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Fondaco dei Tedeschi a Venezia: il fontego dei mercanti tedeschi a Rialto, dagli affreschi di Giorgione alle Poste

Il Fondaco dei Tedeschi a Venezia, accanto al Ponte di Rialto: il fontego dei mercanti tedeschi, gli affreschi di Giorgione, le Poste e la chiusura del 2025.

Il Fondaco dei Tedeschi a Venezia, con il portico sul Canal Grande accanto al Ponte di Rialto e le gondole
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Fondaco dei Tedeschi, in veneto Fontego dei Tedeschi, è un palazzo di Venezia nel sestiere di San Marco, sul Canal Grande accanto al Ponte di Rialto. Per secoli fu casa e magazzino dei mercanti tedeschi, con la facciata affrescata da Giorgione e Tiziano; poi fu sede delle Poste Italiane.

Norimberga, Augusta e i Sette Comuni

I fonteghi, o fondachi, erano le case-magazzino dei mercanti: ci si abitava e ci si tenevano le merci. Come il Fontego dei Turchi, anche quello dei Tedeschi serviva ai commerci della Repubblica. È di antica fondazione: le prime notizie risalgono agli anni fra il 1222 e il 1225, quando il Comune di Venezia acquistò l'area su cui sarebbe sorto, e come data di fondazione si dà il 1228. Nacque per controllare gli scambi che passavano da Rialto.

Qui approdavano e venivano immagazzinate le merci dei mercanti tedeschi di Norimberga, Judenburg e Augusta, e qui commerciavano anche le popolazioni di lingua tedesca legate alla Serenissima da un patto di dedizione, con cui si diedero a Venezia, come gli abitanti dell'Altopiano dei Sette Comuni. Alla fine del XIV secolo vi ebbe i suoi uffici anche la famiglia Fugger, mercanti e banchieri tedeschi. Il fontego si raggiungeva dall'acqua: le barche attraccavano sul Canal Grande.

Incendio del 1505 e la ricostruzione

Nella notte fra il 27 e il 28 gennaio 1505 un incendio distrusse l'edificio. In meno di cinque mesi il Senato decise di rifarlo da capo, sul modello di Girolamo Tedesco, uno dei mercanti della comunità tedesca, e i lavori durarono dal 1505 al 1508, diretti prima da Giorgio Spavento e poi da Antonio Scarpagnino. A differenza di altri palazzi del Canal Grande, si scelse di non usare marmi né trafori: gli spazi liberi fra le finestre furono dipinti ad affresco. Nel 1508 la fine dei lavori fu festeggiata con una messa solenne.

Giorgione, Tiziano e la Giustizia contesa

Per gli affreschi furono chiamati Giorgione e il giovane Tiziano, suo allievo, e verso il 1508 Giorgione dipinse la facciata sul Canal Grande, Tiziano il fianco verso le Mercerie. Nello stesso anno Giorgione ebbe una lite sul pagamento degli affreschi. Secondo Lodovico Dolce, che ne scriveva nel 1557, la Giustizia di Tiziano era così bella che la si credette di Giorgione, e fra i due nacque un contrasto.

Verso il 1760 le pitture si leggevano ancora abbastanza bene, come mostrano le incisioni di Anton Maria Zanetti; poi il clima umido e salmastro della laguna le consumò. I pochi frammenti rimasti furono staccati dal 1937, passarono per il Palazzo Ducale e le Gallerie dell'Accademia e furono infine ricomposti alla Ca' d'Oro, nella Galleria Franchetti. Di Giorgione resta la «Nuda entro una nicchia», con frammenti di figure femminili; di Tiziano la «Giuditta o Giustizia», il «Compagno della calza» e scene di combattimenti fra giganti e mostri e fra un putto e un drago. Anche dentro c'erano opere di Paolo Veronese, Tiziano e Jacopo Tintoretto, di cui si è perduta quasi ogni traccia.

Cortile, portico e merli

Il fontego ha pianta quadrata e si alza su quattro livelli intorno a un cortile interno coperto da una struttura di vetro e acciaio, dove si conserva l'antico pozzo. Al piano terra cinque grandi arcate a tutto sesto chiudono il portico sul canale, dove si scaricavano le merci; sopra corre una lunga fila di bifore e monofore, a cui rispondono le finestre quadrate più piccole dei due piani superiori, e in cima il palazzo è chiuso da merli. Dei secoli dei mercanti restano i segni: sulla pietra delle colonne e sui parapetti dei vari piani si vedono stemmi, date e scacchiere incise dai mercanti tedeschi e del Nord Europa, che servivano anche a indicare le stanze dove depositare le merci.

Poste, Koolhaas e la chiusura del 2025

Come tutti i fonteghi della città, anche questo fu soppresso nel 1797, con la caduta della Repubblica. I francesi lo adibirono a dogana e gli austriaci vi insediarono l'Intendenza di Finanza e l'Ispettorato del Demanio. Dopo il 1870 fu per molto tempo di proprietà delle Poste Italiane, che ne fecero la loro sede centrale.

Nel 2008 le Poste lo cedettero al gruppo Benetton per 53 milioni di euro; restaurato sotto la direzione dell'architetto olandese Rem Koolhaas, il 1º ottobre 2016 riaprì come centro commerciale del lusso con uno spazio culturale: il palazzo era affittato a DFS, società del gruppo LVMH. DFS aprì al pubblico la terrazza all'ultimo piano, con la vista dall'alto sul Ponte di Rialto e sul Canal Grande, e il cortile ospitò mostre ed eventi.

Il contratto scadeva nel settembre 2025, e DFS decise di non rinnovarlo: dopo la pandemia le vendite non si erano più riprese, con 100 milioni di euro di perdite in cinque anni, soprattutto per il calo dei turisti venuti dall'Asia, che erano la sua clientela principale. DFS aveva previsto di restare aperta nel primo semestre e di dedicare gli ultimi mesi del contratto allo smontaggio: il negozio chiuse il 30 aprile 2025, e i 226 dipendenti furono licenziati.

Info utili

Dove si trova
Venezia (VE)
Coordinate
45,43824 N, 12,33673 E (Fondaco dei Tedeschi) · Apri su Google Maps

Fa parte di: Palazzi storici del Veneto