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Patriarchi di Aquileia, vescovi e principi del Friuli dal 568 al 1751

I patriarchi di Aquileia, capi della Chiesa aquileiese e dal 1077 al 1420 principi del Friuli, da Poppone a Marquardo di Randeck fino alla bolla del 1751.

La basilica dei patriarchi di Aquileia col campanile di pietra chiara nella campagna piatta d'autunno
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

I patriarchi di Aquileia furono i capi della Chiesa aquileiese, una delle più vaste province ecclesiastiche dell'Europa medievale, che dal Friuli arrivava al Danubio e al lago Balaton. Fra il 1077 e il 1420 governarono anche la Patria del Friuli, come principi investiti dall'imperatore, con sede a Cividale e poi a Udine.

Dalla Chiesa di Aquileia al titolo di patriarca

Il Vangelo si diffuse in città con la predicazione dei santi Ermacora e Fortunato, e la comunità crebbe fino a diventare un centro di irradiazione cristiana per l'Italia nord-orientale. Nel 381 il vescovo Valeriano guidò l'assemblea dei vescovi riunita in città su iniziativa di sant'Ambrogio: vi furono condannate le dottrine ariane e due prelati che le sostenevano, Palladio di Raziaria e Secondiano di Singiduno. Sotto Cromazio, vescovo dal 388, vissero ad Aquileia san Girolamo, traduttore della Bibbia, e Tirannio Rufino, che volse in latino le opere di Origene.

Il titolo di patriarca nacque da una rottura. Nel 557 un sinodo convocato per eleggere Paolino I respinse la condanna dei Tre Capitoli, testi di tendenza nestoriana colpiti dall'imperatore Giustiniano; nel 568, sotto la spinta dell'invasione longobarda, Paolino trasferì la sede a Grado, protetta da Bisanzio, e là fu proclamato patriarca. Nel 606-607 i patriarchi divennero due: uno a Grado, legato a Roma e ai bizantini, l'altro ad Aquileia, nel Friuli longobardo, rimasto nello scisma. Il concilio di Pavia ricucì la frattura dottrinale nel 699, mentre la separazione canonica fra le due sedi fu stabilita nel 731. Appoggiati dai Longobardi, i patriarchi aquileiesi si spostarono a Cormons e, dal 737, a Cividale del Friuli.

Carlo Magno e la basilica di Poppone

Nel 787 Carlo Magno affidò la carica a Paolino II, teologo e liturgista morto nell'802, e confermò alla Chiesa aquileiese i beni e i privilegi goduti sotto i Longobardi. Nell'811 l'imperatore arretrò il confine settentrionale della provincia dal Danubio alla Drava, e le terre oltre il fiume passarono alla nuova arcidiocesi di Salisburgo. Dallo stesso anno il patriarca Massenzio, sostenuto da Carlo Magno, rimise in piedi la basilica, che versava in rovina.

Un terremoto la danneggiò di nuovo nel 988. A rifarla in forme romaniche fu Poppone, patriarca dal 1019 al 1042, familiare e ministro dell'imperatore Corrado II, che la consacrò il 13 luglio 1031. Lo stesso Poppone cinse Aquileia di nuove mura, fece costruire un grande palazzo patriarcale, poi distrutto, e cercò di impadronirsi di Grado, finché le armi veneziane e un sinodo papale non lo costrinsero a desistere. La mostra del Gruppo Archeologico Aquileiese gli ha attribuito le premesse dello Stato patriarcale e del diritto di battere moneta.

Il principato della Patria del Friuli

Riconciliatosi col papa a Canossa, nell'aprile 1077 l'imperatore Enrico IV concesse al patriarca Sigeardo di Beilstein l'investitura feudale sul Friuli, col titolo di duca. Ne nacque un principato ecclesiastico soggetto al Sacro Romano Impero, esteso grosso modo fra le Alpi e il mare, l'Isonzo e il Livenza, al quale si aggiungeva la marca d'Istria, contesa soprattutto da Venezia. Ciascun patriarca era vescovo della propria diocesi, metropolita su diciassette diocesi suffraganee, dall'Istria al Trentino, e signore temporale. I vescovi-principi furono per lo più tedeschi, e Aquileia divenne più un simbolo che una capitale.

Con Volcher von Erlach, patriarca dal 1204 al 1218, la Patria raggiunse la massima estensione. Il successore Bertoldo d'Andechs governò dal 1218 al 1251: diede alla Patria un Parlamento, portò la sede patriarcale da Cividale a Udine e lasciò i ghibellini per il campo guelfo del papa. Dopo di lui ogni nomina dovette avere l'assenso papale. Raimondo Della Torre, patriarca dal 1274 al 1299, aprì un secolo dominato dai Torriani, famiglia cacciata da Milano dai Visconti, che espresse quattro patriarchi; fra loro sedette anche il francese Bertrando di Saint-Geniès (1334-1350).

Marquardo di Randeck e le Constitutiones

Nella seconda metà del Trecento l'imperatore Carlo IV impose sul seggio uomini fedeli: il fratellastro Niccolò di Lussemburgo, dal 1351 al 1358, e poi il proprio cancelliere, lo svevo Marquardo di Randeck. Avviato agli studi di diritto a Bologna nel 1317, Marquardo era vescovo di Augusta dal 1348. Papa Urbano V lo nominò patriarca nell'agosto 1365; entrato in carica a dicembre, celebrò la prima messa solenne il 19 aprile 1366.

Il suo lascito maggiore fu un codice civile e penale, le Constitutiones patriae Foriiulii, redatto da giuristi ecclesiastici, nobili e borghesi sugli editti dei re longobardi e sul diritto romano. Il patriarca lo presentò al Parlamento friulano l'11 novembre 1366; ampliato nel 1371, uscì a stampa in italiano nel 1484 e in latino nel 1497. Marquardo spese 9000 fiorini d'oro per riparare la basilica dopo il terremoto del 1348, e nel 1380, nella cattedrale di Trieste, ricevette il giuramento di fedeltà del vescovo e dei cittadini. Morì a Udine il 3 gennaio 1381, mentre la guerra contro Venezia non era ancora conclusa.

Venezia, gli Asburgo e la bolla del 1751

Ludovico di Teck, patriarca dal 1412 al 1439, era stato eletto col favore dell'imperatore Sigismondo in chiave antiveneziana, e quell'alleanza gli costò lo Stato. Nel giugno 1420 le truppe di San Marco entrarono a Udine: la Repubblica di Venezia assunse il dominio temporale su un Friuli di circa 150.000 abitanti, e il 19 giugno la Patria ratificò il patto di dedizione. Ludovico tentò fino alla morte di riprendersi il principato, senza riuscirci. La rinuncia formale venne nel 1445 con Lodovico Trevisan, che trattenne qualche potere su Aquileia, San Vito e San Daniele; nel primo Cinquecento Aquileia passò agli Asburgo.

Da allora i patriarchi furono tutti veneti, e la loro diocesi si trovò spartita fra Venezia e l'Impero. Nel 1748, finita la guerra di successione austriaca, papa Benedetto XIV cedette alle pressioni dell'imperatrice Maria Teresa, contraria a un'autorità spirituale veneta sulle sue terre. L'ultimo patriarca, Daniele Dolfin, protestò sdegnato, ma Venezia accettò: il 6 luglio 1751 la bolla «Iniuncta nobis» soppresse il patriarcato. Al suo posto sorsero le arcidiocesi di Gorizia, nel 1752, e di Udine, nel 1753.

Le tracce dei patriarchi ad Aquileia e a Udine

La basilica di Santa Maria Assunta di Aquileia, antica cattedrale del patriarcato, ripete nelle linee essenziali l'impianto di Poppone. Nell'abside, un affresco eseguito fra il 1028 e il 1031 mostra la Vergine col Bambino in una mandorla, i santi aquileiesi Ermacora, Fortunato, Eufemia, Marco, Ilario e Taziano, e Poppone che porge alla Vergine il modello della chiesa. Gli archi a sesto acuto della navata centrale, cioè appuntiti, sostituirono quelli a tutto sesto nei restauri di Marquardo, che vi è sepolto. Il campanile, alto oltre 70 metri, è costruito coi blocchi di marmo dell'anfiteatro romano.

A Udine il palazzo patriarcale fu la residenza dei patriarchi dal 1593 al 1751. Il patriarca Dionisio Dolfin vi chiamò Giambattista Tiepolo, che dipinse la «Caduta degli angeli ribelli» sullo scalone d'onore nel 1726 e il «Giudizio di Salomone» nella Sala rossa nel 1729; nel palazzo, sede del Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo, si trova anche la biblioteca Delfino, la prima biblioteca pubblica della città.

Domande frequenti

Che cos'era il rito patriarchino dei patriarchi di Aquileia?

Era la liturgia propria della Chiesa aquileiese, rimasta in vigore fino al 1596. Nel 2007 il Missale Aquilejensis Ecclesiae del 1517, che la conteneva, è stato ristampato in copia anastatica.

Dopo il 1751 è rimasto un titolo legato ai patriarchi di Aquileia?

Nel 1968 la Chiesa cattolica ha istituito la sede titolare di Aquileia, con dignità arcivescovile.

Info utili

Dove si trova
Aquileia, Grado, Cormons, Cividale del Friuli, Udine (UD, GO)