Le lagune e valli da pesca del Friuli Venezia Giulia formano la laguna di Marano e Grado, una fascia di zone umide di oltre 16.000 ettari tra la foce dell'Isonzo e quella del Tagliamento. Le sue valli da pesca, che gli antichi Romani chiamavano piscinae piscariae, sono specchi d'acqua chiusi da argini e chiuse regolabili dove si alleva il pesce.
Bocche, maree e fiumi della laguna
Il sistema si allunga per 32 chilometri con una larghezza di 5 e tocca dodici comuni delle province di Udine e Gorizia: Lignano Sabbiadoro, Latisana, Precenicco, Palazzolo dello Stella, Muzzana del Turgnano, Carlino, Marano Lagunare, San Giorgio di Nogaro, Torviscosa, Terzo di Aquileia, Aquileia e Grado. Verso il mare lo chiudono cordoni litorali e banchi di sabbia, interrotti da sei bocche: Lignano, Sant'Andrea, Porto Buso, Morgo, Primero e quella di Grado, detta localmente «la Fosa». Da questi varchi la marea entra ed esce con un'escursione fra le più ampie del Mediterraneo, che nelle fasi di sizigia, cioè quando Terra, Luna e Sole sono allineati, supera i 100 centimetri.
Sette corsi d'acqua versano acqua dolce sui bassi fondali, dallo Stella al Natissa, passando per il Turgnano, il Cormor, lo Zellina, il Corno e l'Aussa. La sola laguna di Grado copre più di 12.000 ettari, da Fossalon di Grado fino alla foce dell'Aussa e del Corno, dove l'isola di Anfora segna il passaggio alla laguna di Marano.
La strada che unisce l'isola di Grado alla terraferma divide questo specchio in due settori: a levante il palù de sora, a ponente il palù de soto, più vasto e più ricco di isole. Su San Pietro d'Orio sorgeva un monastero, su Gorgo una chiesa e, durante la prima guerra mondiale, una base aerea italiana. Nel 1866 su Anfora passò il confine che separava l'Impero austro-ungarico dal Regno d'Italia, e l'Impero vi costruì una caserma; sull'isola sorge il piccolo abitato di Porto Buso. Nel settore orientale si trova l'isola di Barbana, sede da circa 1500 anni di un santuario mariano retto da frati francescani.
Barene, velme e banchi di sabbia
Secondo l'altezza delle maree, l'ambiente lagunare si divide in tre fasce. Sopra il livello medio dell'alta marea emergono isole, cordoni litorali e barene; fra alta e bassa marea si stendono le velme, piane di fango e sabbia solcate da canaletti tortuosi chiamati ghebi e rii; sotto il livello medio della bassa marea corrono i canali principali e le bocche. Le velme misurano circa 10.000 ettari lungo la costa fra il Tagliamento e il Timavo e ospitano vermi policheti, molluschi e crostacei, che gli uccelli cercano quando l'acqua si ritira.
I banchi sabbiosi esterni sono nati dai sedimenti dell'Isonzo e del Tagliamento, rimaneggiati dal mare e modellati dai venti, e corrono per oltre 20 chilometri da Grado a Lignano. Il Banco d'Orio chiude a sud la laguna di Grado ed è una delle sue aree di maggior valore biologico. Presso l'isola di Morgo la forma degli scanni e l'orientamento della bocca cambiano anche da un anno all'altro.
Le barene ospitano la maggior varietà di piante della laguna. La più diffusa è lo sparto delle barene, una graminacea (Spartina maritima) che con le radici protegge il terreno dall'erosione del mare; accanto crescono la Salicornia veneta, quasi esclusiva dell'alto Adriatico, e il limonio dai fiori violetti, pianta simbolo della laguna, in dialetto fiuri de tapo. Col giunco si fabbricavano un tempo i cordami per armare le reti. Sott'acqua le praterie di fanerogame, piante marine che a differenza delle alghe hanno radici, fiori e frutti, come la Cymodocea nodosa e le zostere, danno rifugio e cibo a pesci, molluschi e crostacei.
Le barene perdono terreno: misuravano 904 ettari nel 1954, 801 nel 1990 e 761 nel 2006. Le minacciano l'innalzamento del livello del mare, l'erosione che prevale sull'apporto di sedimenti e il moto ondoso delle imbarcazioni.
Le valli da pesca di Marano e Grado
Le valli coprono circa 1.700 ettari della laguna. La vallicoltura tradizionale è un allevamento estensivo a bassa densità, basato sulla montata naturale del pesce o sulla semina del novellame: i pesci crescono nei bacini e si raccolgono quando raggiungono la taglia migliore, due o tre anni dopo la semina. Regolando il ricambio dell'acqua e sfruttando le maree, il vallicoltore garantisce cibo naturale e acque in buone condizioni; d'inverno raduna i pesci nei bacini di sverno, vasche piccole e profonde al riparo dalla bora. Branzino, orata e alcuni cefali sono le specie di maggior interesse commerciale, mentre poche valli allevano l'anguilla, in declino in Europa: il Piano regionale di gestione dell'Anguilla affida alle valli gli esemplari immessi, perché arrivino maturi al viaggio verso il Mar dei Sargassi.
Le due lagune hanno valli diverse. Nella laguna di Marano le valli, circa 300 ettari in tutto, misurano in media 20 ettari, stanno lungo l'argine di conterminazione che delimita la laguna verso terra e lavorano in modo intensivo o semi-intensivo, con molto pesce e mangime; solo valle Pantani, la più estesa con 100 ettari, si presta all'allevamento estensivo. Le valli di Grado, circa 1.400 ettari, sono più grandi e allevano soprattutto in modo estensivo; alcune si trovano sull'isola di Ravaiarina. Nel 2017 se ne contavano 40, di cui 15 nella laguna di Marano e 25 in quella di Grado, con orata e branzino come specie principali.
Nel 2015 il settore attraversava una crisi profonda, per i costi di gestione di valli spesso familiari, la concorrenza del pesce allevato all'estero, il maltempo, gli uccelli che si nutrono di pesci e l'inquinamento da mercurio. Lavoravano a pieno regime solo tre valli fra Marano e Carlino, su circa 80 ettari, e undici a Grado, su circa 720, così che più di metà della superficie valliva restava improduttiva. Il mercurio dei sedimenti arriva soprattutto dall'Isonzo, che lo porta a valle dalle miniere slovene di Idrija, coltivate per più di cinque secoli, e in parte dagli scarichi dello stabilimento chimico di Torviscosa, attività entrambe cessate.
Le valli servono anche agli uccelli. Le barene spoglie create dallo scavo dei canali sono quasi l'unico luogo della regione dove nidifica la sterna comune; nelle valli Noghera, Morgo, Artalina, Mezzano e Longal, a Grado, e Pantani, a Lignano, centinaia di limicoli, gli uccelli che frequentano fanghi e limi, sostano durante le maree più alte. Nelle valli maggiori, presso i pozzi artesiani, l'acqua meno salata richiama d'inverno germani reali, alzavole e volpoche.
Uccelli e riserve della laguna di Marano e Grado
Nella laguna sono state osservate più di 320 specie di uccelli. Chiurlo maggiore, pivieressa e piovanello pancianera formano oltre il 90% dei limicoli che svernano in regione e si radunano a migliaia sui banchi di sabbia con l'alta marea. Il fischione, l'anatra svernante più numerosa, superò i 24.000 individui nel gennaio 2014, e la moretta grigia raggiunge qui fino al 90% della popolazione italiana. Fra gabbiani, sterne, cormorani e aironi compaiono anche i fenicotteri.
Dal 2013 la laguna appartiene alla rete europea Natura 2000 come Zona speciale di conservazione e insieme come Zona di protezione speciale per gli uccelli, col codice IT3320037. A sud-ovest di Marano Lagunare le foci dello Stella sono l'unico delta dell'Adriatico che si apre in una laguna: circa 1.400 ettari di canneti e paludi salmastre, Oasi naturale dal 1979 e poi riserva naturale regionale, riconosciuti di valore internazionale dalla Convenzione di Ramsar. Nell'area della «Cuna Dolse» nidifica la colonia di airone rosso più importante della regione, con 79-107 coppie nel 2013.
Due riserve occupano antiche valli da pesca. La Valle Canal Novo, a Marano Lagunare, è un'ex valle di 121 ettari, divenuta riserva regionale nel 1996. La Valle Cavanata, nella parte nord-orientale della laguna di Grado, è un'ex valle di circa 243 ettari chiusa verso il mare da dune e sfuggita alle bonifiche del Novecento, dove si contano oltre 270 specie di uccelli; l'oca selvatica, reintrodotta nel 1984, vi si riproduce dal 1987 e vi ha formato la prima colonia stanziale della regione. Sul confine orientale della laguna, alla foce dell'Isonzo, si estende la Riserva naturale della Foce dell'Isonzo.
Casoni, pesca e bonifiche
Il simbolo della laguna di Grado sono i casoni, le antiche abitazioni dei pescatori, fatte di canne, paglia e vimini. Hanno pianta rettangolare e una sola stanza col focolare, il tetto di canne a piramide e la porta volta a ovest, per riparare dal vento freddo di levante. Nella laguna di Marano la struttura è di tronchi di olmo e ontano, coperta di canna palustre intrecciata, e poggia sulla sopa, un isolotto artificiale costruito col fango di scavo; al centro dell'unico vano stava il fogher, il focolare in mattoni, fra i giacigli e gli spazi per reti e attrezzi. Questo paesaggio di velme, barene e casoni ispirò Ernest Hemingway durante i suoi soggiorni nelle valli da pesca attorno alla laguna.
La barca tipica è la batèla, lunga da 5 a 10 metri, a fondo piatto e talvolta con un albero, condotta da un rematore in piedi a poppa. I bassi fondali non permettono di trainare le reti come in mare, e la pesca lagunare è in gran parte passiva: dalle barche piccole, con una o due persone spesso della stessa famiglia, si calano reti da posta, i grasiúi, e cogolli che intercettano il pesce nei suoi spostamenti stagionali fra mare e laguna. Nella laguna di Marano la raccolta dei molluschi col rampone, o «ferro maranese», aveva danneggiato i fondali; fu vietata nel 2007 a favore dell'allevamento in aree date in concessione.
Dai primi anni del Novecento le bonifiche hanno sottratto alla laguna vaste superfici per l'agricoltura, e i lavori avviati nel 1928 nella zona di Fossalon hanno ristretto il palù de sora. Dopo l'alluvione del 1966 gli argini di conterminazione, 70 chilometri lungo il perimetro, furono alzati a una quota media di 3 metri sul mare; negli anni Settanta si scavarono i canali navigabili che dalle bocche di Grado, Lignano e Porto Buso portano al polo industriale di Porto Nogaro. In tutto l'alto Adriatico le zone umide passarono da circa 764.000 ettari nel 1865 a 192.000 nel 1972.
Domande frequenti
Da dove viene il nome delle valli da pesca?
Il termine «valle» appare in un documento del XV secolo, il più antico che lo usi. Deriva dal latino vallum, che significa argine o protezione.
Che cos'è la Litoranea Veneta nelle lagune del Friuli Venezia Giulia?
È una via d'acqua scavata che collega Venezia con la foce dell'Isonzo e con Trieste e percorre per il lungo la laguna di Grado. Il traffico delle barche si concentra sui cinque canali che vi confluiscono: Corón, di Marano, Aussa-Corno, Taiáda e Grado-Barbana.
