La laguna di Marano è il bacino occidentale del sistema lagunare di Marano e Grado, sulla costa del Friuli Venezia Giulia, e si stende per circa 9.000 ettari fra il fiume Tagliamento e il canale Anfora. Si formò fra 5.500 e 4.200 anni fa, molto prima della vicina laguna di Grado, e deve il suo carattere alle abbondanti acque dolci dei fiumi.
Il sistema lagunare dell'Alto Adriatico
Verso levante la laguna di Grado ne prosegue lo specchio d'acqua per circa 90 chilometri quadrati. Le due lagune formano insieme un sistema di circa 160 km², che fa parte della fascia di ambienti di transizione che borda il tratto più settentrionale dell'Adriatico, e dell'intero Mediterraneo, dal delta del Po agli stagni costieri della Slovenia. Per l'ARPA del Friuli Venezia Giulia, l'agenzia regionale per l'ambiente, è l'unico caso italiano di lagune in senso stretto: bracci di mare semichiusi da penisole o isole barriera, dove la marea entra ed esce attraverso varchi detti bocche di porto.
A sud la separano dal mare la penisola di Lignano Sabbiadoro e una fila di barene, cioè isolotti formati dai sedimenti, fra cui l'isola di Sant'Andrea e l'isola di Martignano. Quest'ultima, chiamata «isola delle conchiglie», si trova a poche centinaia di metri dalla punta orientale della penisola: è una grossa barena con una spiaggia di sabbia rivolta al mare aperto, mentre all'interno crescono piante palustri e sorgono alcuni casoni. Fra gli intellettuali che amarono questa laguna ci fu lo scrittore americano Ernest Hemingway.
Le origini della laguna di Marano
Fra 6.000 e 5.000 anni fa il mare invase le vaste pianure alluvionali del Nord Adriatico e creò ampie baie, chiuse dai delta dei fiumi che avanzavano rapidamente. L'Isonzo e il Tagliamento vi portarono sedimenti che le correnti spinsero lungo la riva fino a stenderli in lidi: furono questi cordoni di sabbia a isolare le baie dal mare e a far nascere le lagune. Gli studi stratigrafici e cronologici collocano la laguna di Marano nella posizione attuale da circa 5.500 anni, quando il livello del mare stava 5-6 metri più in basso, e mostrano che circa 1.600 anni fa almeno il suo settore meridionale aveva una forma molto simile a quella attuale. La laguna di Grado comparve invece soltanto fra il IV e il VI secolo d.C.
Dopo il 1800 a modificare il profilo lagunare fu soprattutto il lavoro dell'uomo, con argini e difese litorali eretti verso il mare. Le bonifiche sottrassero circa il 30% dell'antica superficie del sistema lagunare e alcuni varchi verso il mare vennero chiusi. Le bocche rimaste furono munite di lunghi moli guardiani, che bloccano il trasporto dei sedimenti da est verso ovest.
Acque dolci, maree e fondali
Le acque di piena del Tagliamento e dell'Isonzo raggiungono la laguna attraverso i canali di Bevazzana e Isonzato, e solo mentre la marea cala. Il loro peso sull'idrologia è forte nella parte maranese, mentre il bacino di Grado ha un carattere decisamente più marino. In base all'estensione, all'escursione di marea e alla salinità media, l'intero sistema è stato diviso in tre tipi di laguna, detti mesoalina, polialina ed eualina, e in 17 corpi idrici, quattro dei quali fortemente modificati. Rispetto a quella di Grado, la laguna di Marano ha fondali più profondi, effetto di un maggiore idrodinamismo, cioè di un ricambio d'acqua più vivace. L'acqua supera i 30 °C d'estate e scende sotto lo zero nei lunghi periodi invernali di bora, il vento da est nord-est.
Quarantacinque anni dopo la prima Carta idrografica, la Regione Friuli Venezia Giulia completò i rilievi della Carta batimetrica della Laguna di Marano e Grado, che fotografa piane di marea e canali al 2011. Servirono 700 chilometri di profili continui lungo transetti nord-sud distanti 150 metri, oltre a più di 120 chilometri di rilievi multibeam, un sistema di scansione ad alta risoluzione, nei canali. Dal 2008 una rete di 19 mareografi misura il livello del mare ogni cinque minuti, con stazioni anche a Lignano, a Marano Lagunare e a Porto Buso.
Nei sedimenti si trovano alte concentrazioni di mercurio, che crescono da ovest verso est fra 0,5 e 12,5 mg/kg. La fonte principale sono i detriti trasportati dall'Isonzo dalla zona mineraria di Idrija, in Slovenia, sfruttata per oltre 500 anni; una seconda fonte furono gli scarichi dello stabilimento chimico di Torviscosa, che colpirono soprattutto l'area davanti alla foce dell'Aussa-Corno. Entrambe le attività sono cessate, e le ricerche delle autorità sanitarie hanno stimato per l'uomo una contaminazione nettamente inferiore alla soglia di rischio.
Piante, pesci e uccelli
Lungo le rive e sulle barene crescono canne palustri, giunchi e limonio. Sott'acqua, un primo censimento del 2007 in 12 corpi idrici contò 62 taxa di flora acquatica, in gran parte alghe rosse, con tre fanerogame marine: Nanozostera noltii, Zostera marina e Cymodocea nodosa. Il fitoplancton, le alghe microscopiche sospese nell'acqua, è più abbondante nella laguna di Marano, soprattutto alle foci dei fiumi, dove le fioriture di microalghe sono frequenti. La ricchezza di specie cresce dalla gronda, il margine interno verso terra, alle zone di maggiore ricambio: i macroinvertebrati del fondale passano da 8-9 specie nella fascia interna maranese a 50-60.
Nel 2009 il campionamento dei pesci rilevò 25 specie, e quattro di esse (Atherina boyeri, Aphanius fasciatus, Pomatoschistus canestrinii e Platichthys flesus) davano oltre il 90% degli esemplari. Le reti dei pescatori raccolgono passere, sogliole, angudelle, orate e branzini, cioè spigole, insieme a gamberi, seppie, vongole e cozze. Fra gli uccelli, stanziali o di passo, ci sono aironi, sterne, gabbiani, oche e cigni reali, che qui nidificano o trascorrono l'inverno durante le migrazioni.
Riserve naturali nella laguna di Marano
L'intera laguna di Marano e Grado è sito della rete europea Natura 2000 con il codice IT3320037, esteso su 16.364 ettari fra le province di Udine e Gorizia. È Zona Speciale di Conservazione per la direttiva Habitat 92/43/CEE e Zona di Protezione Speciale per la direttiva Uccelli 2009/147/CE, e al suo interno sono state delimitate anche zone protette dalla convenzione di Ramsar sulle zone umide. La legge regionale 42/96 vi istituì due riserve naturali regionali.
La più vasta, la riserva naturale Foci dello Stella, copre 1.377 ettari: comprende il delta del fiume Stella e tratti di laguna con forti sbalzi di salinità e di temperatura, canali e secche nude o coperte di vegetazione. Vi si arriva solo in barca. Gli uccelli palustri la popolano in gran numero in ogni stagione, e il suo ambiente più caratteristico è il canneto, raro e prezioso.
La riserva naturale Valle Canal Novo, di 121 ettari, nacque da una valle da pesca, cioè uno specchio lagunare chiuso un tempo usato per l'allevamento del pesce, a cui si aggiungono alcuni campi coltivabili. Si raggiunge a piedi da Marano Lagunare e ospita il centro visite delle riserve, ispirato ai «Wetlands Centres» britannici, con edifici che riprendono la forma dei casoni e un acquario lagunare.
I casoni dei pescatori maranesi
I casoni sono la costruzione tipica della laguna: capanne di un solo vano, a pianta rettangolare o circolare, con un focolare al centro. Le pareti sono fatte di fasci di canne palustri legati su un'ossatura di legno, e il tetto molto spiovente è di paglia e canne. I pescatori li costruivano come base per le battute di pesca: vi tenevano gli attrezzi per la pesca e la caccia, vi mangiavano, si riparavano dalla pioggia e vi dormivano fra una pescata e l'altra. Ogni famiglia di Marano possedeva una casa in muratura in paese e uno o più casoni in laguna.
I casoni sorgono su terreni pubblici e appartengono al Comune, che può intestarli soltanto a chi nasce, cresce e pesca a Marano Lagunare; alla scadenza la concessione si rinnova per tacito assenso. La manutenzione tocca ai pescatori e alle persone a cui affidano il casone, e va fatta con regolarità perché il maltempo e gli uccelli rovinano facilmente le strutture di canna. Quasi tutti si raggiungono solo in barca, e nel 2023 se ne contavano una quarantina fra le lagune di Marano e di Grado.
Domande frequenti
Dove si può conoscere la storia antica della laguna di Marano?
Nel paese di Marano Lagunare ha sede il Museo Archeologico della Laguna di Marano, a ingresso gratuito, dedicato a un territorio che per secoli fu luogo di passaggio di merci e d'incontro fra l'Adriatico e l'Europa continentale. Espone fra l'altro manufatti preistorici in selce e reperti dell'isola dei Bioni, uno dei pochi siti lagunari scavati in tempi recenti.
