Storia · 6 min di lettura

Castello di Moccò a San Dorligo della Valle, la fortezza contesa fra Trieste e Venezia

Il castello di Moccò a San Dorligo della Valle, rudere della fortezza vescovile sulla val Rosandra contesa con Venezia e rasa al suolo nel 1511.

Ruderi del castello di Moccò sul colle calcareo sopra la valle carsica, un arco nel muro e case di paese sotto
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il castello di Moccò è il rudere di una fortezza medievale su un colle a picco sulla val Rosandra, nel comune di San Dorligo della Valle, sorta con ogni probabilità nel XII secolo. Per tre secoli vescovi, Comune di Trieste e Repubblica di Venezia se lo contesero per la strada commerciale che sorvegliava, finché nel 1511 fu raso al suolo.

Il colle di Moccò e i suoi resti

In sloveno la fortezza si chiama Muhov grad o grad Mokovo, e il paese sottostante, le case di Moccò, Zabrežec. Il colle si alza fra il ciglione carsico e il monte San Michele, sopra l'abitato di Bagnoli della Rosandra, e si sale con facilità soltanto da nord-ovest, dove si apriva l'ingresso del fortilizio. Dalla cima lo sguardo abbraccia la valle, riserva naturale dal 1996.

La sommità è disposta a terrazzi. Sulla roccia calcarea restano gli incavi e i tagli artificiali che reggevano i muri, mentre il pendio è coperto dai detriti dei crolli. Dell'alzato sopravvivono pochi lacerti e un tratto di muro lungo 9 metri, forato da un'apertura ad arco: fu ricavata forse durante la Prima guerra mondiale, quando i ruderi avrebbero ospitato una postazione di mitragliatrice.

Una pianta allungata con tre torri

La fortezza aveva una forma allungata ed era difesa da tre torri. Le due principali stavano accanto all'accesso, mentre la terza, il campanile, sorgeva sul lato orientale, rivolta verso la valle. In origine tutte superavano di molto la cinta muraria.

Alcuni dettagli emergono da un progetto di restauro steso nel 1510 da Bernardin Cargnielo e trascritto nei diari di Martino Sanuto. Vi si nominano le «doi torre che sono sovra la cisterna» e i merli delle mura, e si propone un nuovo bastione di pietra «che venga a brazar de fuora de li doi revelini».

Vescovi e patriarchi al castello di Moccò

La famiglia de Mucho compare nei documenti già nel 1166. Un atto del 1173 nomina la località come «Mucum», e nel 1192 è ricordato Nolrico, figlio di Rawino de Mucho. Il «castro de Muchou» è citato espressamente nel 1233: apparteneva al vescovo di Trieste, che lo affidava in feudo ai suoi ministeriali, detti appunto «de Mucho».

Lo avevano fatto costruire i vescovi, per tenere sotto controllo la strada commerciale fra il litorale e Lubiana e per difendere il distretto di Mucho, una decina di borghi fra i quali, coi nomi dell'epoca, Borst, Bagnoli, Riçmegne e Sancti Odorici. Nel Duecento la valle era percorsa dalla «Strada dei Carsi»: le carovane della Carniola, della Carinzia e della Stiria vi portavano a Trieste lana, sale e pellami, e ripartivano con olio e vino.

Durante una guerra fra il Comune di Capodistria e quello di Trieste, i capodistriani distrussero o danneggiarono gravemente la fortezza. Nel 1268 la ricostruì a sue spese il patriarca di Aquileia, che la tenne fino alla morte; il presidio passò poi al Comune di Trieste, con l'impegno di restituirla al nuovo patriarca.

Nella guerra fra il patriarca e Venezia il castello cadde in mano ai veneziani o a qualche loro alleato, e nel 1287 le truppe patriarcali lo assediarono. Una pace discussa nel 1289 ne prevedeva la restituzione al vescovo di Trieste, ma le trattative fallirono, e il vescovo lo riebbe soltanto con la pace del 1291. Oppresso dai debiti, lo diede per dieci anni in affido al Comune, che ne conservò la custodia; la proprietà restò vescovile fino al 1323, e verso il 1334 castello e territorio entrarono nel distretto triestino.

La guerra del 1368 e Astolfo Pelosio

Nel 1358 il Comune di Trieste chiuse la strada che passava sotto il castello, così che i mercanti diretti in Istria dovessero salire al passo di Longera e portare i traffici in città. Ne seguì una guerra con Venezia, che nel 1368 strinse d'assedio Trieste. La città resistette grazie ai rifornimenti giunti lungo le strade presidiate dai castelli di Mucho e di Moncolano, vicino a Prosecco, e i veneziani decisero di prenderli. Moncolano cadde nel febbraio 1369; per Mucho il capitano veneto Michiel valutava l'assalto con tutti gli uomini disponibili oppure un lungo assedio.

Il castello era comandato dal capitano triestino Astolfo Pelosio, che si offrì di mediare la resa di Trieste, ormai allo stremo. Alla notizia che un esercito austriaco marciava in soccorso della città le trattative si interruppero, e Pelosio si barricò nella fortezza. Trieste fu presa, ma Mucho resistette per un altro anno: con la pace di Lubiana del 1370 passò a Venezia, e Pelosio poté ritirarsi presso il duca d'Austria. I veneziani tennero il castello fino al 1380 e ne migliorarono le strutture; dopo la dedizione di Trieste all'Austria, nel 1382, tornò al duca.

Dalla dogana di Trieste all'assedio del 1511

Nel 1461 il Comune di Trieste ottenne in appalto il presidio di Mucho. Negli stessi anni il suo territorio toccò la massima estensione, fino a Castelnuovo d'Istria, in sloveno Podgrad, e i mercanti che dalla Carniola andavano in Istria dovevano passare tutti per la dogana triestina. Come un secolo prima, scoppiò la guerra con Venezia, che nel 1463 vinse e prese Castelnuovo e Mucho. Giudicando vecchia la fortezza, i veneziani la ammodernarono: abbassarono le torri fino all'altezza delle mura perimetrali e aggiunsero nuove difese.

Nel 1509 la casa d'Austria e Venezia tornarono in guerra. Falliti i loro tentativi di conquista, i triestini chiesero aiuto all'imperatore. Nell'ottobre 1511 il vescovo di Trieste Pietro Bonomo giunse sotto le mura alla guida delle milizie cittadine, di «200 pedoni boemi» e di «200 cavalieri croati»: dopo 20 colpi di bombarda la guarnigione veneta si arrese, come narra anche un poema di Gerardo de Gerardi. Capitolarono poi le fortificazioni minori dei dintorni, fra cui il castello di San Servolo.

Il vescovo fece radere al suolo la fortezza l'11 ottobre 1511. Conquistata a spese dell'imperatore, non sarebbe più tornata al Comune; sorgeva in un territorio dove il vescovo aveva molti diritti e non reggeva più all'artiglieria del tempo. Un'altra versione attribuisce la distruzione alla gente del posto, decisa a impedire che il castello ricadesse in mano veneta. Le sue colubrine, pezzi d'artiglieria del tardo Quattrocento, furono portate via nel 1511 e sono conservate nel castello di San Giusto, a Trieste.

Domande frequenti

Come si raggiunge il castello di Moccò?

In auto si oltrepassa San Dorligo della Valle fino al cimitero comunale di Moccò, accanto al quale si trovano le rovine. A piedi si parte da Bagnoli della Rosandra e si segue verso Trieste la ex ferrovia Trieste-Hrpelje, attiva fra il 1887 e il 1959 e diventata pista ciclopedonale, poi il sentiero 15, che aggira i resti e scende alle case di Moccò.

Da dove viene il nome del castello di Moccò?

Per quasi tutta la sua storia la fortezza si chiamò Mucho o Mocho, e la forma Mocho compare verso il 1350. Moccò è un nome più recente.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Trieste Centrale: da lì al Castello di Moccò sono 9,9 km, 13 minuti in auto.

In auto, l'uscita più vicina è Cattinara-Rozzol: poi 3,1 km, 5 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Castello di Moccò.

Info utili

Dove si trova
San Dorligo della Valle (TS)
Coordinate
45,62198 N, 13,86669 E (Castello di Moccò) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Castelli, rocche e fortezze del Friuli