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Fra la fine del Quattrocento e il Cinquecento Venezia rifece le difese della sua terraferma da un capo all'altro del Nord-Est: le mura di Feltre contro il Tirolo, quelle di Treviso disegnate da fra Giocondo negli anni della Lega di Cambrai, la rocca di Monfalcone sul Carso, i nove bastioni di Palmanova. Prima di lei avevano fortificato queste terre i patriarchi di Aquileia, i da Camino, gli Scaligeri e i Carraresi; a Trieste, intanto, gli Asburgo costruivano dal 1468 il castello di San Giusto, e nel 1915 arrivarono i forti della Grande Guerra, come il Verena a Roana. Qui castelli, rocche e cinte murate del Friuli Venezia Giulia e del Veneto stanno insieme, regione per regione.
In Friuli Venezia Giulia i castelli raccontano chi teneva il confine: le rocche dei patriarchi di Aquileia, il castello dei conti di Gorizia, la fortezza degli Asburgo sul colle di San Giusto, a Trieste, e Miramare, la dimora sul mare di Massimiliano d'Asburgo. Sul Carso restano la rocca di Monfalcone, rifatta da Venezia, e il castello di Moccò, conteso fra Trieste e Venezia e raso al suolo nel 1511.
Da non perdere: il castello ricostruito nel 1934-1937 con il Museo del Medioevo goriziano e il borgo murato con la Porta Leopoldina del 1660
Ottone III nominò Gorizia in un diploma del 28 aprile 1001. Il conte Leonardo, senza figli, lasciò la contea agli Asburgo, e nel 1947 i soldati inglesi tracciarono con la calce il confine che staccò la città dalla sua periferia orientale.
Da non perdere: la Rocca in pietra carsica con cinta circolare e mastio quadrato, e i resti delle mura dei patriarchi, un tempo alte da sei a otto metri
Il 14 luglio 1420, dopo tre giorni di assedio, Monfalcone si arrese alle truppe veneziane. Nel 1525 il podestà Giovanni Diedo diede alla Rocca la forma attuale, e dall'aprile 1908 il Cantiere Navale Triestino della famiglia Cosulich ha cambiato l'economia della città.
Da non perdere: pietra d'Istria bianco avorio su uno sperone a strapiombo sul golfo, stile eclettico, e il castelletto nel parco di 22 ettari
La prima pietra del castello di Miramare fu posata il 1° marzo 1856, su progetto di Carl Junker. Da Miramare Massimiliano e Carlotta salparono per il Messico nel 1864, e fra il 1931 e il 1937 vi abitò il duca Amedeo di Savoia-Aosta.
Giovannino di Ragogna ottenne il castello di Torre nel 1391 in cambio della sua parte del castello superiore di Ragogna. Il 12 aprile 1402 il maniero fu saccheggiato e incendiato; nel 1970 il conte Giuseppe di Ragogna lo lasciò per testamento perché diventasse un museo.
Nel Veneto il castello diventa spesso la cinta di una città: le mura di Feltre, di Treviso, di Serravalle a Vittorio Veneto e di Marostica, che scendono dal colle fino al Castello Inferiore. Accanto stanno le rocche dei signori, dal Castello Scaligero di Malcesine sul Garda al Castello Carrarese di Este, e i forti della Grande Guerra, dal Cadore al Forte Verena, che il 24 maggio 1915 sparò il primo colpo di cannone italiano.
Da non perdere: la Torre Donà, inclinata, con l'alto merlo che per secoli accolse la campana, e la Torre Mozza senza cima; restaurate nel 2006
Il nome verrebbe da Rhodon, le rose che fiorivano spontanee, e San Pietro apparve in sogno al vescovo con un pastorale coperto di rose rosse. Una bolla del 920 concesse al vescovo Paolo di Adria di trasferirsi a Buonvico e di costruire un castello. Il mastio del castello, la Torre Donà, è alto 51,26 metri.
Da non perdere: mastio pentagonale a 70 metri sopra il lago e poggiolo a picco a 24 metri dall'acqua, dove lo sguardo spazia da Riva del Garda alla riviera veronese
La torre dei Longobardi, il graffito del 1131, la campana del 1442 nella stanza della Vedetta. E Goethe preso per una spia mentre disegnava, la polveriera austriaca diventata Sala Goethe, le navi portate via terra dai Veneziani e le luci che distinguono le epoche del castello.
Da non perdere: torre di circa 36 metri, fossato in gran parte scavato nella roccia con ponte su due archi, e sotto San Lorenzo l'abside di una chiesetta più antica
Impianto romano, perno della difesa fra Feltre e Ceneda, conteso dai vescovi e ingrandito dalla famiglia dei Da Camino, feudo dei Zorzi dal 1422. E un nome che la leggenda fa nascere da due gemelli: il castrum zumellarum.
Da non perdere: nel forte del Monte Rite, a circa 2.180 metri, Messner ha aperto nel 2002 il Museo nelle nuvole sull'alpinismo dolomitico
Il fortilicium de muro contro gli Ungari, gli sbarramenti veneziani di Venas e di Lozzo, i forti di Monte Ricco, Batteria Castello e Col Vacher del 1880, e dal 1904 i cannoni su cupole girevoli, abbandonati dopo Caporetto.