La riserva marina di Miramare protegge il mare che circonda il promontorio di Miramare, a Trieste, fra il porticciolo di Grignano e la riviera di Barcola. Le sue acque, profonde al massimo 18 metri, ospitano le specie dell'Alto Adriatico, fra cui la bavosa pavone, il pesce scelto come simbolo della riserva.
Le zone della riserva di Miramare
Il decreto istitutivo disegna il confine con cinque punti: parte dalla testa del molo che chiude a ovest lo stabilimento balneare «Miramare - Castello» e arriva alla radice della diga foranea del porticciolo di Grignano, passando a 200 metri dallo spigolo sud-ovest del castello di Miramare. Dentro questa linea si stende la zona di tutela integrale, una fascia larga 200 metri lungo 1,8 km di costa, pari a 30 ettari. Per le boe che ne segnano il perimetro lo Stato stanziò un contributo straordinario di 30 milioni di lire, previsto dallo stesso decreto; sono boe di colore giallo.
Attorno corre una seconda cintura di 90 ettari, larga altri 400 metri, detta «Buffer», cioè zona cuscinetto. La istituì la Capitaneria di Porto di Trieste con le ordinanze n. 76/95 e 28/98, la prima delle quali risale al 1995. In questa fascia sono proibiti la pesca professionale e l'ancoraggio, mentre resta permessa la pesca sportiva praticata da terra. Le due zone insieme tutelano 120 ettari di mare.
Fondali e roccia carsica a Miramare
La costa del promontorio è di roccia calcarea, la stessa del Carso, di cui Miramare forma una piccola propaggine sul litorale. Allontanandosi dalla riva, la scogliera lascia il posto a massi, ciottoli e infine al fango: fino a circa 8 metri il fondo resta roccioso, ghiaioso o sabbioso, più in basso diventa fangoso. Nel golfo di Trieste l'escursione di marea arriva al metro e mezzo, e a ogni bassa marea emerge una striscia di costa abitata da animali e alghe.
Nonostante la superficie ridotta e la poca profondità, l'area si è divisa in quattro ambienti distinti, tutti densissimi di vita: la fascia di marea, i detriti e le scogliere, comprese quelle artificiali, i fondali di sabbia e fango e infine il mare aperto, detto dominio pelagico.
Dalla zona di marea alla scogliera
Sulla roccia battuta dalle onde gli organismi si dispongono a fasce: in alto quelli che reggono più a lungo all'asciutto, più vicino al mare i più delicati, che hanno bisogno di restare sommersi. Qui vivono i denti di cane, minuscoli crostacei che passano quasi tutta la vita attaccati alla pietra, accanto a cozze, patelle e chiocciole di mare. Fra le alghe si distingue il Fucus virsoides, un'alga bruna endemica dell'Alto Adriatico, insieme alla lattuga di mare, all'ombrellino di mare e alla coda di pavone. Nella fascia più bassa la bavosa pavone e il succiascoglio sopportano di restare fuori dall'acqua durante la bassa marea.
Le cavità della scogliera fanno da tana a bavose, ghiozzi e serranidi, mentre sparidi e mugilidi nuotano liberi restando vicini al fondale per nutrirsi e ripararsi. Labridi e castagnole attaccano le uova alle rocce e difendono un vero nido, così che il loro ciclo riproduttivo si osserva per intero. Sotto i quattro metri compaiono le corvine, a volte in gruppi di decine di esemplari; al vertice della catena alimentare stanno le spigole, che inseguono i latterini, e qualche scorfano. Spugne, celenterati e briozoi colorano la pietra, frequentata anche da nudibranchi e astici.
Sabbia, fango e mare aperto
I fondali molli sembrano deserti, ma ospitano oloturie, ofiure e una stella marina arancione, l'Astropecten aranciacus. I paguri si trascinano dietro conchiglie ricoperte da una spugna anch'essa arancione, mentre lo spirografo, un anellide che vive dentro un tubo di sabbia e muco, all'occorrenza apre una corona di branchie a spirale. Nel sedimento si pianta la Pinna nobilis, il bivalve più grande del Mediterraneo, con una conchiglia di 35-50 centimetri, divenuto raro. Sotto la sabbia si nascondono pesci piatti come le sogliole e la passera, endemica dell'Alto Adriatico, mentre triglie, gallinelle, tracine e mormore vivono a contatto col fondo.
Più al largo nuotano al sicuro banchi di saraghi, orate e castagnole. Di tanto in tanto vi si spingono anche tursiopi, tartarughe marine e aquile di mare.
Il parco marino di Mario Bussani e il WWF
La tutela cominciò nel 1973, quando il naturalista triestino Mario Bussani creò su base privata, insieme al WWF, il «Parco marino di Miramare». Lo specchio d'acqua era allora una concessione demaniale marittima rilasciata all'associazione. Nella seduta del 7 febbraio 1985 la Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti propose di farne una riserva statale, e il 12 novembre 1986 i ministri De Lorenzo, all'Ambiente, e Degan, alla Marina Mercantile, firmarono il decreto che istituiva la «Riserva naturale marina di Miramare», pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 aprile 1987.
Il decreto delegava la gestione al WWF, che doveva lavorare col laboratorio di biologia marina di Aurisina, affidava la vigilanza alla Capitaneria di Porto di Trieste e revocava la vecchia concessione dal giorno dell'affidamento. Il WWF la indica come la prima area marina protetta italiana; per Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF, l'idea di queste aree in Italia nacque da due luoghi, Miramare e l'isola di Ustica, protetta anch'essa nel 1986.
Nel 2006 alcuni servizi passarono alla società WWF Oasi srl, e il regolamento della riserva fu approvato con decreto del 26 maggio 2009. Alla gestione contribuisce, oltre al Ministero dell'Ambiente, la Regione Friuli Venezia Giulia, che nel giugno 2011 propose l'area come Sito di importanza comunitaria della rete europea Natura 2000, col codice IT3340007 e il nome «Area marina di Miramare». Miramare è anche un'Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo (ASPIM) e, dagli anni Settanta, partecipa al programma UNESCO «Uomo e Biosfera», come cuore di una riserva di biosfera.
Ricerca e BioMa nelle scuderie di Miramare
Dal 1989 la riserva censisce i pesci col visual census, cioè osservandoli direttamente in acqua o con una videocamera subacquea, e dal 1992 una boa oceanografica misura i parametri chimici e fisici del mare. Più tardi arrivarono idrofoni ed ecoscandagli, per studiare il rumore prodotto dall'uomo e contare i pesci attraverso i dati acustici. La riserva raccoglie inoltre le segnalazioni di cetacei e tartarughe nel golfo e interviene quando un animale in difficoltà si spiaggia.
Nell'ala destra delle ex Scuderie del castello ha sede il BioMa, il Biodiversitario Marino, un museo dedicato agli ambienti del golfo dalla superficie alle profondità. Vi sono ricostruiti la scogliera sommersa, sezioni di sabbia e fango coi loro abitanti e praterie marine, con tursiopi e pesci luna a grandezza naturale; un tunnel mostra la bioluminescenza del mare di notte, e una vasca tattile ospita organismi del fondale.
Domande frequenti
Come si arriva alla riserva marina di Miramare?
In treno si scende alla stazione di Miramare e si prosegue a piedi attraverso il parco del castello. In auto si segue la strada costiera triestina fino al bivio di Miramare, poi viale Miramare fino alle Scuderie.
Si può fare il bagno nella riserva marina di Miramare?
No: nella zona integrale sono vietati il bagno, la pesca, la navigazione e la sosta delle barche. Fanno eccezione la sorveglianza, la ricerca e le visite autorizzate, sotto il controllo diretto della riserva.
