Montagna & Trekking · 6 min di lettura

Monte Chiadenis, la ferrata sui sentieri della Grande Guerra fra Sappada e Forni Avoltri

Il monte Chiadenis, cima di 2.459 metri fra Sappada e Forni Avoltri, fu linea del fronte dal 1915 al 1917: la sua ferrata sale fra caverne e trincee.

Monte Chiadenis: torri di calcare grigio con la croce, muretti di trincea, rifugio sul pascolo e larici
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il monte Chiadenis è una cima di 2.459 metri delle Alpi Carniche, divisa fra i territori comunali di Forni Avoltri e Sappada, in provincia di Udine. Fra il 1915 e il 1917 fu teatro di scontri fra alpini italiani e kaiserjäger austriaci, e una via ferrata ricalca i loro sentieri militari fino alla vetta.

Il gruppo del Chiadenis fra Carnia e Cadore

Il monte appartiene al tratto occidentale della catena principale carnica. Con il vicino Pic Chiadenis, alto 2.490 metri, forma un piccolo gruppo di due cime maggiori, separate da tre torri senza nome. Le pareti sono fatte di calcari nati da antiche scogliere nel Devoniano, circa 350 milioni di anni fa: questo angolo è fra i più antichi dell'intero arco alpino, e il bianco delle pareti spicca sul verde delle valli intorno.

Verso nord e ovest il gruppo cala sulla Val Fleons e sulla Val d'Oregone, a sud sul Col Caneva, a sud-est sul bosco dell'Avanza. Dal Chiadenis parte infatti una lunga cresta che continua con le Crete Cacciatori, il monte Avanza, la Cima della Miniera e il Navastolot. Fra il Chiadenis e il monte Peralba si apre la conca dove nasce il Piave. Tutta la zona corre sul confine fra Friuli Venezia Giulia e Veneto, e l'Austria dista poche centinaia di metri.

Sul fronte della Grande Guerra

Per l'esercito italiano il Chiadenis, con il Peralba e l'Avanza, segnava il punto di contatto fra la IV Armata del generale Nava e il Gruppo Zona Carnia del generale Lequio. I due schieramenti si toccavano al Passo Sesis, che gli italiani occuparono il 4 giugno 1915. Dalla parte austriaca il settore rientrava nel V Rayon, affidato alla divisione Pustertal, schierata dal Passo Pordoi al Peralba.

Nelle azioni del 1916 contarono, fra gli austriaci, le Hochgebirgscompanien, reparti addestrati a combattere su roccia e ghiaccio. Dall'altra parte c'erano gli alpini del Battaglione Dronero, i bersaglieri dell'8° reggimento e i volontari Alpini del Cadore guidati dal capitano Celso Coletti. Gli scontri più duri si concentrarono nei primi mesi di guerra attorno alla cima del Peralba; poi la linea si fermò, e per 29 mesi la lotta si ridusse a pattuglie e colpi di mano contro le postazioni d'alta quota, fino alla ritirata dei primi di novembre 1917, dopo Caporetto.

In quella linea il gruppo del Chiadenis era un caposaldo italiano. Caverne e gallerie bucano i versanti del Chiadenis e della terza torre, mentre nella zona della cima, dominata dal Pic, si vedono le postazioni in caverna degli alpini. Altri resti di postazioni occupano la forcella sopra il rifugio Calvi.

Dalla Val Sesis al rifugio Calvi

Da est si arriva lasciando l'autostrada Udine-Tarvisio all'uscita Carnia e salendo per Tolmezzo e Forni Avoltri; da ovest si viene dal Cadore e dal Comelico. Entrambe le direzioni confluiscono sulla strada regionale 355 a Cima Sappada, frazione di Sappada a 1.290 metri. All'altezza della sua chiesa si imbocca la stretta strada della Val Sesis, la SP22, che sale verso le sorgenti del Piave; 500 metri prima della fine, un tabellone di legno segna il parcheggio, a 1.815 metri, da cui parte il sentiero per il rifugio.

La larga mulattiera del sentiero 132 attraversa un bosco di larici e in una cinquantina di minuti arriva al rifugio Pier Fortunato Calvi, a 2.164 metri; il ripido sentiero delle Marmotte ne taglia i tornanti. Il rifugio, di proprietà del CAI di Sappada, porta il nome del patriota Pier Fortunato Calvi ed è il più alto della regione, chiuso a est dagli anfiteatri del Chiadenis e del Pic.

Poco sopra il parcheggio, sulla destra, comincia il sentiero attrezzato dei Fortini. Con l'aiuto di corde fisse passa fra i resti della prima guerra mondiale sul fianco sud-orientale del Piccolo Chiadenis e raggiunge la parete sud-ovest del monte. Dal rifugio, invece, il sentiero 132 porta in una ventina di minuti al Passo Sesis, a 2.312 metri, valico fra Cadore e Carnia.

La ferrata del monte Chiadenis

Gli alpini tracciarono durante la prima guerra mondiale il sentiero che la ferrata ripercorre, e il CAI di Portogruaro lo ha riattrezzato: una targa all'attacco ricorda il lavoro della sezione. Il nome Via di Guerra spetta alla salita del versante nord-est, mentre la ferrata CAI Portogruaro è il tratto sud-ovest; di solito l'intero percorso si chiama via ferrata del monte Chiadenis. Il giro classico va da nord-est a sud-ovest, così il tratto più duro si affronta in salita.

Dal Passo Sesis il sentiero 173 attraversa i prati sotto la parete nord del Pic Chiadenis e arriva al passo dei Cacciatori, a 2.213 metri; pochi minuti più su, verso i 2.230 metri, c'è l'attacco. La via risale il colatoio, cioè il canale ripido, fra il Pic e il monte, con camini, spigoli e piccoli terrazzi su roccia a tratti liscia e piena di sassi mobili. Nell'ultimo camino alcuni manici di ferro fanno da appoggio per i piedi.

Una cengia esposta passa poi accanto ai resti di fortificazioni e trincee e a una ringhiera sull'orlo del vuoto. Un camino attrezzato con staffe porta sotto la vetta, che ha una croce e un libro di vetta. Il panorama va dal Peralba ai massicci dell'Antelao, delle Marmarole e del Sorapis, dalle Alpi austriache al Coglians, fino al Sernio, alla Grauzaria, alle Giulie e alle Dolomiti di Sesto.

La discesa sud-ovest, segnata da ometti di sasso, alterna creste aeree, placche e cenge. Il passaggio più difficile è l'ultimo, una parete ripida di una ventina di metri assicurata con il cavo d'acciaio e con una catena, che termina alla forcella a 2.209 metri sopra il rifugio Calvi.

Pareti e vie d'arrampicata del Chiadenis

Il gruppo è soprattutto una meta di arrampicatori: nessuna delle sue cime ha una salita facile, e la ferrata è la via più semplice per la vetta. La prima salita conosciuta è quella della via normale del Pic Chiadenis, compiuta da H. Prunner il 17 settembre 1896.

Sul monte Chiadenis la via «Gasperini-Janese» sale per 380 metri la parete sud-est, con passaggi di VI grado. La «Fasil-Pachner» supera i 250 metri della parete nord-ovest fino al III grado, e la via «dei Tedeschi» risale la parete nord-est fra la prima e la seconda torre. Sulla parete sud del Pic, la «Baschera-Solero» arriva al VII+ grado in 200 metri.

Domande frequenti

Che cosa significa il nome del monte Chiadenis?

In friulano il monte si chiama Cjadenis, parola che significa «catene».

Quanto è difficile la ferrata del monte Chiadenis?

La sua sigla di difficoltà è EEA, che la riserva a escursionisti esperti dotati di attrezzatura, e servono casco, imbrago e set da ferrata omologati, per circa 800 metri di dislivello. I passaggi non superano il II grado, ma sono esposti e c'è il pericolo di sassi smossi da chi sta sopra.

Si può unire la ferrata del Chiadenis a quella del Peralba?

La vicina via ferrata Sartor al monte Peralba si combina bene con questa. Con un buon allenamento si salgono entrambe in giornata, ma è più comodo dividerle in due giorni e dormire al rifugio Calvi.

Come arrivare

In auto, l'uscita più vicina è Lozzo di Cadore: poi 29,5 km, 37 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Monte Chiadenis.

Info utili

Dove si trova
Forni Avoltri, Sappada (UD)
Coordinate
46,62364 N, 12,73143 E (Monte Chiadenis) · Apri su Google Maps

Strade e posizione © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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