauglio il cammino attraversa il lungo ponte sul torrente Torre e il paese di Versa, risale la sponda sinistra dell'omonimo torrente lungo l'argine, sfiora Medea e Borgnano e imbocca la vecchia variante ferroviaria fino a Cormons, sede del santuario della Rosa Mistica.

Con la terza tappa, di 23,2 chilometri, la pianura lascia il posto alle colline del Collio. Dopo Vencò gli sterrati toccano Lonzano, Scriò, Mernicco e Albana, dove inizia il sentiero 748: una lunga salita nei boschi di San Pietro di Chiazzacco porta al santuario della Beata Vergine di Castelmonte, a 618 metri. Una variante da Brazzano, otto chilometri più lunga, passa dall'abbazia di Rosazzo, di origine medievale.

Da Cividale del Friuli alla val Resia

La quarta tappa, di 25,4 chilometri, scende dal santuario per una strada panoramica fino a Purgessimo e poi a Cividale del Friuli, la Forum Julii fondata dai Romani nel I secolo a.C. e in seguito città dei Longobardi. Ripreso il crinale, sfiora i borghi di Puller e Spignon e termina a Masarolis, a 661 metri. Da Cividale in poi il cammino entra in zone selvagge di boschi e torrenti, con paesi radi, dove passano volpi, cervi, cinghiali e qualche lince e dove vivono anche rari orsi.

La quinta, di 26,2 chilometri, sale e scende sui colli del Friuli orientale. Al valico verso la slovena Robedischis piega per Prossenicco, scende al passo di Ponte Vittorio, guada il fiume Natisone e raggiunge Montemaggiore, a 795 metri, ai piedi del Gran Monte, la catena delle Prealpi Giulie.

La sesta tappa saliva per i paesi di Cornappo e Monteaperta lungo il sentiero 711 e, raggiunta la cresta del Gran Monte, terminava al rifugio A.N.A., a 1468 metri; la guida riveduta la fa finire in val Torre. Con il maltempo si segue una variante di 24 chilometri, fino alla località Ponte Musi dopo Pradielis, con 290 metri di salita e 310 di discesa.

La settima, di 21,5 chilometri, scende al passo di Tanamea e prende il sentiero 739 fino alla casera Nischiuarch, a 1182 metri, ristrutturata e adibita a osservatorio della fauna. Toccati la chiesetta di Sant'Anna, l'altopiano degli stavoli Gnivizza e la sella Carnizza, la strada cala in val Resia per Lischiazze e Gniva e arriva a Prato di Resia, a 492 metri.

La val Dogna e la salita al Lussari

L'ottava tappa è la più breve, 13,4 chilometri. Il sentiero 638 sale alla cappella di Sella Sagata, a 850 metri, e scende per uno stretto viottolo nel bosco a Raccolana; passato il ponte sul Fella, si attraversa Chiusaforte e si arriva a Dogna lungo la strada statale 13.

La nona, di 27,1 chilometri, percorre quasi tutta la val Dogna, lunga 18 chilometri. Una strada tortuosa, aperta dai soldati italiani nella prima guerra mondiale, sale da 419 metri attraverso Chiout di Puppe, Chiout Zuquin e Chiout, tocca l'agriturismo di Pian de Spadovai e la malga di Sella Somdogna e raggiunge in dieci minuti il rifugio Grego, a 1392 metri. Circa tre chilometri di discesa portano in val Saisera, al rifugio Montasio, e quindi a Valbruna.

L'ultima tappa misura 11,4 chilometri, con 990 metri di salita. Da Valbruna si prosegue fino a Camporosso, dove comincia la vecchia via dei pellegrini, il Sentiero del Pellegrino, che sale nel bosco della foresta di Tarvisio fino al piccolo abitato in vetta, a oltre 1760 metri. Il santuario del monte Lussari, detto dei Tre Popoli, risale al Trecento e fu più volte ampliato e riadattato: un'antica tradizione ne pone la costruzione nel 1360, dopo il ritrovamento miracoloso della statuetta della Madonna con il Bambino, venerata da friulani, carinziani e sloveni. Le funzioni sono spesso celebrate in tre lingue, e dalla cima la vista spazia sul Tarvisiano, sul Mangart e sullo Jôf di Montasio.

Domande frequenti

Esiste una credenziale del Cammino Celeste?

Sì: come per Santiago, è il documento del pellegrino, su cui si raccolgono i timbri delle tappe nei luoghi di sosta e che apre l'accoglienza nelle strutture riservate ai pellegrini. Il comitato del cammino ha messo nei punti di ospitalità anche dei «registri dei pellegrini», ma non rilascia un attestato finale come la «Compostela».

Quali lingue si sentono lungo il Cammino Celeste?

Si parte col gradese della laguna, antico dialetto protoveneto, e col friulano di Aquileia, diverso dal friulano di Bassa che si parla a Cormons; oltre il fiume Judrio, da Albana e nelle valli del Natisone e del Torre, si parla il beneciano, antica variante dello sloveno. Dal passo di Tanamea e in val Resia domina il resiano, lingua protoslava molto antica, e da Pontebba in poi si sentono friulano, sloveno e tedesco.

Info utili

Dove si trova
Aquileia, Grado, Aiello del Friuli, Cormons, Cividale del Friuli, Resia, Chiusaforte, Dogna, Tarvisio (UD, GO)

Fa parte di: Cammini, sentieri e ciclovie del Friuli