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Le tombe dei Frari a Venezia: il cenotafio di Canova, il monumento a Tiziano, i dogi Foscari e Tron e il San Giovanni di Donatello

Le tombe dei Frari a Venezia: il cenotafio di Canova, il monumento a Tiziano, i dogi Foscari, Tron e Pesaro, il Donatello e il trittico di Bellini.

Il cenotafio di Canova ai Frari di Venezia: la piramide di marmo con la porta aperta, le statue e il leone
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Ai Frari, la Ca' Granda dei francescani nel sestiere di San Polo, riposano dogi, capitani da mar, Tiziano e Claudio Monteverdi, e c'è il cuore di Antonio Canova. Le loro tombe fanno della basilica un museo della scultura veneziana, dal Trecento all'Ottocento, con Donatello e Bellini.

Il cenotafio di Canova

Nel 1794 Canova disegnò e modellò in creta una tomba per Tiziano, che però non si fece per mancanza di denaro; lo stesso modello, cambiato, gli servì per il sepolcro di Maria Cristina, imperatrice d'Austria, eretto a Vienna nella chiesa degli Agostiniani. Lo scultore morì il 13 ottobre 1822 e fu sepolto a Possagno, il suo paese. Per onorarlo a Venezia, il conte Leopoldo Cicognara, suo amico e presidente dell'Accademia di Belle Arti, raccolse soldi offerti da tutta Europa, e gli allievi di Canova tradussero in marmo il vecchio progetto: Antonio Bosa il ritratto retto dagli angeli, Giuseppe De Fabris il Genio alato, Rinaldo Rinaldi il Leone, Luigi Zandomeneghi la Pittura e l'Architettura, Bartolomeo Ferrari la Scultura, Jacopo De Martini i due Geni, Domenico Fadiga la grande piramide.

Sulla piramide si apre una porta di bronzo socchiusa; sopra, il volto di Canova dentro un serpente che si morde la coda, segno di immortalità, e come scritta basta il suo nome. A destra salgono le tre Arti, e la Scultura porta l'urna col cuore; a sinistra il leone di San Marco è sdraiato sulla soglia, triste, con accanto un genio che piange. Nel maggio del 1827 il cuore, chiuso in un'urna di porfido presa dal tesoro di San Marco, fu messo sotto il monumento, dove una pietra bianca porta la scritta «Cor Canovæ».

Tiziano e Monteverdi

Tiziano morì nel 1576 e, secondo la tradizione, fu sepolto nella seconda campata della navata destra. Nella cappella dei Milanesi, fra le lapidi dei frati lombardi, c'è nel pavimento la tomba di Claudio Monteverdi, morto a Venezia nel 1643. Nella campata di Tiziano, a metà Ottocento, Luigi e Pietro Zandomeneghi costruirono il monumento a Tiziano, a forma di arco trionfale, con statue allegoriche e tre bassorilievi che riproducono suoi capolavori: l'Assunta, il San Pietro martire e il Martirio di san Lorenzo. Per fargli posto l'altare del Crocifisso, che era in quel punto, fu portato nella navata sinistra, e l'altare della Scuola dei Fiorentini finì in una cappella dell'abside.

I dogi e i capitani da mar

Nel monumento di Paolo Savelli, nobile romano al servizio della Repubblica morto nel 1405, sopra l'urna c'è la sua statua a cavallo in legno dorato e dipinto, la prima statua equestre per un capitano di ventura di Venezia. Il doge Francesco Foscari morì nel 1457, ma il suo monumento, attribuito ad Antonio e Paolo Bregno, si poté cominciare solo dopo il 1466, quando si stava finendo il presbiterio: ha un baldacchino e un coronamento ancora gotici e colonne e lesene già rinascimentali. Di fronte, Antonio Rizzo fece il monumento del doge Niccolò Tron, morto nel 1473: alto dieci metri, mostra il doge due volte, in piedi alla base e disteso sopra l'urna, e l'iscrizione lo dice «civis optimus senator optimus».

Benedetto Pesaro, capitano da mar morto a Corfù nel 1503, ha sopra la porta della sacrestia un arco trionfale di Lorenzo Bregno con le fortezze di Leucade e Cefalonia che aveva espugnato. Il vescovo Jacopo Pesaro si fece fare il monumento da Tullio e Antonio Lombardo nel 1524, quando era ancora vivo. Il più tardo di questi è quello del doge Giovanni Pesaro, morto nel 1659: Baldassarre Longhena lo disegnò attorno a una porta laterale, Giusto Le Court lo popolò di statue, e quattro telamoni in marmi di due colori, figure di mori, sostengono la struttura col doge seduto al centro.

Donatello, Bellini e i Vivarini

Nel 1436 la Scuola dei Fiorentini chiese a Donatello la statua del suo santo, e nel 1438 lo scultore scolpì il San Giovanni Battista di legno, alto 1,55 metri: è l'unica sua opera a Venezia, e sta nella cappella dei Fiorentini, accanto al presbiterio. Nel 1474 Bartolomeo Vivarini firmò il trittico della cappella Corner, con San Marco in trono fra gli angeli musicanti.

Nel 1478 i Pesaro ebbero la sacrestia, e nel 1480 Melchiorre Trevisan donò alla chiesa la reliquia del Sangue di Cristo, per la quale si fece il tabernacolo. Nel 1482 Bartolomeo Vivarini dipinse anche il polittico della cappella Bernardo, e nel 1488 Giovanni Bellini firmò per la sacrestia dei Pesaro il trittico con la Madonna in trono e i santi Nicolò, Pietro, Benedetto e Marco, nella sua cornice originale intagliata da Jacopo da Faenza. L'ultima opera di Alvise Vivarini, il Sant'Ambrogio della cappella dei Milanesi, la finì Marco Basaiti nel 1503.

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Dove si trova
Venezia (VE)
Coordinate
45,43972 N, 12,33194 E (centro di Venezia) · Apri su Google Maps

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