Il rifugio Marinelli è il rifugio alpino più alto del Friuli Venezia Giulia e sorge a 2120 metri sulla forcella Moraret, nel comune di Paluzza, ai piedi del monte Coglians. Nacque nel 1901 come semplice ricovero voluto dal geografo Giovanni Marinelli e appartiene alla Società Alpina Friulana, la sezione udinese del Club Alpino Italiano.
Sulla forcella Moraret, fra erba e calcare
L'edificio sta su una specie di terrazzo naturale del gruppo del Coglians-Chianevate, nelle Alpi Carniche, in un punto dove si incrociano molti sentieri. Dalla sua terrazza lo sguardo corre sulle Alpi Carniche e sul massiccio del Coglians, e il paesaggio appare diviso in due: in basso i pascoli verdi, in alto le pareti bianche di calcare.
Il contrasto ha radici geologiche. Le rocce del monte Coglians e della creta delle Chianevate si formarono nel Devoniano, circa 400 milioni di anni fa, da una vasta barriera corallina che coralli, spugne calcaree e briozoi costruirono in un mare dal clima tropicale. Nel Carbonifero, intorno a 330 milioni di anni fa, faglie e fratture spezzarono la scogliera, che sprofondò sotto sabbie, limi e lave sottomarine. Da quei depositi vengono le formazioni dell'Hochwipfel e del Dimon, rocce friabili che modellano i pendii dolci ed erbosi attorno al rifugio. Proprio alla forcella Moraret, lungo il sentiero 174, si osserva il passaggio dall'una all'altra.
Giovanni e Olinto Marinelli, padre e figlio
Giovanni Marinelli era un geografo e cartografo alpino udinese. Nel 1874 guidò il gruppo di fondatori che a Tolmezzo diede vita alla sezione friulana del Club Alpino Italiano, divenuta poi Società Alpina Friulana, e ne fu il primo presidente, dal 1875 al 1900. Per l'associazione firmò due guide: nel 1894 quella del Canal del Ferro, quattro anni dopo la Guida della Carnia. Insegnò geografia all'Università di Padova e nel 1892 passò all'Istituto di studi superiori di Firenze, dove lavorò fino alla morte, nel 1900. Diresse anche La Terra, trattato in sette volumi uscito fra il 1883 e il 1902 per descrivere tutti i paesi del mondo.
Il figlio, Olinto Marinelli, fu avviato dal padre agli studi naturalistici, divenne geografo a sua volta e presiedette la società dal 1901 al 1926. Dopo la sua morte la Società Alpina Friulana decise che il ricovero avrebbe ricordato entrambi, per il mezzo secolo speso a diffondere l'alpinismo: il nome ufficiale è rifugio Giovanni e Olinto Marinelli.
Dal ricovero del 1901 alla ricostruzione
Il «Ricovero Marinelli» fu inaugurato il 22 settembre 1901. Giovanni Marinelli lo aveva voluto sull'esempio delle associazioni alpine europee, nate da poco, che costruivano ricoveri in quota come punti d'appoggio; questo serviva agli alpinisti diretti alle cime vicine, a cominciare dal Coglians.
Durante la prima guerra mondiale il fronte italiano passava per il gruppo del Volaia e per il monte Coglians, e alla fine del conflitto il rifugio era praticamente distrutto. Riaperto nel 1922, fu ampliato e rinnovato da cima a fondo: il Club Alpino Italiano data al 1927 l'ampliamento con cui il ricovero prese il nome di rifugio, la Società Alpina Friulana fissa al 1928 la fine dei lavori.
Dal 1951 il Marinelli è il secondo cambio della Staffetta Tre Rifugi, corsa in montagna a squadre che parte dal paese di Collina e tocca prima il rifugio Lambertenghi-Romanin. Altri lavori seguirono nel 1974 e nel 2001; l'ultimo ha dato all'edificio 50 posti letto, interni in legno e una terrazza panoramica. Per mezzo secolo, dal 1975 alla stagione 2025, lo gestì la famiglia Tamussin.
Fiori e animali delle praterie d'alta quota
Il rifugio sta oltre il limite degli alberi. L'estate breve, il freddo e la neve che resiste a lungo lasciano crescere soltanto erbe perenni, anche se in primavera i prati inclinati ed esposti a sud si liberano presto dal manto nevoso. Attorno all'edificio domina il nardo, o cervino, una graminacea a cespi fitti che forma il nardeto: in questa prateria fioriscono la nigritella, specie protetta, l'arnica montana e lo sparviere. Lungo il sentiero 148 si attraversano macchie di ontano verde e poi la brughiera di rododendri e mirtilli, dove il rododendro ferrugineo, con la pagina inferiore delle foglie color ruggine, occupa i terreni silicei e quello irsuto i calcari.
Fra le pietre vivono arvicole, toporagni alpini, la salamandra alpina, di colore nero, e il marasso, una vipera che sopporta bene il gelo. Le caccia l'ermellino, che come la lepre variabile e la pernice bianca cambia colore con le stagioni. Le marmotte sono le abitanti più note dei dintorni: davanti a un pericolo emettono un solo fischio se la minaccia viene dall'alto, come l'aquila reale, e una serie di fischi se arriva da terra. Fra ghiaioni e pareti volano il fringuello alpino e il picchio muraiolo, accanto al sordone e al gracchio alpino, mentre sui pendii compare il camoscio.
Il sentiero 143 dal rifugio Tolazzi
La salita classica comincia dal rifugio Tolazzi, a 1350 metri. In auto si lascia la strada regionale 355 all'altezza di Forni Avoltri e si sale verso Collina per 7 chilometri; oltre il paese mancano 2 chilometri al grande parcheggio dove finisce l'asfalto. Da lì una strada forestale chiusa alle auto, con il segnavia CAI 143, entra nel vallone di Moraret, e una scorciatoia nel bosco evita la prima serie di tornanti.
In circa un'ora si arriva alla casera Moraret, alpeggio a 1710 metri con il bestiame sui pascoli, fra genziane, rododendri e molte marmotte. Il sentiero risale poi l'intero vallone, tutto esposto al sole, fino alla forcella e al rifugio. In tutto sono circa 3,2 chilometri con 733 metri di dislivello, per poco più di due ore di cammino.
Verso il Coglians e le altre cime
Con 2780 metri il monte Coglians è la vetta più alta del Friuli Venezia Giulia e la meta principale di chi sale al Marinelli: dal rifugio servono da due ore e mezza a tre ore per circa 650 metri di dislivello. Il sentiero 143 risale in parte il Pic Chiadin e supera con un cavo metallico un paio di brevi salti di roccia esposti; l'alternativa è il 145, che lo raggiunge verso 2300 metri. Seguono due ghiaioni ripidi e un canalino con qualche passaggio facile da superare con le mani. Durante la prima guerra mondiale gli alpini occupavano stabilmente la cima, dove installarono una stazione eliografica per comunicare con il monte Crostis; i rifornimenti salivano a spalla con le portatrici di Collina, poi con una teleferica.
Per gli escursionisti esperti il rifugio è la base anche per la creta delle Chianevate (2769 metri), con passaggi di I e II grado, per il Pilastro del Coglians (2750 metri) e per la Cima di Mezzo (2713 metri). Sulla via di quest'ultima si tocca la forcella Monumenz, fra calcari scavati dall'acqua che in friulano si chiamano «monumenti», e vicino alla vetta restano i resti di postazioni italiane d'alta quota della Grande Guerra. Il sentiero 174 segue invece la cresta fino al monte Crostis, fra pendii erbosi e ontani verdi. Dal Marinelli passano inoltre quattro percorsi in quota: il Carnia Trekking, l'Alta Via delle Alpi Carniche, la Via Alpina e la Traversata Carnica.
