Il Cammino delle Pievi della Carnia è un itinerario escursionistico ad anello, in provincia di Udine, che unisce le dieci pievi storiche delle valli carniche, chiese madri fondate fra il V e il XIV secolo. Diviso in venti tappe, parte da Imponzo di Tolmezzo e si conclude alla pieve di San Pietro di Zuglio.
Tracciato, misure e segnavia del Cammino delle Pievi
Si parte da Casa Emmaus, un punto facile da trovare lungo la strada statale 52bis, dove ai segni del cammino si affiancano quelli del sentiero CAI 460. Secondo le schede del portale turistico regionale, il giro completo misura 260,2 km, con 10.546 metri di salita e altrettanti di discesa: il punto più basso è a 284 metri, il più alto a 2.005, e la difficoltà è media. Il tempo di marcia stimato è di circa 86 ore. Il fondo alterna vecchi sentieri di bassa montagna e sentieri alpini del CAI, fra paesi, torrenti e alture comprese fra le Prealpi e le Alpi Carniche; lungo tutto il percorso il segnavia è bianco e giallo, con cartellini che portano il logo e una freccia.
Il cammino si ispira dichiaratamente al Cammino di Santiago de Compostela e nacque come pellegrinaggio. All'inizio contava diciotto tappe; nel 2013 fu esteso alle comunità dell'alta Val But, della Val Pontaiba e della Val Chiarsò, lasciando invariati i punti di partenza e di arrivo. Delle venti tappe, dieci raggiungono una pieve e due toccano altrettanti santuari.
Pievi carniche, chiese del battesimo nelle valli
Le pievi erano le antiche chiese battesimali di campagna, da cui partiva l'evangelizzazione dei territori rurali. Un servizio di Repubblica del 2020 attribuisce al patriarcato di Aquileia l'avvio della loro costruzione, per convertire le popolazioni alpine pagane, che vivevano allora in pochissimi villaggi; ciascuna disponeva di un fonte battesimale, per dare i sacramenti alla gente del posto. Sorgono spesso su un'altura e in disparte dai paesi: da lassù controllavano i fondovalle e le vie principali, e ognuna poteva comunicare con le altre.
Nei primi secoli del cristianesimo il centro religioso della Carnia era Zuglio, l'antica città romana di Iulium Carnicum. Nella sua basilica, di cui restano solo le tracce archeologiche, ricevevano il battesimo e gli altri sacramenti i montanari convertiti, mentre nei territori intorno nascevano le singole pievi. Il loro peso diminuì quando la popolazione crebbe e, a partire dal XIV-XV secolo, si formarono le parrocchie.
Da Imponzo a Socchieve, le prime sette pievi
La prima tappa si lascia alle spalle la chiesa di San Bartolomeo e sale fra muretti a secco, con tratti dolci e strappi più ripidi. Poco dopo metà salita si passa accanto al «Clap dal Ors», la pietra dell'orso, legata a una storia locale; una ventina di minuti più avanti compare la pieve di San Floriano, sul colle fra la Valle del But e la conca di Illegio. Eretta nel IX secolo, forse sui resti di un edificio sacro del III-IV, fu dedicata in origine a San Vito e custodisce una croce decorata con smalti di Limoges e un altare quattrocentesco in legno intagliato. Dal colle si intravede la pieve di San Pietro di Zuglio.
Con la seconda tappa si scende su asfalto fra il monte Amariana e il monte Strabut, si attraversa Tolmezzo e si arriva a Santa Maria Oltrebut. La pieve nacque nel VI secolo su uno sperone di roccia sopra il torrente But, fra Caneva e Casanova, e dominava la via Julia Augusta, la strada romana per Iulium Carnicum e il Norico. Il sacerdote che la regge è anche parroco di Tolmezzo e arcidiacono della Carnia.
Oltre la piana del Tagliamento si raggiunge Cesclans, frazione di Cavazzo Carnico, dove la pieve di Santo Stefano guarda dal suo colle Somplago, Mena e il lago di Cavazzo. Fondata non più tardi dell'VIII secolo e affidata nel Medioevo all'abbazia di San Gallo di Moggio, fu quasi distrutta dal terremoto del 1976, che risparmiò soltanto il campanile; ricostruita dal 1993 riprendendo le forme precedenti, tornò al culto nel 2008. Attraverso una zona glaciale dai rilievi arrotondati, con la vista sul lago di Verzegnis, la tappa successiva porta alla pieve di San Martino di Villa di Verzegnis, sorta intorno all'VIII secolo e rifatta nel Settecento da Domenico Schiavi.
Fra boschi di conifere e latifoglie, e poi oltre il Tagliamento, si sale al Colle Santino, sopra Invillino, nel comune di Villa Santina. Gli scavi hanno trovato qui quattro edifici più antichi della pieve di Santa Maria Maddalena, il primo dei quali risalirebbe al VII secolo. La chiesa a tre navate sarebbe del 1431 e si attribuisce a Stefano del fu Simone di Mena, mastro carpentiere venuto da Venzone, che avrebbe usato le pietre del castello di Invillino, smantellato nel 1352 per volere del patriarca Nicolò di Lussemburgo. Nel coro si trova la copia del polittico ligneo di Domenico da Tolmezzo, il più importante scultore in legno del Quattrocento in Friuli, mentre l'originale del 1448 è custodito nel Museo Diocesano d'Arte Sacra di Udine.
Un colle panoramico sulle valli del Tagliamento e del Degano conduce a Enemonzo e alla pieve dei Santi Ilario e Taziano, una chiesa dell'XI-XII secolo rimaneggiata nel Settecento. Per colline moreniche sulla sinistra del fiume, e attraverso il borgo di Nonta, si arriva a Socchieve. Sul colle di Castoia esistevano tre chiese, e la più recente, dedicata a Santa Maria, ottenne fra il IX e il X secolo il titolo di pieve; il terremoto del 28 luglio 1700 le danneggiò tutte, e fu ricostruita soltanto la pieve di Santa Maria Annunziata. Nel 1940, in seguito a un voto degli abitanti, il pittore Giovanni Moro ne affrescò il soffitto della navata e le pareti, e l'altare maggiore espone la «Madonna degli angeli» di Nicolò Grassi.
Verso Forni, Sauris e Sappada
L'ottava tappa è fra le più impegnative: 23 km con 1.084 metri di salita, faticosa nella prima parte e immersa nella faggeta nella seconda. A Baselia di Forni di Sotto, nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, la pieve di Santa Maria del Rosario era intitolata a San Martino in epoca longobarda, fra il VI e il VII secolo, e fu rifatta verso la metà del Novecento; il suo territorio comprendeva anche Forni di Sopra. Fra i prati e i boschi dell'alta valle del Tagliamento si raggiunge poi lo stesso Forni di Sopra.
Da qui il percorso si fa alpino. La decima tappa, verso Sauris di Sotto, conta 18,5 km e 1.367 metri di dislivello in salita fra le Alpi Carniche e le Dolomiti Friulane; l'undicesima sale per boschi e alti pascoli fino al rifugio Tenente Fabbro. La dodicesima, di 22,5 km, gira fra i gruppi dei Brentoni e delle Terze, a cavallo fra Friuli e Veneto, e scende a Sappada. Il breve tratto veneto del cammino attraversa il Cadore, fra i comuni di Vigo e Santo Stefano.
La tredicesima tappa percorre il versante orientale delle Dolomiti Pesarine, con la vista sul Peralba, sul Cogliàns e sulla Val Degano, e termina a Prato Carnico. Una deviazione consigliata porta in cima al monte Talm, dove si trova la «Campana dell'amicizia».
Gorto, le valli del But e l'arrivo a Zuglio
Dalla Val Pesarina si scende per i boschi alla conca di Ovaro, dove fra le frazioni di Agrons e Cella sorge la pieve di Gorto. Una prima basilica con battistero era nata fra il IV e il VI secolo più in basso, presso la chiesetta di San Martino di Ovaro; distrutto e abbandonato quel complesso, la sede fu trasferita sul colle, più sicuro. Il documento più antico risale al 1119, quando la pieve passò sotto l'abbazia di Moggio, e per tutto il Medioevo fu l'unica parrocchia della valle, su un territorio esteso da Ovaro e Comeglians fino a Forni Avoltri, Sappada e Cercivento.
Dopo l'incendio del 1431 la chiesa fu rimaneggiata sotto la guida del maestro Simone di Mena; dopo il terremoto del 1700 la ricostruirono e la ampliarono, dal 1722, i fratelli Zamolo, Nicolò e Giovanni Battista, originari di Portis presso Venzone. Ne è uscita una basilica a tre navate su pilastri e archi di dolomia cariata, che nel presbiterio conserva dalla fase romanica gli affreschi della Parabola delle vergini sagge e stolte. Il Museo da Plèf raccoglie oggetti di età romana e longobarda emersi dagli scavi.
Le tappe seguenti risalgono l'alta Val Degano fino a Zovello e proseguono verso Timau sulla via romana fra Aquileia e Auguntum, tra mulattiere e piste forestali. Si passa poi accanto alla Torre Moscarda verso Treppo Carnico, si attraversano la Val Pontaiba e l'alta Val d'Incaroio fino a Dierico di Paularo e si percorre la Val Chiarsò, ai piedi del monte Sernio e fra vecchi opifici, fino a Piano d'Arta: 21,5 km, una delle tappe classificate come difficili.
L'ultima tappa sale dalle terme di Arta al «Plan da Vincule» e scende a Zuglio, dove la pieve di San Pietro, la più antica delle dieci e considerata la chiesa madre della Carnia, sorge sopra l'antica cattedrale della diocesi di Zuglio, soppressa nell'VIII secolo. Nominata per la prima volta nell'808, quando prese il posto della basilica distrutta dagli Avari, ha un edificio del 1312 preceduto da un atrio con una bifora romanica. I contrafforti dei fianchi furono aggiunti all'inizio del Cinquecento, quando le volte costolonate sostituirono la copertura a capriate.
Domande frequenti
Quanto tempo serve per il Cammino delle Pievi della Carnia?
Per l'intero anello occorrono circa due settimane. Si può anche camminare a tratti, scegliendo di volta in volta una o più tappe.
Il Cammino delle Pievi della Carnia si può fare in bicicletta?
Sì: oltre che a piedi si percorre in mountain bike e, su molti tratti, anche a cavallo. Alcune tappe, come la prima da Imponzo a Illegio, non sono adatte alla bicicletta.
Che cosa significa «pieve» nel Cammino delle Pievi della Carnia?
La parola deriva da plebs, cioè «popolo».
