Arte & Cultura · 6 min di lettura

Castello Scaligero di Malcesine: il mastio, il museo del lago e i segni del dominio veneziano

Sul Garda il castello di Malcesine passò da Longobardi e Scaligeri a Venezia e all'Austria: il mastio pentagonale, i musei e la Sala Goethe.

Il castello scaligero di Malcesine sullo sperone di roccia nel lago di Garda, col paese e il porticciolo
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

A Malcesine, in provincia di Verona, sul lago di Garda, il castello scaligero sale col suo mastio pentagonale su uno sperone di roccia nell'acqua. Dentro stanno i musei di storia naturale e la Sala delle Galee; nel 1786 Goethe, fermo a disegnarlo, fu preso per una spia.

Longobardi, Franchi e Scaligeri

Alcuni studiosi fanno risalire la rocca di Malcesine agli ultimi secoli del primo millennio a.C., ma la notizia più attendibile attribuisce ai Longobardi un primo castello, eretto verso la metà del primo millennio d.C. I Franchi lo distrussero nel 590 e poi lo ricostruirono; nell'806 vi fu ospitato il re Pipino, venuto a Malcesine per visitare i santi Benigno e Caro, due eremiti. Dopo le invasioni degli Ungari entrò nei feudi dei vescovi di Verona. Nel 1277 passò ad Alberto della Scala, e il casato lo tenne fino al 1387: i lavori di quegli anni, con la riedificazione intorno al 1300, gli hanno dato il nome di Castello Scaligero.

Venezia, Austria e il Monumento Nazionale

Dal 1387 al 1403 il castello fu dei Visconti di Milano. La Repubblica di Venezia lo prese nel 1405, l'Impero lo riconquistò nel 1506, e dal 1516 al 1797 tornò a Venezia; poi arrivarono i Francesi, e nel 1798 gli Austriaci, che fecero consistenti lavori di consolidamento all'interno e rimasero fino al 1866, quando il castello seguì le sorti del Veneto. Il 22 agosto 1902 fu dichiarato Monumento Nazionale. Anche il paese sotto le mura ricorda i quasi quattro secoli in cui lo governò Venezia, nelle case con portali lavorati, finestre ad arco e qualche affresco sbiadito, e nel Palazzo dei Capitani, dove risiedeva il governo della Serenissima.

Goethe scambiato per una spia

Il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe arrivò a Malcesine il 13 settembre 1786, durante il viaggio in Italia: partito in barca da Torbole verso Verona, fu spinto nel porto da un vento sfavorevole. Il mattino dopo salì presto al castello, che descrisse così: «aperto a tutti, perché senza porte, senza custode e senza sentinelle». Nel «Viaggio in Italia» ricordò che quel vento gli aveva procurato «un'avventura abbastanza seria», superata senza perdere la calma e piacevole da raccontare. Colpito dal castello, Goethe si fermò a disegnarlo e fu scambiato per una spia austriaca: dovette rispondere alle domande del podestà, che solo dopo un lungo interrogatorio lo lasciò proseguire.

Dentro il castello una vecchia polveriera costruita dagli Austriaci è diventata la Sala Goethe: vi sono esposti i disegni del lago e del castello fatti dal poeta, con i colori della regione come lui li vide, letti alla luce della sua futura «Teoria dei Colori». Il busto del poeta sta poco più in là, in un giardinetto coltivato a macchia mediterranea.

La Casermetta, i cortili e il Lacaòr

Entrando, a sinistra, c'è la Casermetta, l'edificio dove dormivano i soldati di guardia: nei suoi due livelli più bassi, l'interrato e il pianterreno, ospita i due Musei di Storia Naturale, del Monte Baldo e del Garda, e una scala esterna porta agli uffici della direzione, all'ultimo piano. In fondo al primo cortile un poggiolo sporge a picco sul lago, a 24 metri dall'acqua, e dal castello lo sguardo va dalla sponda trentina di Riva del Garda fino alla riviera veronese verso sud. Una rampa a gradini sale alla Sala Goethe.

Dal secondo cortile, detto Rivellino, uno spalto merlato guarda il paese, il lago e il fianco occidentale del Baldo, che precipita nell'acqua con un unico salto dalle cime di 2200 metri; sul muro orientale restano tracce di affreschi, forse di una cappella degli Scaligeri. Oltre un portone si apre il Lacaòr, un prato che fu forse uno dei più antichi insediamenti protostorici di Malcesine e d'estate fa da teatro all'aperto.

Il terzo cortile, il più alto e il più a nord, si raggiunge per una rampa e un portale scaligero. Un tempo una scala aerea, appoggiata al muro occidentale della Residenza Scaligera, l'edificio del Museo della Pesca, portava fin lassù, e su quel lato resta un ingresso chiuso da un'inferriata. Oltre il portale c'è un pozzo, e nell'angolo nordorientale del piazzale sotto la torre un affresco con la Madonna e il Bambino, forse il resto di un'antica cappella.

La Residenza Scaligera e il Museo della Pesca

Dal pozzo una scala costruita dagli Austriaci sale alla sala congressi della Residenza, inaugurata nel 1989 per circa 150 persone, e da lì alla torre. Al piano terra della Residenza Scaligera, una sala con un grosso pilastro centrale e due archi che reggono il solaio, sta il Museo della Pesca, delle attività del lago e delle galere veneziane; nel salone d'entrata sono esposti gli oggetti della pesca e della caccia sul lago.

La sala più piccola accanto racconta il trasporto delle navi via terra, per la Val d'Adige e la Sella di Loppio, fatto dai Veneziani nel Quattrocento durante la guerra contro Milano, e il tentativo di recuperare, nel 1968, una galea veneziana affondata davanti al porto di Lazise. Sotto il pavimento due vani potrebbero essere l'accesso alle segrete, di cui si favoleggia da tempo senza saperne niente di certo; certo è il passaggio sotterraneo verso la torre, scoperto aprendo una botola nel pavimento della sua prima stanza.

Mastio pentagonale e la campana del 1442

La torre, o mastio, ha una forma pentagonale irregolare, alta 31 metri sulla base e 70 metri sopra il lago. Nella prima stanza si entra da una porta aperta a nord, mentre un tempo ci si arrivava da un ponte aereo esterno: una finestra con inferriata sulla parete ovest segna il punto d'ingresso e fin dove arrivava la torre dei Longobardi, perché da lì cambiano il materiale e il modo di costruire.

Nella parte alta della torre si aprono cinque locali: nel penultimo un graffito, poi cancellato, portava la data 1131, e fa pensare che quella parte della torre sia stata finita quell'anno. L'ultima stanza, detta della Vedetta, ha sei finestre in un muro spesso 80 centimetri ed era coperta di tegole; nel 1909 il pavimento fu cementato e al centro fu messa la campana comunale, del 1442, decorata con impronte di monete comunali.

Le luci e le fasi del castello

Lo studio Lucearchitettura ha curato l'illuminazione del castello usando luci di temperature diverse, dai 2200 ai 4000 kelvin, perché il visitatore riconosca tre delle quattro fasi in cui il progetto divide la storia del castello: la torre dei Longobardi, prima del Mille, la residenza medievale degli Scaligeri e dei Visconti, che il progetto colloca fra il 1100 e il 1300, e il Palazzo Veneziano del Cinquecento; la quarta fase, quella austriaca dell'Ottocento, non ha una luce sua e ha lasciato alcuni particolari della forma del castello. La luce è calda nella torre, il nucleo più antico, e si fa più fredda man mano che ci si avvicina all'acqua, l'elemento dei Veneziani.

Le due facciate alte 12 metri, quella del Palazzo Veneziano sul lago e quella del Palazzo Scaligero nel cortile di mezzo, sono illuminate da terra.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Mori, a 27,2 km di strada (30 minuti in auto).

Dall'autostrada conviene uscire a Rovereto sud, poi 27,5 km di strada e 29 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Castello scaligero.

Info utili

Dove si trova
Malcesine (VR)
Coordinate
45,76617 N, 10,80848 E (Castello scaligero) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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