Il lago di Ragogna è un piccolo bacino di origine glaciale, chiuso fra le colline moreniche al confine fra Ragogna e San Daniele del Friuli e lasciato dal ritiro del ghiacciaio del Tagliamento. Zona speciale di conservazione della rete europea Natura 2000, è l'unico luogo del Friuli Venezia Giulia dove cresce la castagna d'acqua.
Forma e acque del lago di Ragogna
In friulano si chiama Lât di Ruvigne. Le alture che lo circondano sono cordoni morenici, cioè dossi di ghiaie, sabbie e fanghi depositati dai ghiacciai del Quaternario, disposti a semicerchio come le gradinate di un anfiteatro. Il Comune data la nascita del lago a circa 12.000 anni fa; uno studio sulle libellule delle università di Trieste e di Udine, uscito nel 2025, la riporta invece a quasi 16.000 anni fa e lo considera l'ultimo lago intermorenico, cioè nato fra i cordoni morenici, della regione.
A 188 metri di quota, il bacino ha forma ellittica, un diametro di circa 700 metri, 25 ettari di superficie e una profondità massima di 9-10 metri. Oltre alla pioggia lo riforniscono una sorgente sotterranea, nel settore nord-occidentale, e alcuni ruscelli che scendono dal versante meridionale del monte di Ragogna e dai colli vicini. Secondo lo studio del 2025 l'acqua si dispone in strati di temperatura diversa ed è eutrofica, cioè ricca di sostanze nutritive, probabilmente per i concimi sparsi nei campi coltivati attorno.
Canneti, ninfee e castagna d'acqua
Una fascia palustre di torbiere, prati umidi e canneti di cannuccia di palude e giunco, orlata da formazioni di salice cinerino, separa l'acqua dai boschetti di ontani, pioppi e salici. Sulla superficie si allargano estesi lamineti, cioè tappeti di piante a foglie galleggianti: ranuncoli acquatici e diversi tipi di ninfee, che in primavera e in estate disegnano un mosaico di colori.
La castagna d'acqua (Trapa natans) è una pianta acquatica con foglie romboidali e dentate. Il suo frutto commestibile ha un involucro legnoso bruno-rossastro con quattro punte: fin dalla preistoria lo si raccoglieva a fine estate, lo si lasciava seccare e lo si macinava per farne farina. Per questa rarità e per i suoi ambienti umidi il lago fu riconosciuto dalla Comunità europea come sito di interesse comunitario, col codice IT3320020. Nei prati vicini crescono Gentiana pneumonanthe e Senecio paludosus, mentre fra le piante sommerse figurano Hottonia palustris e Myriophyllum spicatum.
Pesci, uccelli e libellule
Nelle acque nuotano lucci, tinche, carpe e cavedani, insieme a scardole, persici reali e persici sole. Il lago si trova sulla rotta di molti uccelli migratori, che vi fanno tappa soprattutto nei mesi in cui si spostano verso i luoghi di svernamento: aironi cenerini e tarabusi, svassi maggiori, tuffetti e strolaghe, germani reali, marzaiole e folaghe, gallinelle d'acqua e cigni reali.
Lungo le rive volano migliaia di libellule. Un primo censimento, nel 1989, ne contò 30 specie; quello condotto fra il maggio 2020 e l'aprile 2021 registrò 3945 esemplari di 29 specie, pari al 45,3 per cento delle libellule del Friuli Venezia Giulia e al 30,2 per cento di quelle italiane. Fra il 2 settembre e il 13 ottobre 2020 comparvero 16 esemplari di Trithemis annulata, una libellula di origine africana mai segnalata prima nella regione né nel resto del Nord-Est.
Tracce dell'uomo sulle sponde
Le ricerche archeologiche hanno riportato alla luce testimonianze del Mesolitico recente e del Neolitico antico, attorno al 5000 a.C., lasciate da una comunità di agricoltori stabilita in riva al lago. Poco più a nord si trova il cimitero ebraico, con la tomba più antica datata 1742. Vi si seppelliva la comunità ebraica di San Daniele, attestata dagli atti amministrativi almeno dal Cinquecento e ricordata nei documenti per i suoi banchieri e i suoi medici.
Negli anni Trenta una bonifica ridusse lo specchio d'acqua a circa un quarto della sua estensione originaria. Sul fianco sud della collina che fronteggia il lago si apre la cava di Kric, in friulano gjave di Kric: una conca ad anfiteatro da cui si estraevano torba, lignite, conglomerati e tufi. Rimase attiva fino agli anni Cinquanta, e nella roccia si vedono i fori circolari scavati per le cariche di esplosivo.
Il girolago attorno al lago di Ragogna
L'anello che fa il giro del bacino, chiamato girolago, misura circa 4,3 chilometri, tocca i territori di Ragogna e di San Daniele e si percorre a piedi o in bicicletta. Il fondo è naturale: un tratto è una pista riservata a pedoni e ciclisti, un altro una strada vicinale che serve i campi, e la difficoltà è bassa. Il tracciato corre per lo più nella campagna, lontano dalla riva, e lascia vedere l'acqua solo a scorci, alternando tratti al sole e tratti all'ombra del boschetto; lungo il cammino si incontrano la cava di Kric, il cimitero ebraico e alcune aree con panche e tavoli per la sosta.
Sul lato sud sorge una torretta di osservazione in legno, da cui si seguono gli uccelli sull'acqua. Dalla cima lo sguardo abbraccia tutto il lago e, nelle giornate limpide, arriva alle vette delle montagne friulane.
Domande frequenti
Come si arriva al lago di Ragogna?
Da San Daniele del Friuli si prende la strada per Gemona del Friuli e, dopo un paio di chilometri, si svolta a sinistra seguendo i cartelli; da Pordenone si percorre la strada regionale 463 e si gira a sinistra poco oltre il centro di San Daniele. I parcheggi sono due: uno davanti al lago, sul lato di Ragogna, e uno poco distante, sul lato di San Daniele.
Nel lago di Ragogna si può fare il bagno?
No: il lago non è balneabile e non vi si praticano sport acquatici. È consentita invece la pesca, e la pesca alla carpa richiama appassionati anche da oltre confine.
