Il Monte Canin è la cima principale di un massiccio calcareo delle Alpi Giulie che, con i suoi 2587 metri, segna il confine fra Italia e Slovenia sopra la Val Resia, nel comune di Resia. Sotto la sua cresta si stende un altopiano carsico con più di mille grotte, alcune profonde oltre 1000 metri.
La cresta del Canin fra due Stati
Il massiccio disegna un arco: a sud lo chiudono il fiume Isonzo e i torrenti Mogenza e Resia, a nord il torrente Raccolana e il rio del Lago. La sua cresta corre da est a ovest per oltre 17 chilometri e domina tre valli. È la barriera più meridionale delle Alpi Giulie, compatta e riconoscibile anche dalla pianura friulana. Accanto alla vetta, detta in sloveno Visoki Kanin, sale il Mali Kanin, alto 2571 metri. Fino al 1915 il crinale separava il Regno d'Italia dall'Impero asburgico; il versante sloveno appartiene al comune di Bovec e scende verso l'alta valle della Soča, quello italiano fa parte della provincia di Udine.
Sul lato italiano, la cresta compresa fra la Baba Piccola e la sella Prevala, l'altopiano del Foran dal Mus, il Bila Pec e il Col Ladris rientrano nel Parco naturale delle Prealpi Giulie. La Regione lo istituì il 30 settembre 1996, con la sua legge numero 42, e ne pose la sede a Resia: si estende su circa 10.000 ettari in sei comuni della provincia di Udine. La Val Resia, ai piedi della montagna, fa parte anche della Riserva della Biosfera MAB Unesco delle Alpi Giulie.
Calcari del Dachstein e fossili di scogliera
Le rocce del massiccio sono calcari e dolomie deposti circa 200 milioni di anni fa sul fondo di un mare caldo e tropicale. Alla base sta la Dolomia Principale, di circa 220 milioni di anni: meno solubile, forma buona parte del fondovalle e funziona da letto semipermeabile per l'acqua. Sopra si alzano i Calcari del Dachstein, purissimi, di colore grigio chiaro-nocciola, spessi qui fra i 700 e gli 800 metri: compongono tutta la cresta sommitale fra il Canin e il monte Forato. In cima alla serie compaiono i calcari oolitici del Lias inferiore, di circa 190 milioni di anni.
Nei banchi di calcare affiorano numerosissimi fossili di Megalodonti, molluschi bivalvi della scogliera triassica dall'aspetto di grandi vongole, che sulla roccia lasciano impronte a semiluna o a cuore. L'orogenesi alpina, cioè il sollevamento che ha formato le Alpi, ha portato questi antichi fondali marini a oltre 2000 metri, piegandoli e fratturandoli. Fino ad alcune migliaia di anni fa il ghiaccio copriva poi l'intero massiccio, levigando le rocce: l'ampia conca di Sella Nevea è opera dell'ultima glaciazione, conclusa circa 10.000 anni fa. Sulle rocce montonate, cioè arrotondate dal passaggio del ghiacciaio, l'acqua ha inciso campi solcati, scannellature e vaschette di corrosione.
Abissi e grotte sotto il Foran dal Mus
Sull'altopiano si contano più di mille grotte, e ogni anno se ne scoprono di nuove. La roccia è un calcare quasi puro, spezzato dalle spinte tettoniche, e le precipitazioni nella zona del parco arrivano a 4000 millimetri l'anno. Qui l'acqua scioglie il calcare senza ridepositarlo: per questo gli abissi del Canin si aprono in ampie sale e condotte quasi prive di stalattiti e stalagmiti. Le cavità scendono soprattutto in verticale, e sul massiccio si apre la Vrtoglavica, il pozzo unico più profondo del mondo.
Le prime ricerche risalgono al 1911, quando Giovan Battista De Gasperi visitò il Col delle Erbe e il Foran dal Mus. Le due guerre mondiali fecero quasi dimenticare la zona; le esplorazioni ripresero nel 1962 e nel 1969 gli speleologi raggiunsero il fondo dell'abisso Gortani, a 920 metri di profondità. Nel 1963 venne scoperto l'abisso Boegan, dove un torrente sparisce nella roccia e scende per 624 metri fino al sistema del Col delle Erbe, lungo 30 chilometri e profondo 940 metri.
Il complesso del Foran dal Mus tocca i 1110 metri di profondità e ha 23 ingressi. Tutta l'acqua inghiottita dal versante italiano riemerge in fondovalle al Fontanon di Goriuda, una risorgiva, cioè una sorgente carsica, che si mantiene intorno ai 5 °C per tutto l'anno. Per gli speleologi furono costruiti due bivacchi: il Marussich, su una sella a 2000 metri fra la Val Raccolana e la Val Resia, e il D'Avanzo-Picciola-Vianello sul Col delle Erbe.
I ghiacciai del Monte Canin in ritiro
Sul versante nord i ghiacciai Ursic, Occidentale del Canin e Orientale del Canin hanno lasciato una traccia netta: la fascia di roccia giallo chiaro, scoperta di recente, si stacca dalla roccia grigia e ossidata più in alto. Intorno al 1875 il ghiacciaio Orientale comunicava con l'Ursic attraverso una sella a U. Il catasto dei ghiacciai italiani del 1959-1962 registrava sette piccoli ghiacciai, per 9 ettari in tutto. Le fronti si misurano dal 1880: i segnali posati da Desio nel 1920, da Tonini nel 1929 e da Di Colbertaldo nel 1946 sono rimasti a oltre 200 metri dal ghiaccio residuo.
Secondo il monitoraggio della Carovana dei ghiacciai di Legambiente, in un secolo i ghiacciai del Canin hanno perso circa l'84% della superficie e il 96% del volume: dai 2,37 km² della fine della Piccola età glaciale, conclusa intorno al 1850, sono scesi a 0,38 km². Alcuni settori superavano allora i 90 metri di spessore, mentre per il ghiacciaio Orientale è stato misurato uno spessore medio di 11,7 metri. Insieme a quello del Montasio sono i ghiacciai più bassi dell'arco alpino: li alimentano le nevicate, le più abbondanti delle Alpi, e le valanghe.
Salite storiche, da Sendtner a Kugy
Il Canin fu probabilmente salito già nella seconda metà del Settecento, ma la prima ascensione riconosciuta dalla letteratura alpinistica è quella del botanico Otto Sendtner, che nel 1841 arrivò in cima dal versante sud-est partendo da Plezzo. Negli anni Settanta dell'Ottocento si alternarono le salite di alpinisti di lingua tedesca, accompagnati da guide come Andreas Wenzel detto Exl, e quelle dei soci della neonata Società Alpina Friulana, fra cui Giovanni Marinelli, Giacomo di Brazzà e Giovanni Hocke. Nel 1874 Wenzel, guida di Raibl, aprì le prime salite sugli scivoli nevosi del versante nord, e nel 1888 le guide della Val Raccolana tracciarono la via delle Cenge, che arriva in cresta seguendo sottili cenge della parete nord.
Julius Kugy, esploratore e cantore delle Giulie, firmò la prima salita invernale il 12 febbraio 1902: partito da Raibl alle tre di notte con Bolaffio e la guida Oitzinger, toccò la vetta da nord e tornò in serata, in tempo per il treno per Trieste. Nell'autunno del 1903 salì per primo, con la guida Komac, lo sperone nord; porta la sua firma anche la via che percorre l'intera cresta meridionale.
Durante la prima guerra mondiale, sulla sella Bila Pec, a 2006 metri, fu costruita una casermetta militare, affiancata da una galleria scavata nella roccia per riparare uomini e mezzi; l'Ente Parco ne ha recuperato i resti. Nel 1956 Bonatti partì dal Canin per la prima traversata delle Alpi con gli sci, e nel 1986 la guida alpina Mario Di Gallo scese per primo con gli sci la parete sud, quella rivolta alla pianura.
Sentieri e ferrate del Monte Canin
Dalla vetta lo sguardo raggiunge a nord il Montasio (Jôf di Montasio) e lo Jôf Fuart, a est il Mangart, il Jalovec e il Tricorno, a sud la pianura friulana fino al mare Adriatico. La via più frequentata è la ferrata Brigata Alpina Julia, attrezzata nel 1962-1963 lungo la linea di Kugy. Si parte dal rifugio Gilberti, a 1850 metri, servito dalla cabinovia di Sella Nevea; si sale alla sella Bila Pec, si attraversa ciò che resta del ghiacciaio e si attacca lo sperone, per 737 metri di dislivello e una difficoltà classificata D. L'altra salita per esperti, l'Alta Via Resiana, parte da malga Coot e segue la cresta sud fino alla cima.
Sul versante nord corre il sentiero geologico del Foran dal Mus, allestito dal parco e descritto in una guida del 2009. Parte dal rifugio Gilberti con due anelli, uno lungo una giornata e uno più breve, e al posto dei cartelli ha piccole targhe metalliche numerate fissate alla roccia. Tocca l'ingresso dell'abisso Boegan, il bivacco Marussich e la casera Goriuda, da cui il Sentiero Sereno, esposto e in parte attrezzato, rientra a Sella Nevea.
Domande frequenti
Come si chiama il Monte Canin in resiano e in sloveno?
In resiano è Ćanen, e in valle lo chiamano anche Höra ta Ćanïnawa; in sloveno è Kanin, in friulano Mont Cjanine. Per la gente della Val Resia è un simbolo d'identità, a cui sono dedicate diverse canzoni popolari in dialetto resiano.
Come si raggiunge il Monte Canin da Sella Nevea?
Dall'uscita Carnia dell'autostrada A23 si arriva a Chiusaforte e si risale tutta la Val Raccolana fino a Sella Nevea. Lì un grande parcheggio, a circa 1140 metri, serve i sentieri e la cabinovia del versante nord.
