Storia · 5 min di lettura

Sacrario Oberdan a Trieste, la cella del patriota e il bronzo di Attilio Selva

Il Sacrario Oberdan a Trieste, eretto fra il 1931 e il 1935 dove sorgeva la Caserma grande, con la cella del patriota, gli stemmi e il bronzo di Selva.

Sacrario Oberdan a Trieste: la cella con gli stemmi, il gruppo in bronzo con le figure alate e la torre con la bandiera
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Sacrario Oberdan è il monumento che Trieste dedicò all'irredentista Guglielmo Oberdan, costruito fra il 1931 e il 1935 sul sito della caserma austriaca in cui fu giustiziato. Custodisce la cella e l'anticella della sua prigionia, ornate dagli stemmi delle città che finanziarono l'opera, e la statua in bronzo di Attilio Selva.

La piazza e la Casa del Combattente

Il sacrario si apre all'esterno della Casa del Combattente, sul lato di piazza Oberdan. L'edificio è opera dell'architetto triestino Umberto Nordio e sorse in quello che avrebbe dovuto essere il cuore della Trieste fascista; fu inaugurato il 15 giugno 1932, mentre in città si riuniva a congresso l'Associazione nazionale combattenti. Una torre quadrata, staccata dal resto del complesso, regge una bandiera italiana.

Al primo piano ha sede dal 29 aprile 1934 il Civico Museo del Risorgimento: sei sale di divise, armi, fotografie e documenti, dai moti del 1848 alla prima guerra mondiale. Due bacheche delle sale conservano i cimeli di Oberdan, che sua madre donò al museo.

Guglielmo Oberdan, dalla diserzione al processo

Oberdan nacque a Trieste nel 1858, figlio illegittimo di padre italiano e madre slovena. Studiò per poco tempo al Politecnico di Vienna con una borsa del Comune di Trieste, finché nel 1878 fu chiamato in anticipo alla leva nel 22° reggimento di fanteria Weber, impiegato nell'occupazione austriaca della Bosnia Erzegovina. Disertò insieme a due amici di Pirano e riparò nelle Marche e poi a Roma. Lì entrò negli ambienti repubblicani di tradizione garibaldina e incontrò di persona Garibaldi.

La morte del generale, nel 1882, lo spinse a cercare un gesto clamoroso contro l'avvicinamento dei Savoia agli Asburgo, suggellato in maggio dalla Triplice alleanza. All'inizio di agosto una bomba scoppiò a Trieste durante una fiaccolata di veterani in onore dell'arciduca Carlo Ludovico, con due morti e una quindicina di feriti. Oberdan ne fu accusato e poi prosciolto per mancanza di prove, ma varie tracce e le sue stesse lettere private indicano in lui l'autore.

Il passo successivo doveva essere l'assassinio dell'imperatore Francesco Giuseppe, atteso in città in settembre. Lo stenografo triestino Aurelio Salmona procurò due bombe all'Orsini. Seguito da confidenti austriaci, Oberdan fu sorpreso in una stanza d'albergo a Ronchi, passò per le carceri di Monfalcone e fu condotto a Trieste. Al processo per alto tradimento e tentato omicidio venne condannato all'impiccagione, e l'imperatore respinse la domanda di grazia presentata dalla madre.

Dalla Caserma grande a piazza Oberdan

La sentenza fu eseguita il 20 dicembre 1882 nel piccolo cortile della Caserma grande, costruita dagli austriaci nel XVIII secolo e rimasta in piedi fino al 1927. Il regime fascista, che voleva alimentare il ricordo di Oberdan anche in concorrenza con le vecchie associazioni patriottiche, la fece radere al suolo risparmiando soltanto la cella e l'anticella del prigioniero. Furono gli unici ambienti della caserma a sopravvivere.

Gli scavi e la nuova sistemazione della zona ebbero come promotore l'Istituto Guglielmo Oberdan, attivo dal 1930 al 1935 sotto la presidenza di Domenico Fonda-Bonardi. Dallo spazio liberato nacque piazza Oberdan, dentro un riassetto urbano più ampio che portò fra l'altro ad abbattere gran parte del ghetto ebraico. Il sacrario fu pagato con una sottoscrizione nazionale, e ogni città che vi contribuì ebbe il proprio stemma sul muro esterno della cella.

Dentro il sacrario di Oberdan

Nell'anticella e nella cella Oberdan rimase rinchiuso dal trasferimento dal Carcere dei Gesuiti fino al giorno dell'esecuzione. Lo spazio è dominato dal bronzo di Attilio Selva, scultore nato a Trieste nel 1888 e morto a Roma nel 1970, collocato qui dopo interminabili polemiche: una possente figura nuda del patriota fra due figure femminili alate, la Patria e la Libertà. L'opera cambiò l'immagine del personaggio. L'iconografia risorgimentale lo mostrava come un ragazzo inerme, deciso a «gettare il proprio corpo fra l'Italia e l'Austria»; quella fascista ne fece un guerriero di grande prestanza.

Una lapide riporta la lettera di Oberdan «Ai fratelli italiani». Sulle altre pareti, grandi lastre elencano i volontari giuliano-dalmati delle guerre del Risorgimento e riproducono i bollettini della Vittoria di Diaz e di Thaon di Ravel. Altre, figlie degli anni della costruzione, ricordano i caduti della rivoluzione fascista, della guerra di Spagna e dell'Africa orientale. Un intervento successivo vi ha aggiunto la memoria dei caduti della Resistenza.

Il culto del 20 dicembre

Il mito cominciò prima ancora dell'esecuzione. Hugo e Carducci si mobilitarono invano per salvargli la vita, e il 18 dicembre 1882 il poeta lo definì sul «Don Chisciotte» «martire della religione della patria». La propaganda irredentista ribattezzò Francesco Giuseppe «imperatore degli impiccati» e lo disegnò in innumerevoli fogli con una forca accanto. Nel 1915 i volontari giuliano-dalmati che sfuggirono alla chiamata asburgica per combattere in grigioverde presero Oberdan a modello, e il 20 dicembre 1916 Gabriele d'Annunzio fece apporre una sua lapide sui ruderi della casa di Ronchi dove era stato catturato.

Negli anni del regime la data dell'esecuzione divenne una ricorrenza del calendario patriottico, celebrata nei luoghi del «supplizio» con folle di scolari: nel 1937 toccò a loro deporre «palme di lauro perenne e di fiori sanguigni». Fra le carte raccolte sul martire finirono anche documenti austriaci come la sentenza di morte e la parcella del boia. Il mito tornò, in tono minore, nella Resistenza in chiave antitedesca, e nel secondo dopoguerra fra i patrioti triestini che chiedevano di riunire all'Italia la Zona A del Territorio libero di Trieste.

Domande frequenti

Dove si trova il Sacrario Oberdan?

In via XXIV Maggio 4, presso piazza Oberdan, a Trieste. È collegato al percorso del Civico Museo del Risorgimento.

Da dove viene il cognome di Guglielmo Oberdan?

Era il cognome della madre, che il patriota italianizzò togliendo la «k» finale.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Trieste Centrale: da lì al Sacrario Oberdan sono 800 metri, da fare a piedi.

Per chi arriva in auto dalla SS202, l'uscita più vicina è Valmaura - Stadio: restano 5,2 km, 6 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Sacrario Oberdan.

Info utili

Dove si trova
Trieste (TS)
Coordinate
45,65492 N, 13,77653 E (Sacrario Oberdan) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Cimiteri monumentali e sacrari del Friuli