Il lago di Bordaglia è un piccolo specchio d'acqua delle Alpi Carniche, a 1750 metri di quota nel comune di Forni Avoltri, raccolto in una conca modellata dai ghiacciai. Si apre al centro dell'Oasi faunistica di Bordaglia, fra il monte Volaia e il monte Fleons, e si raggiunge soltanto a piedi.
Una conca fra ghiacci e faglie
Le acque limpide del lago riflettono le cime che lo chiudono, a cominciare dalla Creta di Bordaglia che lo sovrasta. La conca si allunga da nordest a sudovest, nella stessa direzione delle fratture della Linea della Val Bordaglia, un geosito di rilevanza regionale. Proprio il passaggio di una faglia ne ha guidato la nascita: dove i movimenti tettonici l'hanno disturbata, la roccia è più spezzata e l'erosione la consuma con più facilità, fino a scavare un circo glaciale.
Il fascio di faglie occupa una fascia larga 750 metri e lunga 2,5 chilometri, che arriva al Passo Giramondo e comprende anche la Casera Bordaglia di Sopra. Vi affiorano rocce nate fra il Devoniano e il Triassico medio. Durante l'orogenesi alpina, cioè la spinta che ha sollevato la catena delle Alpi, gli spostamenti lungo le fratture le hanno compresse, accatastate e dislocate, riducendole in alcuni punti a pochi metri di spessore.
Le rocce del Devoniano attorno a Bordaglia
Verso est, dalla zona delle casere, lo sguardo corre ai monti Volaia, Coglians e alla Creta di Chianevate. Queste montagne sono fatte di calcari di piattaforma di 420-360 milioni di anni fa e formano il nucleo della più imponente scogliera organogena paleozoica visibile in Europa, una barriera costruita dagli scheletri di organismi saldati l'uno all'altro. Crebbe per circa 25 milioni di anni in un mare basso, caldo, limpido e ricco di ossigeno, mentre il fondale si abbassava lentamente: ne uscì una struttura alta oltre un chilometro, larga circa 5 e lunga quasi 100.
Poco lontano, il gruppo del monte Avanza copre circa 15 km² di sole rocce metamorfiche, un caso unico nella regione. Sono per lo più marmi, derivati da calcari massicci del Devoniano, che cominciarono a trasformarsi 350 milioni di anni fa con le prime compressioni dell'orogenesi ercinica. A Pierabech, la cava di marmo del monte Avanza estrae la pietra chiamata Fior di Pesco Carnico.
Piante e animali dell'Oasi di Bordaglia
Sulle rive crescono vecchi larici e pini, con un fitto strato di arbusti dove trovano riparo molti animali; più in alto, i pascoli si coprono di rododendri e mirtilli. Sui prati, dove salgono a pascolare le mucche, risuonano i fischi delle marmotte. In cielo volteggiano le aquile, mentre ai margini del bosco si possono scorgere cervi e caprioli. Fra gli abitanti dell'oasi si contano anche volpi, faine, galli cedroni e pernici bianche.
Anche l'acqua ha la sua vita. Nel 2013 Gianguido Salvi ha studiato la fauna di ostracodi conservata nei sedimenti del lago, e nello stesso anno uno studio sulla vegetazione acquatica delle montagne dell'Italia nord-orientale vi ha segnalato la Potamogeton alpinus.
Il sentiero da Pierabech al lago
La salita comincia a Pierabech, frazione a circa 2 km da Forni Avoltri e a 1040 metri di quota. Si lascia l'auto lungo la strada sterrata in località Pian della Guerra, presso la cava di marmo e lo stabilimento della Goccia di Carnia, l'acqua minerale che sgorga a quota 1370 dalla sorgente di Fleons. Un ponticello di legno scavalca il torrente Degano; oltre, il sentiero CAI 141 sale per circa 4 km fra faggi e abeti, lungo il rio Bordaglia. Poco prima di gettarsi nel Degano, il rio ha inciso nei marmi una piccola forra con rocce levigate e marmitte dei giganti, cioè profondi pozzi di erosione: un sentiero naturalistico la percorre per 200 metri, con 60 metri di dislivello.
A un bivio si lascia il 141, che prosegue verso Collina, e si piega a sinistra sul 142. I tornanti portano alla Casera Bordaglia di Sotto, a 1565 metri, accanto a una chiesetta dedicata a San Giovanni Bosco. Più su il bosco cede ai pascoli e la pendenza aumenta: dopo una mezz'ora si incontra una fontana della prima guerra mondiale, restaurata dagli Alpini di Forni Avoltri, e subito dopo la Casera Bordaglia di Sopra, che guarda il lago dall'alto. Le due casere non servono più all'alpeggio e sono state ristrutturate. Dall'ultima, un sentierino scende in pochi minuti alle rive.
Il percorso, di difficoltà escursionistica (E), supera circa 700 metri di dislivello e misura una decina di chilometri fra andata e ritorno; la salita richiede circa due ore e mezza.
L'anello del Passo Giramondo
Dal lago, in circa mezz'ora, si sale al Passo Giramondo, valico di 2005 metri sul confine fra Italia e Austria, fra i monti di Volaia e il gruppo della Creta di Bordaglia. Nell'ultimo tratto affiorano rocce con evidenti deformazioni tettoniche, e attorno al passo sono visibili le tracce delle postazioni di prima linea del fronte italo-austriaco della prima guerra mondiale.
Per chiudere il giro ad anello si torna per un breve tratto e si attraversano i ghiaioni rossastri sotto la Creta di Bordaglia fino al lago Pera, che deve il nome alla sua forma simile al frutto, e alla Sella Sissanis. Con i suoi 1987 metri, la sella è il punto panoramico più alto del giro. La discesa tocca la Casera Sissanis di Sopra, ridotta a ruderi, e quella di Sotto; poi la pista forestale costeggia la stretta di Fleons, una forra profonda che il Degano ha scavato fra i monti Navastolt e Navagiust. L'intero anello misura 14,5 km e si percorre in circa sei ore.
Domande frequenti
Come si arriva in auto alla partenza per il Lago di Bordaglia?
Dall'autostrada A23, uscita Carnia, si va verso Tolmezzo e Villa Santina e si imbocca la strada regionale 355 in direzione Sappada, attraverso Ovaro, Comeglians e Rigolato. Poco oltre Forni Avoltri si gira a destra seguendo le indicazioni per Pierabech.
Il Lago di Bordaglia si può raggiungere in inverno?
Sì, il lago è raggiungibile in ogni stagione, e con la neve la salita si compie con le ciaspole.
