Arte & Cultura · 5 min di lettura

I murales di Cibiana di Cadore: un museo a cielo aperto nato nel 1980

I murales di Cibiana di Cadore, voluti da Osvaldo Da Col: dal 1980 una sessantina di opere sulle facciate delle case raccontano i mestieri degli abitanti.

I murales di Cibiana di Cadore dipinti sulle case di legno e pietra del paese, sotto le Dolomiti
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

I murales di Cibiana di Cadore, in provincia di Belluno, sono una sessantina di opere sulle facciate delle case, dipinte a partire dal 1980 da artisti internazionali. L'idea fu di Osvaldo Da Col, allora presidente della Pro Loco, e le opere raccontano i mestieri degli antichi abitanti.

Il borgo sui tornanti del passo

Cibiana di Cadore è un borgo di case di legno aggrappato ai tornanti del passo omonimo, nella valle del torrente Rite, l'unica via che collega la valle del Boite alla val di Zoldo. Il paese sta a circa 1000 metri, il passo Cibiana a 1530, e intorno si alzano il Pelmo, il monte Rite, il Sassolungo di Cibiana e il gruppo del Bosconero. L'abitato è fatto di tre borghi, Cibiana di Sotto, Pianezze e Masariè, con case che risalgono in parte ai secoli XVI, XVII e XVIII; dalla statale per Cortina, passata Venas di Cadore, una strada provinciale sale fin qui.

Ferro, carbone e miniere

Per secoli Cibiana, isolata fra i monti, visse di quello che dava la montagna, con una cultura tutta sua, toccata solo dai contatti con i paesi vicini del Cadore: il bosco per il legname, la legna e il carbone, le mucche e le pecore per il formaggio e la lana, qualche orto con patate, mais e fagioli. Anche il mugnaio, il calzolaio o il fornaciaio avevano di solito qualche mucca e un pezzo di terra.

Poi arrivò il ferro. Verso il 1300 ci si accorse delle risorse minerarie, che stavano soprattutto in Val Inferna e a Ronzei e nelle vicine valli di Zoldo, e il modo di vivere cambiò: nacquero i mestieri dell'estrazione, della fusione e della lavorazione del metallo, e gli artigiani che costruivano le macchine. L'attività documentata delle miniere parte dal XV secolo, quando il Cadore si legò a Venezia, che incoraggiò la ricerca di nuovi giacimenti e usò i boschi per fare il carbone dei forni e delle forge.

Gli zoldani si specializzarono in chiavi e serrature, i cibianesi nei chiodi, e la valle rimase legata alle chiavi: nel XVIII secolo si affermò la produzione della chiave forgiata. A Cibiana di Sotto il Museo del Ferro e della Chiave, in una casa tipica, racconta questo legame.

Il 1° marzo 1508, poi, il paese entrò nella grande storia: le truppe della Serenissima guidate da Bartolomeo d'Alviano, con un giro astuto, risalirono la val di Zoldo, scesero dal passo di Cibiana verso il Cadore, si sistemarono a Cibiana e sconfissero l'imperatore Massimiliano I d'Austria, che alla guida della Lega di Cambrai voleva conquistare Venezia. Per tutto l'800 e il '900, con il declino delle miniere, molti cibianesi presero la strada dell'emigrazione, e il paese cominciò a svuotarsi.

L'idea di Osvaldo Da Col

Da Col era stato per molti anni emigrante in Germania, e al suo ritorno il sindaco gli chiese di pensare a qualcosa che portasse turisti in paese. Voleva, racconta, che chi percorreva la statale per Cortina avesse una ragione per salire fin lassù, e pensò di dipingere sulle facciate delle case la vita e i mestieri di chi le aveva abitate, coinvolgendo l'amico pittore Vico Calabrò. L'iniziativa doveva ridare vita al paese, frenare l'emigrazione e conservare la memoria delle tradizioni.

Da allora le facciate e i tabià sono stati dipinti da artisti italiani e stranieri, anno dopo anno, e Cibiana è diventata il paese che dipinge la sua storia, un museo all'aperto. Non è un museo fermo: gli abitanti custodiscono le pitture, molte sono state restaurate negli anni e altre se ne sono aggiunte, in un paese che sembrava destinato a spopolarsi.

Case dei mestieri: il fabbro, il casaro, il mugnaio

Ogni pittura è pensata per la casa rustica che la porta, e ne racconta la storia: succede nella casa del fabbro come in quelle del mugnaio, del casaro e del carbonaio, del cappellaio, di chi faceva gerle e zoccoli o teneva la bottega di alimentari. In «Zocui e Zestoi» Adriano Pavan racconta come si fanno le gerle. Fra le case c'è anche la scultura «Al Fer» di Toni Benetton, dedicata ai minatori e alla lavorazione del ferro.

Il giro si fa a piedi, con un anello che parte dal parcheggio vicino al municipio e alla chiesa, passa per Pianezze, scende a Cibiana di Sotto e finisce a Masariè. Altri murales raccontano mestieri quasi scomparsi, come il carbonaio e il boscaiolo, e momenti della comunità, dalle feste religiose alle tradizioni popolari; d'estate i balconi fioriti fanno da cornice, d'inverno le pitture spiccano sulla neve.

Oseador, mandolini e processioni

Fra i murales c'è «L'oseador», il cacciatore di uccelli, che guarda dalle piastrelle di ceramica firmate da Ernesto Treccani; Vico Calabrò ha dato un tono nostalgico a «El mandolin de Lelo». In «L'armonica de Pascal» i ballerini dipinti da Riccardo Schweizer sulla casa di Pascal, Pasquale, un fabbro con la passione della fisarmonica, sono presi in un ritmo sensuale. Da Col ricorda che, mentre Schweizer dipingeva, la figlia di Pascal, allora di 105 anni, si sporgeva indignata dalla finestra per protestare che la sua era una casa seria.

Ci sono poi le storie del paese: in «La Vecia e l'Alviano» Walter Pregnolato ha dipinto un'anziana che osserva le truppe in marcia verso la battaglia del 1508; «La storia de l'Anguana» di Geoffrey Humphries, la creatura delle acque delle leggende del Cadore, che la tradizione dipinge con i capelli rossi e i piedi di capra e che le nonne raccontavano la sera accanto al fuoco, nei filò; e «La processione del Corpus Domini» di Roberto Joos, con i ritratti dei paesani, compreso lo stesso Da Col. Per la festa del 25 luglio 2020, «Venezia e il Cadore, 600 anni di Storia – Una Chiave per il Futuro», dedicata ai seicento anni dalla dedizione del Cadore alla Serenissima, Mauro Lampo realizzò un nuovo murale.

Monte Rite e il Museo nelle nuvole

Più in alto, sul monte Rite, a 2180 metri, in un forte della Grande guerra, Reinhold Messner racconta nel Museo nelle nuvole, il Messner Mountain Museum Dolomites, le imprese dell'alpinismo delle Dolomiti. D'inverno ci si arriva con le ciaspole, salendo per sei chilometri, e da lassù lo sguardo corre sulle montagne da Belluno a Cortina. Dal paese partono anche i sentieri per il passo e la forcella di Cibiana, con la vista sulle Dolomiti di Zoldo, sul Pelmo e sull'Antelao, e oltre il passo si apre la Val di Zoldo.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Calalzo - Pieve di Cadore - Cortina: da lì al centro di Cibiana di Cadore sono 15,9 km, 15 minuti in auto.

In auto, dalla SS51 si esce a Caralte - Perarolo di Cadore: poi 16,1 km, 15 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Cibiana di Cadore (BL)
Coordinate
46,39161 N, 12,29080 E (centro di Cibiana di Cadore) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Musei e siti archeologici del Veneto · Borghi del Veneto