Il Battistero di San Giovanni Battista è il battistero del Duomo: sta in piazza Duomo, a Padova, accanto alla cattedrale. Costruito nel XII secolo, nel Trecento divenne il mausoleo dei Carraresi, e Giusto de' Menabuoi lo affrescò interamente a partire dal 1375, col Paradiso nella cupola.
Dal battistero romanico al mausoleo carrarese
Sorto probabilmente sopra edifici più antichi, il Battistero fu rimaneggiato nel Duecento e consacrato nel 1281 da Guido, patriarca di Grado. Nella seconda metà del Trecento lo scelsero come cappella funeraria Francesco il Vecchio da Carrara, signore di Padova dal 1350 al 1388, e sua moglie Fina Buzzaccarini, donna colta, ispiratrice di poeti e artisti. Il sarcofago di Francesco stava sulla parete ovest, dove un tempo c'era l'ingresso principale, di fronte alla porta da cui si entra dalla piazza; quello di Fina stava al centro, dove c'è il fonte battesimale.
Fu Fina a commissionare la decorazione a Giusto de' Menabuoi, pittore fiorentino arrivato a Padova verso il 1370, che alla corte dei Carraresi aveva preso il posto del defunto pittore Guariento di Arpo. Giusto finì il lavoro nel 1378; morì a Padova nel 1391 e fu sepolto fuori dal Battistero.
Nel 1405, caduta la signoria carrarese, i soldati veneziani distrussero i monumenti funebri e coprirono di pittura verde gli stemmi di Francesco il Vecchio; di quelle tombe restano pochi pezzi, fra cui alcuni grifi ai Musei Civici. Con la Serenissima l'edificio tornò a essere il battistero della cattedrale. Qui si battezzano i bambini, e nella notte di Pasqua il vescovo battezza e cresima gli adulti, che poi entrano nel Duomo.
Com'è fatto
Fuori, il Battistero è un edificio a pianta quadrata decorato da archetti e lesene, con un alto tamburo rotondo coperto da una cupola. Verso la piazza, a est, stanno l'ingresso e l'abside, che sporge con una piccola cupola sua. In origine gli ingressi erano quattro. Dentro, gli affreschi coprono tutte le pareti, il tamburo, i pennacchi, la cupola e l'abside, senza lasciare un pezzo di muro libero: sono un centinaio di scene, che raccontano la Genesi, la vita di San Giovanni Battista e l'Apocalisse.
Il Paradiso nella cupola
La cupola è occupata dal Paradiso. Al centro c'è il Cristo Pantocratore, e attorno gira una raggiera di angeli e santi a più giri: guardate dal basso, le loro aureole, allineate in file regolari, fanno pensare alle punzonature dell'oreficeria padovana del Trecento. Sullo stesso asse del Cristo, in mezzo agli eletti, c'è la Vergine orante col manto azzurro. Qui Giusto riprese le forme ferme delle pitture romaniche e bizantine, ma lo fece per scelta: nelle altre scene usò un linguaggio più libero.
Nel tamburo dipinse le storie della Genesi, dalla creazione del mondo in poi, con uno Zodiaco che fa di Cristo il signore del tempo; nei pennacchi i Profeti e gli Evangelisti, dentro stanze dipinte in prospettiva.
Le storie delle pareti e l'Apocalisse dell'abside
Lungo i muri si leggono tre vite: quella del Battista sulla parete sud, a sinistra di chi entra dalla piazza, quella di Maria sulla parete ovest e quella di Cristo sulle pareti est e nord. Fra i personaggi sacri Giusto mise uomini e donne della corte carrarese: Fina Buzzaccarini compare con le figlie nella nascita del Battista, e in una lunetta il Battista la affida alla Vergine. Nelle Nozze di Cana i servitori si muovono con naturalezza per la stanza, mentre i commensali restano fermi.
Lo storico dell'arte Roberto Longhi fu colpito soprattutto da uno di questi affreschi, l'Annunciazione con l'arcangelo Gabriele: l'angelo regge il giglio e Maria sta in piedi vestita d'azzurro, e Longhi si chiese quale altra Annunciazione del Trecento italiano potesse reggerle il confronto.
Nella cupoletta dell'abside c'è la Pentecoste, sulla parete vicina all'altare la Crocifissione, e attorno all'altare le scene dell'Apocalisse, coi Cavalieri, il drago rosso, la donna vestita di sole e una bestia con sette teste e dieci corna. Sull'altare sta il polittico dello stesso Giusto, con la Madonna col Bambino al centro, le storie del Battista ai lati e agli estremi gli stemmi dei Carrara e dei Buzzaccarini. Dopo un furto fu recuperato e custodito per un periodo al Museo diocesano, a pochi passi, poi rimesso sull'altare.
Padova Urbs picta
Gli affreschi hanno avuto un grande restauro complessivo nel 2020, e il polittico fra il 2020 e il 2021. Dal 2021 il Battistero fa parte del patrimonio mondiale UNESCO «Padova Urbs picta», insieme ad altri sette cicli di affreschi del Trecento della città, fra cui la Cappella degli Scrovegni, la chiesa degli Eremitani, la Basilica del Santo e il Palazzo della Ragione. Giusto de' Menabuoi lavorò anche agli Eremitani e nella cappella Belludi al Santo, ma il Battistero è considerato il suo capolavoro.
