La laguna di Grado è lo specchio d'acqua salmastra dell'Alto Adriatico che avvolge Grado, in provincia di Gorizia, per circa 90 chilometri quadrati fra Fossalon di Grado e l'isola di Anfora. Fra canali e barene conta una trentina di isole, con i casoni di paglia dei pescatori e il santuario mariano di Barbana.
Le due palù della laguna di Grado
Il limite occidentale cade all'altezza delle foci dell'Ausa e del Corno, dove la laguna di Grado si salda senza interruzioni alla laguna di Marano. Il Comune di Grado descrive l'ambiente lagunare compreso fra le foci dell'Isonzo e del Tagliamento: 16.000 ettari di terra e di mare allungati per 32 chilometri, con un centinaio di isolotti.
Una diga, sulla quale corre la strada che porta da Grado alla terraferma, separa due settori: a est la palù de sora, a ovest la palù de soto. Tutta la distesa è percorsa nel senso della lunghezza dalla Litoranea Veneta, la via navigabile che unisce Venezia alla foce dell'Isonzo e a Trieste. Già i Romani la usavano per navigare da Chioggia ad Aquileia.
Dalla terraferma romana al ponte girevole
Fino al V secolo, in quest'area prevaleva la terraferma. Lo dimostrano molti ritrovamenti archeologici, primo fra tutti la strada romana che univa Aquileia al suo scalo di Grado, finita interamente sotto l'acqua; sull'isola di Gorgo sono stati scavati i resti di un'antica villa. Secondo la guida naturalistica Matteo Skodler, la laguna si formò proprio nel V secolo, e nei secoli la plasmarono le correnti, le mareggiate e i sedimenti dell'Isonzo e del Tagliamento.
La palù de sora è il settore più giovane e meno profondo. Con la bonifica del Fossalon, compiuta nella prima metà del Novecento, la sua superficie si ridusse all'incirca della metà. Per raggiungere l'isola di Grado ci si imbarcava al Belvedere, dove la terra lascia il posto alla laguna. Nel 1905 fu aperta in mezzo all'acqua una strada che collegava le due parti del territorio comunale, e nel 1936 un ponte girevole unì Grado alla terraferma in modo definitivo.
Barene, ghebi e mote nella laguna di Grado
L'alta e la bassa marea si alternano con ritmo regolare e rinnovano di continuo l'acqua, che mescolandosi a quella dolce dei fiumi diventa salmastra. Il movimento delle maree scopre e ricopre lembi di terra, insidiosi per chi naviga senza esperienza.
Le barene sono le terre sempre emerse, rivestite di vegetazione e solcate da canali e meandri chiamati ghebi. Altri tratti del fondale, bassi e spogli di piante, stanno di solito sott'acqua e affiorano solo con le basse maree più forti: li abitano molti molluschi e crostacei. Le paludi restano sommerse anche con la marea più bassa, mentre isole e isolotti, abitati o no, prendono il nome di mote.
Fra canali e bassifondi gli isolani e i pescatori si spostano con la batèla, una barca a fondo piatto e senza chiglia, lunga da 5 a 12 metri. La governa un rematore in piedi a poppa, con uno o due remi, e può montare un albero e un motore.
Barbana, Schiusa e le isole verso Marano
La palù de sora ha meno isole del settore occidentale. Fra queste spicca l'isola di Barbana, quasi al centro della laguna. Secondo la tradizione il santuario mariano vi sarebbe stato fondato nel 582 sui resti di un tempio romano dedicato ad Apollo, e la prima chiesa fu avviata dal patriarca Elia, che negli stessi anni portò a termine la basilica di Sant'Eufemia a Grado. Più volte ricostruito e ampliato, il santuario di Barbana custodisce resti degli edifici precedenti, fra cui due colonne che con ogni probabilità venivano dalla chiesa originaria. Vi abita stabilmente una comunità di frati francescani.
Ogni prima domenica di luglio il Perdòn di Barbana porta da Grado all'isola un corteo di barche imbandierate e ornate di ghirlande di fiori. Si scioglie così il voto con cui i gradesi chiesero alla Madonna di fermare un'epidemia di peste; dopo la messa la processione rientra fra canti, preghiere e suono di campane.
Nello stesso settore orientale sta l'isola della Schiusa, creata in tempi recenti con materiale di riporto, urbanizzata per intero e legata a Grado da due ponti. Andando verso Marano si incontrano l'isola di Morgo, molto estesa e un tempo rinomata per i suoi raccolti, e l'isola dei Belli: si racconta che il nome venga dalla strega Bela, che avrebbe confuso i naviganti. Anfora chiude la laguna a ovest. Nel 1866 il confine fra l'Italia e l'impero austro-ungarico passò per l'isola, e l'impero vi fece costruire una piccola caserma; vi sorge il piccolo abitato di Porto Buso.
I casoni e le valli da pesca
Su molte mote si alzano i casoni, le dimore tradizionali dei pescatori gradesi. Hanno un solo corpo, un'intelaiatura di legno, il tetto a piramide coperto di canna e paglia e la porta volta a ovest. I pescatori vi passavano lunghi periodi e tornavano sull'isola di Grado soltanto nella stagione fredda.
Nelle numerose valli da pesca si pratica l'itticoltura. Ogni valle è una zona umida chiusa da argini verso il mare aperto, fatta di bacini poco profondi che canali e chiuse collegano fra loro e col mare, regolando il passaggio dell'acqua. Qui si allevano e si pescano in modo selettivo diverse specie di pesci, mentre molti uccelli acquatici vi trovano il luogo per nidificare.
All'isolotto di Mota Safòn è legato il ricordo di Pier Paolo Pasolini. Nel saggio «Pier Paolo Pasolini, Medea» il pittore Giuseppe Zigaina racconta di averlo convinto, in una limpida giornata di fine settembre, a salire sulla sua barca: fu così che il regista scoprì la laguna. Nell'estate del 1969 Pasolini vi girò alcune scene del film «Medea». Il casone che frequentava fu ricostruito sullo stesso posto rispettando la forma antica, e conserva fotografie e documenti di Pasolini, Ninetto Davoli e Maria Callas.
Tamerici, aironi e Valle Cavanata
Sulle isole crescono soprattutto tamerici, olmi, pioppi, ginepri e pini, e sono molto diffusi i fiuri de tapo. Gli uccelli sono numerosi: gabbiani, cormorani, garzette, aironi cinerini e il più raro airone rosso, germani reali, folaghe, alzavole, marzaiole e rondini di mare. Skodler segnala inoltre l'oca selvatica, la beccaccia di mare, la pantana e il totano moro.
L'estremità orientale è occupata dalla riserva naturale della Valle Cavanata, un'antica valle da pesca dove la vallicoltura durò fino all'istituzione della riserva regionale, con la legge regionale 42 del 1996. Secondo il perimetro provvisorio della Regione misura 330 ettari e quasi coincide con il sito della rete europea Natura 2000 «Valle Cavanata e Banco Mula di Muggia». Una fitta trama di canali, fra boschi e radure, comunica col mare attraverso chiuse regolabili. Tutta la laguna rientra, insieme a quella di Marano, nel sito Natura 2000 «Laguna di Marano e Grado», il cui piano di gestione fu adottato dalla Giunta regionale il 21 marzo 2018.
Domande frequenti
Come si raggiunge l'isola di Barbana nella laguna di Grado?
Non ha collegamenti via terra: ci si arriva solo in barca, partendo da Grado.
Come si visita la Valle Cavanata, nella laguna di Grado?
Da Grado una pista ciclabile porta alla riserva, che si percorre lungo i sentieri tracciati sul suo perimetro.
