I castelli e le fortezze del Friuli Venezia Giulia punteggiano la regione dalle montagne di Tarvisio al Carso sul mare e coprono più di tremila anni di difese, dalle cinte preistoriche ai bastioni veneziani. La maggior parte nacque nel Medioevo con il permesso dei patriarchi di Aquileia, che dal 1077 governavano il Friuli come principi dell'Impero.
Dai castellieri del Carso alle prime torri
Le difese più antiche sono i castellieri, diffusi in tutto il Carso: sulla cima di un'altura un anello di muri a secco proteggeva gli abitanti e il loro bestiame. A Muggia il castelliere di Elleri, sul Monte Castellier, sorse verso il 1600 a.C. e rimase abitato per circa 2000 anni, fino all'età romana, quando vi fu eretto un santuario del dio Mitra. Dagli oltre 240 metri della sua sommità domina la baia di Muggia e il golfo di Trieste.
Sul Carso monfalconese un sentiero unisce sei di questi abitati dell'età del bronzo e del ferro. Alcuni furono riusati a lungo: la rocca di Monfalcone occupa uno di questi colli, e il Castellazzo di Doberdò ospitò una fortificazione tardoromana. A lungo creduti forti romani, i castellieri furono riconosciuti come preistorici nell'Ottocento da Richard Burton, esploratore e console inglese a Trieste; lo studio più importante lo pubblicò nel 1903 Carlo Marchesetti, direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste.
Anche diversi castelli medievali poggiano su posti di guardia più antichi. Nel corpo del castello di Duino restano i resti di una torre di epoca romana, mentre il castello di Maniago e quello di Spessa sorsero forse al posto di una vedetta romana, poi usata dai Longobardi. Al castello della Motta, a Povoletto, gli scavi hanno trovato sotto il mastio una casa-torre in pietra di circa 8 metri di lato, che i frammenti di ceramica datano attorno al 678, con un margine di novant'anni.
Il Patriarcato di Aquileia e i castelli friulani
Il 3 aprile 1077, a Pavia, l'imperatore Enrico IV investì il patriarca Sigeardo di Beilstein dei titoli di duca del Friuli, marchese d'Istria e principe. Nacque così uno Stato ecclesiastico, vassallo diretto del Sacro Romano Impero fino al 1420, e i castelli friulani si costruivano su sua licenza per proteggere il territorio.
Alcuni documenti risalgono a prima di quella data. Il 25 marzo 922 un diploma dell'imperatore Berengario I permise a Pietro, presbitero della Chiesa di Aquileia, di munire la Motta di merli, bertesche e fossati; nel 981 Ottone II donò al patriarca il monte di Maniago.
Il potere dei patriarchi sui feudatari poteva farsi duro. Nel 1219 Rodolfo di Savorgnano, detto Ciprioner, signore libero della Motta, si ribellò al patriarca Bertoldo di Andechs. Riavuto il castello, Bertoldo lo rese feudo «ministeriale», cioè sottoposto al proprio controllo diretto: da quel colle si governavano le acque del torrente Torre, che alimentavano le rogge di Udine.
Com'era fatto un castello: Maniago e la Motta
Le rovine di Maniago mostrano la pianta tipica. Torri ed edifici accostati chiudevano un primo giro di mura, il primo zirone; un secondo giro, più esterno, racchiudeva il borgo castellano. I muri erano di ciottoli di fiume e di torrente, e la pietra serviva solo per i rinforzi e le decorazioni. I documenti fra Duecento e Trecento danno un nome a ogni edificio: la domus magna, la turris maior, la turris alba, la turris fracta, e nell'alta corte il probabile palazzo del patriarca.
Il castello della Motta, alla confluenza fra il Torre e il Cornappo, si stende su circa 6.000 metri quadrati, in un'area lunga 115 metri e larga da 40 a 60. In cima sta il mastio poligonale, con lo spigolo acuto rivolto a nord-est, verso il sentiero d'accesso. Attorno alla sommità correva il dongione, cioè una cinta propria con il suo ingresso; più in basso si estendeva il borgo, e un fossato scavato dall'uomo tagliava il crinale.
Guerre, assedi e la conquista veneziana del 1420
Il Trecento fu un secolo di lotte. Il patriarca Bertrando guidò di persona l'esercito: dopo il saccheggio di Cormons, nel 1340, celebrò la messa di Natale indossando l'armatura. In parte durante il suo governo si alzò la quinta e ultima cinta di Udine, iniziata nel 1330 e finita nel 1440: lunga 7.117 metri, aveva nove porte e, ancora nel 1850, 32 torri scudate. Fra il 1870 e il 1918 mura, torri e porte furono demolite, tranne porta Aquileia e porta Villalta.
Alla Motta si susseguirono le milizie del conte di Gorizia nel 1345 e le truppe patriarcali nel 1385. Le fazioni nobili si divisero fra l'Austria e Venezia, e il patriarca Giovanni di Moravia fu assassinato sulla soglia del castello di Udine il 13 ottobre 1394. Nel 1412-1413 l'esercito dell'imperatore Sigismondo assediò per l'ultima volta la Motta, difesa da Tristano Savorgnan dello Scaglione.
Nel 1420 Venezia conquistò il Friuli. Maniago, assediata, si arrese il 5 giugno con un atto firmato dal nobile Bartolomeo di Maniago. La Repubblica lasciò però ai feudatari i loro tribunali locali, con l'appello al luogotenente veneto, e li mantenne fino al 1797; dopo il 1578 ne limitò soltanto le competenze penali.
Palmanova, la fortezza a stella di Venezia
Fra i progetti presentati a Venezia nel 1593 per una fortezza di confine c'era la pianta a undici lati di Bonaiuto Lorini. Il Senato scelse prima un decagono, il 29 gennaio, e poi il 17 settembre una pianta a nove lati, anche per risparmiare, perché ogni bastione in più alzava la spesa. I bastioni seguirono le proposte di Giulio Savorgnan. La città prese il nome di Palma, in ricordo della vittoria di Lepanto, e servì già da base avanzata veneziana nella guerra di Gradisca, quando i lavori erano lontani dalla fine.
Le tre cerchie che le danno la forma di una stella a nove punte non nacquero insieme. Le prime due sono veneziane; la terza la costruirono i francesi di Napoleone Bonaparte all'inizio dell'Ottocento, e con loro il nome diventò Palmanova. Monumento nazionale dal 1960, la fortezza entrò nel 2017 nel patrimonio mondiale UNESCO fra le «opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo».
Rovine e dimore dei castelli friulani
Nel Cinquecento la pace e i nuovi costumi resero superflui i castelli sulle alture: i nobili preferirono palazzi in pianura, e molte rocche passarono ai contadini o caddero sotto guerre e terremoti. Maniago, danneggiata dal sisma del 1511, fu lasciata dal 1630; ne restano una cinta semicircolare con feritoie, fra grandi faggi, e la chiesetta di San Giacomo davanti alla facciata, con la vista sulla pianura. Muggia Vecchia, borgo fortificato sul colle, fu abbandonata alla fine del Quattrocento per il nuovo centro sul mare dominato dal castello.
Altre fortezze divennero dimore. Il castello di Duino, nato nel 1400 su uno sperone del Carso a picco sul mare, è la storica dimora dei principi di Torre Tasso; vi soggiornò Rainer Maria Rilke, che qui compose le «Elegie». Il castello di Spessa ospitò Giacomo Casanova nel 1773 e all'inizio del Novecento l'architetto triestino Ruggero Berlam gli diede l'aspetto neogotico, con la torre merlata.
Molti ruderi si raggiungono a piedi: i resti del castello di Weissenfels stanno a 1.123 metri, oltre Fusine in Valromana, nel comune di Tarvisio, e dal castello di Moccò, a San Dorligo della Valle, lo sguardo corre dal Carso al mare. Alla Motta tredici campagne di scavo, fra il 1997 e il 2014, hanno messo in luce la sommità attorno al mastio poligonale, e dal 2011 i reperti sono esposti nell'Antiquarium della Motta a Villa Pitotti, a Povoletto.
Domande frequenti
Chi tutela i castelli del Friuli Venezia Giulia?
Dal dicembre 1968 un consorzio regionale dedicato ai castelli storici riunisce i proprietari di castelli, torri, case fortificate, cinte e ruderi della regione per restaurarli e riusarli. Fra i primi soci pubblici ci furono i castelli di Udine, Spilimbergo e Gemona.
Che cosa lega Romeo e Giulietta ai castelli del Friuli Venezia Giulia?
Secondo una tesi dello studioso inglese Cecil H. Clough, la novella di Luigi Da Porto che ispirò William Shakespeare racconta fatti accaduti a Udine nel 1511 fra due giovani Savorgnan. Tristano Savorgnan dello Scaglione, ultimo difensore della Motta, sarebbe stato bisnonno della ragazza e trisnonno del giovane.
