Gli arrotini della Val Resia sono gli affilatori itineranti di una tradizione nata nella valle di Resia, in provincia di Udine al confine con la Slovenia, e in particolare nella frazione di Stolvizza. Il loro mestiere risale alla fine del Settecento, li portò fino alle città dell'Impero austro-ungarico e dal 1999 ha un museo proprio a Stolvizza.
Stolvizza, il paese degli arrotini
La Val Resia è una conca di origine glaciale percorsa dal torrente omonimo e chiusa da una corona di montagne, la più alta delle quali è il monte Canin, di 2587 metri. Ai suoi piedi sta Stolvizza (Solbiza), dove il lavoro della mola era così diffuso che ogni famiglia contava almeno un arrotino. Lo esercitavano molti uomini adulti e anche i ragazzi.
Ogni anno, con la bella stagione, gli arrotini lasciavano la valle e restavano lontani dalle famiglie per molti mesi, coprendo a piedi lunghi tragitti. All'inizio il mestiere era stagionale, poi diventò stanziale. Era un lavoro faticoso e pieno di rinunce, che gli arrotini di Stolvizza hanno sempre raccontato con orgoglio.
Dalla krosma alla bicicletta
Lo strumento più antico del mestiere è la krosma, in uso dal Settecento: una cassa di legno con la mola mossa a pedale, che l'arrotino si caricava sulla schiena. Alla krosma a spalla si aggiunse poi quella su due ruote, un carretto attrezzato che si spingeva a mano.
La bicicletta comparve fra gli arrotini nella prima metà del Novecento e, dopo l'ultima guerra, sostituì il carretto. Veniva modificata in modo da agevolare gli spostamenti e da servire anche per affilare. Fu un grande passo avanti: costava meno fatica, permetteva di coprire un territorio più vasto e lasciava più tempo e più occasioni per lavorare.
Le strade degli arrotini resiani
In passato gli arrotini della valle si spinsero fino alle località più remote dell'Europa orientale e meridionale. Aprirono botteghe artigiane in Romania, in quella che allora era la Serbia e nei centri urbani dell'Impero austro-ungarico, mentre altri battevano le terre più vicine del Friuli, della Slovenia e della Croazia; più tardi le partenze si rivolsero anche all'Italia unita e alla pianura.
Il lavoro si cercava di casa in casa. L'arrotino bussava alle porte per farsi affidare forbici e coltelli e a molte famiglie chiedeva da mangiare e un posto per dormire, per una notte o più, pagando con l'affilatura. Il mestiere non si è mai interrotto, e diversi arrotini della valle lo praticano.
Il Museo dell'Arrotino di Stolvizza
L'8 agosto 1999, accompagnata da molte famiglie di arrotini scomparsi, fu inaugurata sotto la chiesa di Stolvizza la prima mostra permanente sull'arrotino. Il Museo dell'Arrotino fu voluto da diversi arrotini e dal Comitato Associativo Monumento all'Arrotino, e negli anni si arricchì di reperti, vecchi macchinari, biciclette e fotografie storiche. Nel 2005 il Comune di Resia affidò in comodato all'associazione il piano alto delle ex scuole del paese, rimaste aperte fino al 1976, che divenne la sede del museo.
Il percorso ripercorre la nascita e lo sviluppo del mestiere e si chiude con le sue nuove forme di insegnamento. Espone mole affilatrici di varie dimensioni, biciclette adattate, antichi oggetti da taglio e una vasta raccolta fotografica, con utensili autentici che si possono toccare. Nel paese sorge anche un monumento all'arrotino, e il museo è una delle tre sedi dell'Ecomuseo Val Resia, insieme al Museo della Gente della Val Resia e al museo dell'ex latteria turnaria di San Giorgio.
Domande frequenti
Come si raggiunge Stolvizza, il paese degli arrotini della Val Resia?
Da Resiutta, nel fondovalle del Canal del Ferro, una strada asfaltata e tortuosa risale la valle per una ventina di chilometri fino a Stolvizza.
L'ingresso al Museo dell'Arrotino della Val Resia è gratuito?
No, la visita del museo prevede un biglietto d'ingresso.
