Arte & Cultura · 5 min di lettura

La Ca' d'Oro a Venezia: il palazzo gotico di Marino Contarini sul Canal Grande e la Galleria Giorgio Franchetti

La Ca' d'Oro a Venezia, sul Canal Grande a Cannaregio: il palazzo gotico di Marino Contarini, restaurato dal barone Giorgio Franchetti, sede della sua Galleria.

La facciata gotica della Ca' d'Oro sul Canal Grande a Venezia, con le logge traforate e una gondola
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La Ca' d'Oro è il palazzo gotico che si specchia nel Canal Grande a Santa Sofia, nel sestiere di Cannaregio a Venezia. Fatto costruire da Marino Contarini nel Quattrocento, deve il nome all'oro che copriva parti della facciata. Dal 1927 ospita la Galleria Giorgio Franchetti.

Marino Contarini e la casa degli Zeno

All'origine della Ca' d'Oro, a Venezia, c'è Marino Contarini, di una ricca famiglia dogale, più abile come mercante che come politico. Da giovane sposò Soradamor Zeno, la cui famiglia aveva sul Canal Grande, a Santa Sofia, una proprietà con una casa così grande da essere chiamata Domus Magna. Dopo un litigio in famiglia, Contarini dovette comprarla dagli Zeno, e senza usare la dote della moglie.

Morta lei, decise di rifare tutto. Nel 1421 chiamò il milanese Matteo Raverti, l'anno dopo i veneziani Giovanni e Bartolomeo Bono; i lavori cominciarono però solo nel 1424. Contarini trattò per anni con i suoi costruttori, e c'è chi pensa che l'aspetto finale del palazzo si debba soprattutto a lui. A lui si deve la scelta di conservare qualcosa della casa vecchia: il portico sull'acqua doveva somigliare molto a quello degli Zeno, almeno nella pianta, e due fregi duecenteschi rimessi in verticale vengono di sicuro da lì.

Due botteghe e un pittore francese

Nel cantiere della Ca' d'Oro lavorarono insieme due botteghe diverse, e si vede nella varietà delle decorazioni. Una era quella di Raverti, che a Milano aveva scolpito per il Duomo il San Babila, con maestranze venute dal Comasco. L'altra era quella dei Bono, quasi tutta di veneti, gli stessi a cui si attribuisce la Porta della Carta del Palazzo Ducale. Le incongruenze fra le parti fanno pensare che lavorassero ciascuna per conto suo, sul programma generale del committente.

Nel 1431 Zuanne de Franza, pittore francese vissuto per molti anni in città, ebbe l'incarico di ravvivare col colore marmi e pietre, ripassando ogni elemento con oro, rosso, blu e nero. Del suo lavoro, che comprendeva anche tre sale interne, non è rimasto nulla: lo hanno cancellato il tempo e i restauri.

Facciata e cortile della Ca' d'Oro

La facciata è asimmetrica. A sinistra si sovrappongono tre fasce traforate: il portico per le barche al piano terra, con cinque archi e quello centrale più largo, e due logge ai piani nobili; a destra prevale il muro rivestito di marmi, con finestre quadrate isolate. Il lotto era troppo stretto per costruire anche l'ala sinistra. Tiene insieme tutto il grande cornicione con la merlatura, mentre sugli spigoli corrono colonnine tortili che però non si legano al coronamento.

Il modello della Ca' d'Oro fu il Palazzo Ducale di Venezia, ancora in costruzione: da lì vengono il raddoppio delle aperture salendo dal portico alle logge e i merli in cima. La quadrifora del piano terra è di Giovanni Bono, con doppie colonne tortili; l'esafora del primo piano è di Raverti, con mezzi quadrilobi sopra gli archi che danno un forte gioco di luci e ombre, e capitelli a foglie che salgono a spirale. Dietro c'è un cortile a forma di C, con al centro la grande vera da pozzo che i Bono scolpirono nel 1427 nel marmo broccatello di Verona, con le figure della Giustizia, della Fortezza e della Carità.

Taglioni, Meduna e il barone Franchetti

Dopo le nipoti di Marino Contarini la Ca' d'Oro cambiò spesso proprietario, e ognuno rifece le divisioni interne. A metà Ottocento lo possedeva il principe russo Alessandro Trubetzkoi, che secondo alcune fonti lo acquistò per farne dono alla ballerina Maria Taglioni: fu lei a farlo ridisegnare secondo la moda, cambiandone molto l'aspetto. Per il principe lo restaurò l'ingegner Giovanni Battista Meduna; già nella prima metà del secolo, intanto, il cortile aveva perso la scala esterna, smontata, e la vera da pozzo.

Nel 1894 lo comprò per 170.000 lire il barone Giorgio Franchetti, che volle riportarlo il più possibile alla forma del Quattrocento: tolse le sovrastrutture in facciata, riaprì le finestre quadrate e rifece i pavimenti. Ricompose la scala del cortile, in parte coi pezzi originali, e ritrovò la vera da pozzo sul mercato antiquario. Nel 1916 si accordò con lo Stato per cedergli il palazzo a lavori finiti, in cambio delle spese.

Il pavimento del portico, 350 metri quadrati in opus sectile e opus tessellatum, lo disegnò lui stesso e ci lavorò con le sue mani. Usò solo marmi antichi come il porfido rosso, il serpentino e il giallo antico, sul modello dei pavimenti di San Marco a Venezia, di Murano e di Torcello. Morì nel 1922, prima della fine dei lavori.

La Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro

La Galleria fu inaugurata nel palazzo, a Venezia, il 18 gennaio 1927. Alla collezione del barone lo Stato aggiunse raccolte sue, da cui vengono gran parte dei bronzi e delle sculture e molti dipinti veneti e fiamminghi.

Fra i pezzi più preziosi spiccano il «San Sebastiano» di Andrea Mantegna e la «Venere allo specchio» di Tiziano, accanto al «Doppio ritratto» scolpito da Tullio Lombardo e al «Ritratto di Marcello Durazzo» dipinto da van Dyck. Altre opere sono due vedute di Francesco Guardi, la «Crocifissione» di Jan van Eyck e i tre teleri di Carpaccio con le «Storie della Vergine» dalla Scuola degli Albanesi. Ci sono anche i resti degli affreschi che Tiziano aveva dipinto sulla facciata laterale del Fondaco dei Tedeschi, con la «Giuditta».

Info utili

Dove si trova
Venezia (VE)
Coordinate
45,44056 N, 12,33389 E (Ca' d'Oro) · Apri su Google Maps
Orari e biglietti
sul sito ufficiale (cadoro.org)

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