La foresta di Tarvisio copre quasi 24.000 ettari fra le Alpi Carniche e le Giulie, nei comuni di Tarvisio, Malborghetto Valbruna e Pontebba, là dove l'Italia tocca le frontiere austriaca e slovena. Appartiene allo Stato dal 1919 ed è la più grande foresta demaniale d'Italia esclusi i parchi, con una storia documentata che comincia nel 1007.
La Val Canale fra Fella e Slizza
Il perimetro della foresta misura 168 chilometri e racchiude quasi tutta la Val Canale, coperta di boschi per circa due terzi. La valle sta a cavallo di due bacini: il fiume Fella, che la percorre fra Pontebba e Tarvisio, porta le acque all'Adriatico, mentre lo Slizza appartiene al bacino del Danubio. La valle dello Slizza collega Coccau e Tarvisio alle Cave del Predil, dove si apre il lago del Predil, e il rio Vaisonz scende verso Fusine in Valromana e i suoi due laghi. Ai lati del Fella si aprono le valli laterali del Rio Bianco, di Malborghetto, di Ugovizza e di Valbruna, il canale del Bartolo e la valle del Rio del Lago.
Le Alpi Giulie, lungo il confine sloveno, alzano pareti rocciose in gran parte dolomitiche e culminano nello Jof di Montasio, a 2753 metri. A nord le Alpi Carniche segnano la frontiera austriaca: sono calcaree, con arenarie silicatiche e brecce, hanno cime più arrotondate e versanti bassi, ripidi e rocciosi, che si stringono in gole. Nel bacino danubiano il punto più basso è l'Orrido dello Slizza, a circa 670 metri, una gola percorsa da un sentiero escursionistico; sul versante adriatico si scende a circa 600 metri presso San Leopoldo Laglesie.
Abeti di risonanza e fiori endemici
I boschi sono in gran parte misti di abete rosso e faggio, con tratti di abete bianco, e per composizione, struttura e densità richiamano le foreste originarie delle Alpi. Dove il suolo è meno evoluto prendono posto il larice, il pino silvestre e il pino nero d'Austria, che qui tocca il suo limite orientale in Italia. Gli abeti sono la maggioranza, ma in autunno i larici e i faggi colorano i versanti di giallo, rosso e oro. Nel sottobosco crescono funghi pregiati.
Oltre i 1700 metri gli alberi lasciano il posto agli arbusti di pino mugo e rododendro, poi ai prati alpini e infine a una vegetazione rada di roccia, con la stella alpina e il raponzolo. Fra le specie endemiche spiccano la campanula di Zoys, sulle rocce calcaree delle quote più alte, e la Wulfenia carinthiaca, che fiorisce nel settore carnico fra la fine di giugno e la metà di luglio e che è vietato raccogliere.
L'abete di risonanza è un abete rosso identico agli altri all'aspetto: solo un occhio esperto lo intuisce, e la certezza arriva quando il tronco viene tagliato e scortecciato. Allora compaiono le tipiche rientranze a V, solchi lunghi da 3 a 10 centimetri e profondi 2 o 3 millimetri, che rendono il legno più elastico e migliorano la propagazione del suono. Cresce in poche zone delle Alpi, fra cui la Val Canale e soprattutto la conca di Fusine, nei lembi più remoti della foresta, e i liutai ne ricavano violini e altri strumenti a corda.
Fauna della foresta di Tarvisio
Le quattro specie di tetraonidi tipiche delle Alpi vivono qui in gran numero: il gallo forcello, la pernice bianca, il francolino di monte e il gallo cedrone, scelto come simbolo della foresta. Alcune coppie di aquila reale abitano stabilmente fra le Giulie e le Carniche, e in cielo compaiono il gufo reale e il gipeto; i grifoni passano durante i trasferimenti dal Salisburghese alle coste della Dalmazia. Sui pascoli d'alta quota vive la marmotta, mentre la lepre comune sta a fondovalle e la lepre variabile, o bianca, più in alto.
Gli ungulati sono numerosi: capriolo, cervo, camoscio, stambecco e cinghiale. In autunno i bramiti dei cervi risuonano nelle valli, e d'estate chi sale verso le vette incontra spesso stambecchi e camosci. L'abbondanza di prede, sostenuta dal recupero di prati e pascoli, dagli alberi da frutto di varietà locali e da alcuni carnai riforniti con regolarità, ha favorito il ritorno dei grandi carnivori europei: la lince, l'orso bruno e il lupo, rigorosamente protetti dalla Direttiva Habitat dell'Unione europea.
Dai vescovi di Bamberga a Maria Teresa
Nel 1007 l'imperatore germanico Enrico II il Santo donò questi boschi al vescovado di Bamberga, in Franconia, nell'attuale Baviera. Insieme alla Val Canale il vescovo ricevette le contee carinziane di Villach e Walfisberg, e la foresta divenne parte di un distretto assai più vasto. I boschi presero il nome di Signoria Federaun, da un castello vicino a Villach. Durante i sette secoli e mezzo del dominio vescovile nacquero le servitù, concessioni quasi gratuite di pascolo e di taglio della legna che il signore feudale accordava alla gente del posto per garantirne la sussistenza.
Nel 1759 la foresta fu acquistata da Maria Teresa, imperatrice d'Austria, che non vi introdusse cambiamenti di rilievo; i documenti e i piani di taglio di quegli anni si conservano negli archivi di Tarvisio. Seguirono invasioni e guerre fino a quelle napoleoniche, e nell'Ottocento i boschi passarono fra numerosi proprietari nobili. Preoccupato per i disboscamenti e per la quiete di una frontiera di valore militare, il governo austriaco li riacquistò e nel 1886 li cedette al Fondo di religione carinziano, rappresentato dal Ministero dell'agricoltura di Vienna. Il fondo discendeva dalle risoluzioni dettate nel 1782 da Giuseppe II d'Asburgo, che destinavano alle parrocchie i beni dei conventi soppressi. Già in epoca austroungarica la foresta veniva gestita con piani forestali.
Tarvisio allo Stato italiano dopo il 1919
Il trattato di Saint-Germain-en-Laye, firmato il 10 settembre 1919 fra gli alleati e l'Austria, assegnò all'Italia i beni dei fondi di religione nei territori acquisiti, e la foresta entrò nel demanio statale, affidata all'Azienda per le foreste demaniali. Ai privati che ne avevano titolo restarono i diritti di pascolo e soprattutto di legna, risalenti alle concessioni dei vescovi di Bamberga.
Nel 1929, in applicazione dei Patti lateranensi, la proprietà passò al Fondo per il culto, allora dipendente dal Ministero della giustizia e degli affari di culto; nel 1932 la sua Direzione generale fu trasferita al Ministero dell'interno. La gestione tecnica rimase ai forestali dello Stato: dal gennaio 1933 la tenne per convenzione l'Azienda di Stato per le foreste demaniali, che si serviva della Milizia forestale, sostituita nel 1943 dal Real Corpo delle foreste e nel 1948 dal Corpo forestale dello Stato. Nel 1965 la foresta restò esclusa dal trasferimento dei boschi demaniali alla Regione Friuli-Venezia Giulia.
Riserve e diritti di legnatico nella foresta
Nel 1975 furono istituite le due riserve naturali statali integrali e biogenetiche di Rio Bianco e di Cucco, entrambe nel vallone di Rio Bianco, nel comune di Malborghetto Valbruna; tutta la foresta è classificata riserva naturale orientata biogenetica. Nel 1991 la legge quadro sui parchi elencava anche la foresta fra le aree da tutelare, ma il parco nazionale non nacque.
Nel 1985 la legge n. 222 del 22 maggio, con la revisione dei Patti lateranensi, istituì il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'interno, proprietario della foresta. Dopo la soppressione dell'Azienda di Stato nel 1977, la gestione passò a un ufficio che nel 2005 prese il nome di Ufficio per la biodiversità del Corpo forestale e, dal 2017, al Reparto Carabinieri Biodiversità di Tarvisio. Il 90% della superficie è gravato da diritti di legnatico di origine medievale: dell'intera superficie, 15.000 ettari sono boschi produttivi, dove ogni anno si tagliano circa 15.000 metri cubi di legname con prelievi moderati e graduali, che mantengono continua la copertura degli alberi.
Domande frequenti
Come si arriva alla foresta di Tarvisio?
In auto si percorre l'autostrada A23 fino all'uscita Tarvisio, l'ultima in territorio italiano, oppure la statale Pontebbana. Dentro la foresta corre una vasta rete di strade forestali e di sentieri escursionistici, con alcuni rifugi.
Serve un biglietto per entrare nella foresta di Tarvisio?
No, l'accesso è libero. Valgono le norme sulla circolazione dei mezzi a motore e sulla tutela della fauna, della flora e degli habitat.
