L'isola di Barbana, Barbane in friulano, è un lembo di terra di circa tre ettari all'estremità orientale della laguna di Grado, a circa cinque chilometri dalla città. Ospita un santuario mariano che la tradizione fa nascere nel 582, meta ogni prima domenica di luglio della processione di barche del Perdòn.
Laguna e bosco dell'isola di Barbana
L'isola è giovane: la laguna di Grado si formò fra il V e il VII secolo sopra una terraferma. In epoca romana, quando il luogo era ancora lontano dal mare, vi sorgeva un tempio di Apollo Beleno, e probabilmente vi si trovava l'area di quarantena del vicino porto di Aquileia. Alla fine del VI secolo esisteva forse ancora una lingua di terra unita alla costa; un documento di papa Gregorio III, del 734, è il primo a parlare di Barbana come di un'isola.
Sul lato occidentale cresce un piccolo bosco che copre più di metà della superficie, con bagolari, pini marittimi, magnolie, cipressi e olmi. Delle chiese e dei conventi che punteggiavano la laguna, il santuario di Barbana è l'unico monastero sopravvissuto, e il suo campanile si vede da lontano sull'acqua. Nel 2018 l'isola col santuario comparve sul francobollo dedicato a Grado della serie «il Patrimonio naturale e paesaggistico».
Eremiti, benedettini e francescani
Si racconta che nel 582 una violenta mareggiata minacciasse Grado e che, finita la tempesta, un'immagine della Madonna portata dalle onde fosse ritrovata ai piedi di un olmo, o fra i suoi rami secondo un'altra versione. Il punto era vicino alle capanne di due eremiti venuti dal Trevigiano, Barbano e Tarilesso. Per ringraziare la Vergine di aver salvato la città, il patriarca di Grado Elia, in carica dal 571 al 588, fece innalzare lì una prima chiesa.
Una comunità di monaci resse il santuario per circa quattro secoli; la chiesa fu forse ricostruita più volte e l'immagine originaria, statua o icona che fosse, andò perduta. Verso l'anno Mille arrivarono i benedettini, custodi per cinquecento anni. Dal 1450 sono documentati i francescani conventuali, prima accanto a loro e poi, dal 1619, al loro posto: nel 1738 eressero una nuova chiesa a tre navate. La Repubblica di Venezia soppresse il convento nel 1769, eppure i legami con la città lagunare rimasero stretti, come mostrano il lascito del doge Pietro Ziani del 1228 e la «Fratellanza della Beata Vergine di Barbana», una confraternita di gondolieri.
Dall'Ottocento al monastero benedettino
Per oltre 130 anni il santuario passò ai sacerdoti diocesani, di Udine dal 1769 al 1818 e di Gorizia fino al 1901. Fra loro spicca don Leonardo Stagni, che nel 1851 fece costruire gli argini, nel 1854 la cappella nel bosco, sul luogo del ritrovamento, e nel 1863 ottenne l'incoronazione della Madonna di Barbana da papa Pio IX. Quell'anno la statua lasciò l'isola per la prima volta, per una visita a Grado; ne uscì poi in poche altre occasioni, fra il 1913 e il 2013.
Nel 1901 arrivarono i frati minori della provincia dalmata, che costruirono un nuovo convento, bonificarono parte dell'isola e avviarono la chiesa attuale. Cambiati i confini, nel 1924 subentrarono i confratelli della provincia veneta di San Francesco, a cui si devono la casa di esercizi spirituali Domus Mariae del 1959, la casa del pellegrino del 1980 e la cappella della riconciliazione del 1989. I frati lasciarono Barbana nel 2019. Il 6 gennaio 2020 i monaci della Congregazione Benedettina del Brasile vi fondarono il Monastero di Santa Maria di Barbana, col motto «Ora et labora».
La chiesa del santuario di Barbana
L'edificio è frutto di più interventi: gli ultimi cominciarono nel 1911 e, dopo la pausa della prima guerra mondiale, finirono nel 1924. Lo stile è neoromanico con richiami orientali. La torre campanaria, che sfiora i 50 metri, ebbe l'inaugurazione sul finire degli anni Venti; le sue campane vennero fuse dai cannoni tedeschi della seconda guerra mondiale, come segno di pace.
Le tre navate sono coperte da un soffitto di legno a carena di nave rovesciata, una forma presa dalla basilica patriarcale di Aquileia che richiamerebbe l'arca di Noè. Gli affreschi della fine degli anni Trenta occupano centinaia di metri quadrati della cupola, con scene mariane e le origini del santuario. Vicino all'ingresso, un'acquasantiera di marmo rosso di Verona mostra il diavolo schiacciato da una grande conchiglia; il bassorilievo dell'altare maggiore raffigura una gondola in laguna.
La statua lignea della Madonna, di autore ignoto e forse dei primi del Cinquecento, rappresenta Maria madre col Bambino sul ginocchio e regina in trono. Alle pareti si contano centinaia di dipinti ex voto e cuori d'argento; nella Sala Ex-Voti stanno gli oggetti donati con la sigla P.G.R., «per grazia ricevuta», per guarigioni e scampati incidenti, incendi e calamità. Fuori, la cappella di don Stagni, detta Cappella dell'Apparizione e dedicata all'Immacolata Concezione, ha le pareti dipinte con la processione del Perdòn e scene di vita lagunare, ed è circondata da un piccolo cimitero.
Il Perdòn, voto dei gradesi del 1237
La più antica testimonianza scritta è una «memoria» dell'archivio del santuario, annotata da padre Francesco da Cherso. Racconta che nel 1237, durante una pestilenza, il popolo di Grado promise di mandare a Barbana «uno per casa» il 2 luglio, festa della Visitazione, o la prima domenica del mese, e che il male cessò subito. La data passò poi alla domenica. Il nome viene dall'uso di confessarsi in quell'occasione.
Il sabato precedente, il «Sabo grando», la città vecchia si anima di musica, canti e brindisi. All'alba si orna di gran pavesi e di ortensie, mandate dalla comunità di Segnacco, frazione di Tarcento, la nave ammiraglia, detta «Battella», che porterà la statua della Madonna degli Angeli della basilica di Sant'Eufemia. Il più anziano dei pescatori dà il via con «In nome di Dio, avanti!», e il corteo di barche imbandierate attraversa la laguna; per l'andata e per il ritorno si apre il ponte girevole sulla strada per Aquileia. Sull'isola la Messa cantata e il saluto del sindaco sciolgono il voto; rientrando, si affida al mare una corona di fiori per i pescatori morti.
Il Perdòn di Barbana non è l'unico pellegrinaggio: da aprile a settembre arrivano le comunità della Bassa Friulana, come ricorda un quadro votivo dei fedeli di Ruda. Il 15 agosto e l'8 settembre, per l'Assunzione e la Natività della Beata Vergine, la statua della Madonna di Barbana gira l'isola a spalla in processione.
Domande frequenti
Come si arriva all'isola di Barbana?
Un servizio regolare di traghetti parte dal canale della Schiusa, a Grado, e attraversa la laguna in 20-25 minuti. Ci si arriva anche con barche private, grazie a un piccolo porto.
Da dove viene il nome dell'isola di Barbana?
Con ogni probabilità dall'eremita Barbano, che visse sul posto nel VI secolo, raccolse attorno a sé una comunità di monaci e ne divenne priore.
Quale cammino parte dall'isola di Barbana?
Dal santuario comincia il Cammino Celeste, circa 200 chilometri che passano per Aquileia e arrivano al santuario del Monte Santo di Lussari, nel Tarvisiano.
