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Il monumento equestre al Gattamelata a Padova: il bronzo di Donatello in piazza del Santo e il condottiero Erasmo da Narni

Il monumento equestre al Gattamelata di Donatello in piazza del Santo a Padova: il condottiero Erasmo da Narni, la fusione in bronzo e il basamento.

Il monumento equestre al Gattamelata di Donatello in piazza del Santo a Padova, con la basilica dietro
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Uscendo dalla Basilica del Santo si ha davanti un grande cavaliere di bronzo su un alto basamento di pietra. È il Gattamelata di Donatello, il primo grande monumento equestre gettato in bronzo dopo l'età antica, e uno dei capolavori del Rinascimento.

Santo e condottiero in piazza

La tomba di sant'Antonio di Padova ha la sua basilica, costruita dal 1232 alla metà del 1300. Donatello realizzò il monumento sulla piazza due secoli più tardi. La statua non sta al centro della facciata, ma un po' spostata, in asse con un'importante via d'accesso, così da essere vista da molti punti. Fu pensata come un cenotafio e sorge in quella che allora era un'area cimiteriale. Non fu progettata per una nicchia: è una statua a sé, che dialoga direttamente con lo spazio intorno. Sulla stessa piazza, a fianco della basilica, si affacciano anche l'Oratorio di San Giorgio, la Scoletta del Santo e il Museo al Santo.

La sua collocazione racconta un passaggio d'epoca: la statua volge le spalle alla basilica, e da un lato resta il santo, modello umano del Medioevo, dall'altro il capitano di ventura vittorioso, immagine di quell'«homo divus» che il Rinascimento prese a riferimento.

Erasmo da Narni, il Gattamelata

Il cavaliere è Erasmo da Narni, capitano di ventura vissuto fra il 1370 e il 1443. Dopo aver combattuto per la Repubblica di Firenze e per lo Stato pontificio, diventò comandante dell'esercito veneziano: protesse la Serenissima contro il Ducato di Milano e prese Verona, e nel 1438 Venezia gli diede il bastone del comando che stringe nella statua. Il soprannome ha due spiegazioni: per alcuni veniva dalla sua furbizia e dal «parlar dolce», per altri dal nome della madre, Melania Gattelli.

Come aveva chiesto nel testamento, dal 1458 riposa nella basilica del Santo. Furono i suoi eredi a commissionare la statua a Donatello, per ricordare il loro congiunto. Alla spesa contribuirono la vedova, Giacoma Bocarini Brunori, sorella di Gentile da Leonessa, e la Repubblica di Venezia, il cui Senato aveva autorizzato l'opera: Padova era sotto il dominio veneziano dal 1405. Cinque persone, riunite in commissione, stabilirono il valore dell'opera: 1650 ducati.

Fusione a cera persa

Donato di Bardi, detto Donatello, arrivò a Padova nel 1443 e vi restò dieci anni, quelli che si chiamano il suo decennio padovano. Lavorò all'altare maggiore della basilica e al Crocifisso di bronzo, che gli diede fama in città. Per il Gattamelata cominciò nel 1446 e nella primavera del 1447 preparò i modelli del cavallo e del cavaliere.

Usò la fusione a cera persa, una tecnica degli antichi abbandonata nel Medioevo e ripresa su dimensioni monumentali da Ghiberti nel San Giovanni Battista, del 1412-1416. Donatello l'aveva già usata per il San Ludovico di Tolosa, del 1421-1425; per un monumento equestre fu applicata per la prima volta dopo la classicità. La fusione del bronzo non fu semplice: servirono diversi anni di preparazione e di tentativi. Il lavoro durò fino al 1453, quando la statua fu messa sul piedistallo e lo scultore lasciò la città. Vasari lodò la «grandezza del getto in proporzioni et in bontà» e paragonò Donatello agli antichi maestri che era riuscito a eguagliare. Un secolo più tardi Benvenuto Cellini usò la stessa tecnica per il Perseo, e ne lasciò la cronaca nella sua Vita.

Le misure sono imponenti: la statua è di 340 per 390 centimetri, il basamento di 780 per 410. Sui lati del piedistallo si aprono due porte, quella della vita, chiusa, e quella della morte, socchiusa.

Volto senza elmo

Nel Trecento le statue equestri erano di pietra e di solito sormontavano le tombe, come le arche scaligere; anche la pittura offriva esempi, come il Guidoriccio da Fogliano dipinto da Simone Martini o il Giovanni Acuto di Paolo Uccello, che con ogni probabilità Donatello non prese a modello. Il modello fu soprattutto il Marco Aurelio del Campidoglio, che poté vedere a Roma in un viaggio con Brunelleschi; esisteva anche il Regisole di Pavia, distrutto nel 1796. Nel cavallo che avanza al passo col muso basso molti vedono un omaggio alla quadriga di San Marco, cioè a Venezia.

Il cavaliere però monta alla moderna, con sella e staffe, e l'armatura è un'invenzione all'antica che non corrisponde a quelle in uso al tempo dell'opera. Ha la corazza sul busto, i ginocchietti e lunghi speroni; sul fianco sinistro pende una lunga spada. Sulla corazza c'è la testa di Medusa, e sulla cintura piccoli putti musicanti e teste virili.

Il condottiero è a capo scoperto: un elmo ne avrebbe fatto una macchina da guerra, mentre il volto nudo mostra un uomo avanti negli anni, con le sopracciglia aggrottate, le mascelle e le labbra serrate, le guance e le tempie scavate, le rughe e la fronte stempiata. Sta in sella a gambe tese sulle staffe, con lo sguardo su un punto lontano. Il volto si ispira alla ritrattistica romana, e la statua tiene insieme un'idealizzazione imponente e un sensibile realismo.

Il cavallo ha un aspetto potente e avanza al passo. Alza la zampa anteriore sinistra e la appoggia su una sfera, forse una palla di cannone: così la statua ha equilibrio. Il muso si volge leggermente a sinistra, e la testa è fremente, ma il condottiero lo domina con una mano leggera, senza bisogno di tirare le redini.

In proporzione il cavallo è un po' più grande del cavaliere: secondo un'interpretazione l'effetto è voluto, e mette in risalto il condottiero che sa governare un animale di quella mole. Il bastone del comando e la spada nel fodero stanno in posizione obliqua, contro la linea orizzontale del cavallo e la verticale del busto. L'insieme si vede nella sua interezza di lato, dalla parte sinistra.

Modello per i secoli

Con il Gattamelata ripartì in Occidente la tradizione del monumento equestre, che arrivò fino al XIX secolo: il Verrocchio vi guardò per il Colleoni, del 1480-1488, il Giambologna per il Cosimo I, del 1581-1594. Negli anni Cinquanta la Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze fuse una replica per Montevideo, collocata in Avenida Italia; un'altra copia in bronzo sta a Mosca, nel Museo Puškin, e una riproduzione in gesso nella gipsoteca dell'Istituto statale d'arte di Firenze.

A Padova, nel Salone del Palazzo della Ragione, c'è anche un grande cavallo di legno, copia di quello di Donatello, che i Capodilista fecero fare nel 1466 per una giostra e poi donarono alla città: era così riuscito che Vasari lo credette opera di Donatello.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Padova: da lì al Monumento equestre al Gattamelata sono 5,1 km, 7 minuti in auto.

In auto, dall'autostrada si esce all'uscita di Padova Est: poi 6,2 km, 9 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Monumento equestre al Gattamelata.

Info utili

Dove si trova
Padova (PD)
Coordinate
45,40158 N, 11,88000 E (Monumento equestre al Gattamelata) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Piazze e monumenti del Veneto