Sport & Outdoor · 6 min di lettura

Falesie del Friuli, dal golfo di Trieste alle Alpi Carniche di Paluzza

Falesie del Friuli, pareti calcaree d'arrampicata fra la Costiera di Trieste, la Val Rosandra e la Carnia di Paluzza, con vie di ogni grado dal 3b al 9b.

Falesie calcaree chiare con scalatori sopra la strada costiera in galleria sul golfo di Trieste, gabbiani in volo
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Le falesie del Friuli sono le pareti di roccia calcarea attrezzate per l'arrampicata sportiva che si incontrano in Friuli Venezia Giulia, dalla costa del golfo di Trieste alle Alpi Carniche lungo il confine con l'Austria. Le vie salgono fino al 9b delle pareti di Paluzza, e la loro storia comincia con gli alpinisti Comici e Carlesso.

Dal Carso alle Alpi Carniche

Il calcare accomuna quasi tutte le pareti, ma cambia volto da una zona all'altra. Daniele Bucco, scalatore nato a Pordenone nel 1977 che aveva mosso i primi passi in verticale nel 1990 in Val Colvera, ha riunito queste falesie nella guida «Friuli e Terre di Confine», uscita in seconda edizione nel 2020. Vi compaiono i celebri strapiombi di Erto, le piccole falesie delle Dolomiti di casa, le pareti di Tarvisio e della Carnia e, attorno a Trieste, la Costiera e la Napoleonica.

Secondo la stessa guida, la storia dell'arrampicata in regione è fra le più importanti d'Italia. Furono alpinisti come Comici e Carlesso a trasformare la Val Rosandra e Dardago in una palestra di allenamento per le imprese più impegnative nelle Dolomiti. Per i triestini la Val Rosandra resta così la memoria materiale del grande alpinismo fra le due guerre, e sulla Costiera una delle vie facili porta il nome di Diedro Comici.

La Costiera sul golfo di Trieste

La falesia Costiera si affaccia su tutto il golfo di Trieste, al di sopra della strada costiera. Sul suo calcare si alternano tacche, buchi e colonne, e le salite, di un tiro solo o di due lunghezze, passano dalla placca allo strapiombo; anche sulle pareti più ripide bisogna lavorare coi piedi, e a prevalere è la resistenza. I gradi vanno dal 4 all'8a+, e ogni via è protetta da resinati, cioè ancoraggi fissati con la resina, con catene per calarsi.

La parete si divide in tre settori. Il primo raccoglie le 10 vie iniziali, chiuse da un pilastro che le divide dalla grotta; il secondo arriva al sentiero di discesa e il terzo prosegue fino al termine della roccia. Chi sale sul lato esterno della galleria naturale resta lontano dal rumore delle auto e, dai piccoli terrazzi, ha davanti il mare, coi gabbiani a fare da sottofondo. Fra le salite più note ci sono I Gelati, un 6b di due lunghezze, Kura, di grado 7c+, e Santa Esmeralda, un 8a.

Val Rosandra, la «Valle» dei triestini

I triestini la chiamano semplicemente la «Valle»: è un profondo solco del Carso alle spalle della città, tagliato dal confine fra Italia e Slovenia. Il torrente Rosandra, in sloveno Glinščica, è l'unico corso d'acqua di superficie del Carso e scorre in una spaccatura fra il monte Stena e il monte Carso. Dal 2006 la riserva naturale della Val Rosandra è gestita dal Comune di San Dorligo della Valle. Da Bagnoli della Rosandra, a 5 km da Trieste, un ampio sentiero risale la forra: sfila accanto ai resti dell'acquedotto romano del I secolo d.C. e alle gallerie della vecchia ferrovia, passa sopra la cascata di 35 metri e arriva a Botazzo, sotto lo sperone del monte Stena, alto quasi 150 metri.

La Valle non ha un'unica grande parete: i settori sono più di 20 e le vie alcune centinaia. La maggior parte si trova sul versante di destra, il più soleggiato. Sopra Bagnoli, i Giardini d'Inverno offrono 13 vie fra il 3c e il 6b+ su un calcare giovane a tacchette. La Bianca, poco oltre la Piccola Ferrovia, prende il nome dalla sua via storica di grado 5a, che traversa in placca e poi sale in un camino. Falchi e Falchetti formano una parete di 50-60 metri, mentre sullo Stena una via di tre tiri non supera il 5c. Sul versante opposto, accanto alla chiesa medievale di Santa Maria in Siaris, si stendono le placche inclinate dei Formai.

Paluzza e le falesie della Carnia

Paluzza si trova nelle Alpi Carniche, lungo la cresta che segna il confine con l'Austria, e le sue falesie hanno monotiri dal 4a al 9b. Qui nacque nel 1986 Arrampicarnia, uno dei primi raduni di arrampicata sportiva in Italia, pensato per scalare e fare festa senza classifiche né punteggi. Alla prima edizione, sulle pareti del Passo di Monte Croce Carnico, salirono fra gli altri Manolo, Heinz Mariacher, Mauro Corona, Patrick Berhault, Luisa Iovane e Alessandro Gogna.

Le falesie del passo stanno a circa 1300 metri, sulle pendici meridionali del Pal Piccolo, fra pascoli verdi: placche grigie, muri verticali scuri e pareti gialle appena strapiombanti, con gradi fino al 9a. In seguito un gruppo di giovani del posto vi ha attrezzato nuove vie difficili, ripetute anche da Adam Ondra e Jacopo Larcher.

Più a est, a 2000 metri, una strada che parte da Casera Promosio raggiunge il lago Avostanis. Sopra l'acqua si allunga per circa 400 metri un massiccio calcareo con circa 150 monotiri e alcune vie di più tiri, su placche grigie compattissime; chi comincia trova le vie adatte nella parte sinistra. In Val di Collina, raggiunta per una strada forestale, una quindicina di vie di più lunghezze corre su rigole, cioè solchi scavati dal carsismo, e altri quattro settori contano un centinaio di monotiri ciascuno.

Le stagioni e il falco pellegrino

Ogni falesia ha la sua stagione. La Costiera guarda a sud ed è perfetta d'inverno, anche col freddo e la Bora, oltre che nelle mezze stagioni; dopo la pioggia asciuga in fretta. In Val Rosandra le pareti esposte a sud servono in primavera, in autunno e nei giorni più miti dell'inverno, mentre l'ombroso Crinale, sul versante opposto, è fra i settori fondamentali per scalare d'estate.

Le pareti sono anche i luoghi di nidificazione del falco pellegrino, e la riserva della Val Rosandra ha vietato più volte l'arrampicata nella stagione della cova. Nel 2023, dopo l'avvistamento di una coppia segnalato il 22 marzo, l'ente proibì fino al 30 giugno di scalare sulla falesia «La Bianca-Bela stena», di accedervi dall'alto e di passare a meno di 30 metri dal suo piede, vietando anche il volo dei droni.

Domande frequenti

Come si raggiunge la Costiera, fra le falesie del Friuli sul golfo di Trieste?

Si esce dall'A4 a Trieste, si prende la strada costiera e, superata la grotta naturale, si lascia l'auto in uno spiazzo sulla destra. A piedi si torna attraverso la grotta, si scavalca una ringhiera e un sentiero ripido, attrezzato con pioli e cavo, porta alla parete in 6 minuti: i primi passi in discesa sono delicati e conviene uno zaino piccolo e leggero.

Che cosa portare sulle falesie del Friuli in Val Rosandra?

Nei settori principali la chiodatura è ottima, ma è bene tenere all'imbrago un cordino e un moschettone a ghiera per le manovre alle soste dove manca il moschettone di calata.

Info utili

Dove si trova
Trieste, San Dorligo della Valle, Paluzza (TS, UD, PN)