Ca' Rezzonico è un palazzo del sestiere di Dorsoduro, a Venezia (VE), affacciato sul Canal Grande poco lontano da Ca' Foscari. Baldassarre Longhena lo disegnò per i Bon nel 1649, Giorgio Massari lo finì per i Rezzonico nel 1756, e dal 25 aprile 1936 ospita il Museo del Settecento Veneziano.
Bon e il cantiere fermo
A metà del Seicento la nobile famiglia Bon voleva un palazzo grande e si rivolse all'architetto più famoso del tempo, Baldassarre Longhena, che cominciò a progettarlo nel 1649. Il cantiere però si aprì solo nel 1667, con la demolizione delle case che c'erano prima, e presto si fermò: i committenti avevano problemi economici, e nel 1682 Longhena morì. Del palazzo restarono la facciata nobile sul canale e un primo piano coperto con travi di legno.
A Venezia si era stabilita una famiglia venuta dal borgo di Rezzonico, sul lago di Como, i Della Torre-Rezzonico, ammessi al patriziato nel 1687. Fu uno di loro, Giambattista Rezzonico, a comprare l'edificio incompiuto nel 1751.
Giorgio Massari e il salone da ballo
Giambattista affidò il completamento all'architetto Giorgio Massari, che nel 1752 aveva già finito il secondo piano e nel 1756 portò a termine la costruzione. Furono suoi lo scalone d'onore, la scalinata d'acqua, l'atrio monumentale e la decorazione della facciata sul Canal Grande. Massari rispettò il disegno di Longhena, a differenza di quanto aveva fatto Antonio Gaspari con l'altro palazzo longheniano rimasto a metà, Ca' Pesaro; l'unico vero cambiamento fu il salone da ballo, allargato e alzato su due piani togliendo un solaio.
Il palazzo era finito in ogni parte nel 1758, quando Carlo Rezzonico, fratello di Giambattista e vescovo di Padova, fu eletto papa col nome di Clemente XIII. A dipingere le sale furono chiamati Giambattista Crosato, Pietro Visconti, Giambattista Tiepolo e Gaspare Diziani, e con loro lavorò un Jacopo Guarana ancora giovane.
Facciata e pianta
La facciata, di grandi dimensioni e criticata da molti cultori dell'arte veneziana a cominciare da John Ruskin, è divisa in tre fasce. Il piano terra è a bugnato, col portale d'acqua a tre fori. I due piani nobili hanno colonne e finestre ad arco con una testa scolpita nella chiave, la pietra in cima all'arco, e ogni piano si chiude con colonne binate, cioè a coppie. Sopra, il mezzanino sotto il tetto ha finestrelle ovali, nascoste nel disegno articolato della facciata.
Dentro, a parte il salone da ballo collegato al piano terra dallo scalone monumentale, la pianta è quella tradizionale delle case veneziane: un grande portego, il salone al centro della casa, che guarda da una parte il canale e dall'altra la corte, con le sale più piccole ai lati.
Browning, Cole Porter e il Comune
I Rezzonico si estinsero nel 1810. Fra l'autunno del 1847 e il 1848 il palazzo ospitò Carlo Maria Isidoro di Borbone-Spagna, protetto dal governo austriaco, poi passò di mano più volte e fu spogliato degli arredi. Nel 1888 lo comprò per 250.000 lire Robert Barrett Browning, figlio degli scrittori inglesi Robert Browning ed Elizabeth Barrett Browning: l'acquisto lo pagò il padre, il restauro la moglie del figlio, l'americana Fannie Coddington. Il padre morì qui, nell'appartamento del mezzanino, il 12 dicembre 1889.
Nel 1906 il figlio non diede retta all'imperatore Guglielmo II di Germania, che voleva comprarlo, e lo cedette invece a Lionello Hierschel de Minerbi, conte e deputato. Fra il 1926 e il 1927 ci abitò il compositore americano Cole Porter, dopo un soggiorno a Parigi. Nel 1935 il conte lo cedette al Comune di Venezia.
Museo del Settecento Veneziano
Il museo aprì nel 1936, dopo un restauro. Lo allestirono Nino Barbantini e Giulio Lorenzetti, che vollero le opere disposte con naturalezza, come parte dell'arredamento: vi riunirono le opere settecentesche dei Musei civici, altre prese da edifici del Comune e altre comprate per l'occasione. Ci sono tele di Canaletto, Francesco Guardi, Pietro Longhi e dei Tiepolo, i bozzetti in terracotta di Giovanni Maria Morlaiter, la Dama velata di Antonio Corradini e i lampadari di vetro di Murano. Al museo sono finiti anche gli affreschi con cui Giandomenico Tiepolo aveva decorato la villa di famiglia a Zianigo, vicino a Mirano, strappati dalle pareti.
Nel primo decennio del XXI secolo si sono aggiunte la Collezione Mestrovich, con opere di Jacopo Tintoretto, Bonifacio de' Pitati, Benedetto Carpaccio e Alessandro Longhi, e la Pinacoteca Egidio Martini, donata dallo studioso alla città, con dipinti veneziani dal Quattrocento al Novecento. Al terzo piano c'è la Farmacia Ai do San Marchi, rimontata con gli arredi originali donati ai Musei civici nel 1908: si presenta come la vedevano i clienti nel 1678, coi mobili intarsiati, i vetri di Murano e i vasi di maiolica per le spezie e i medicamenti.
