Arte & Cultura · 4 min di lettura

La cava della Sengia a Zovencedo: Museo della Pietra e casa rupestre tra gli scalpellini

Alla Sengia di Zovencedo, sui Colli Berici, la priara de Cice ospita il Museo della Pietra, e una cava chiusa con un muro è la casa rupestre dei Meoni.

La casa rupestre della Sengia a Zovencedo, costruita dentro una cava di pietra sui Colli Berici
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La Sengia è una località di Zovencedo, in provincia di Vicenza, sui Colli Berici, dove due cave di pietra sono diventate luoghi da visitare: la priara de Cice ospita il Museo della Pietra, e una cava vicina, trasformata in abitazione, è la casa rupestre della famiglia Meoni.

La pietra dei Berici

Zovencedo è detto il «regno della pietra e delle fontane». Sui Colli Berici la pietra di Costozza, o pietra di Vicenza, è un calcare tanto tenero che si taglia con una sega. I Paleoveneti ne ricavarono stele funerarie, i Romani altari, colonne e bassorilievi, e la pietra servì tanto ai nobili quanto alla povera gente. Secondo Flavio Dalla Libera, storico dei Colli Berici, ci sono documenti di estrazioni fin dal XVII secolo. Per scendere a valle i blocchi viaggiavano sui carri tirati dai buoi oppure su zattere lungo i canali, e il canale Bisatto, come il Bacchiglione, li portava verso Padova e Venezia.

Il territorio dei Berici va dai fondovalle a oltre 400 metri ed è fatto di doline e altipiani: i covoli, le cavità naturali della roccia calcarea, e le cave scavate dall'uomo servirono da riparo a persone, bestiame e provviste. Abbandonate le cave più antiche, l'estrazione si spostò sull'altopiano e intorno alla Val Liona, fra Zovencedo, Grancona e San Germano dei Berici. A Zovencedo e a Grancona si vedono cave dismesse ad anfiteatro e a grotta. La pietra di San Gottardo, una delle varietà più pregiate, serve a scultori e artigiani locali per opere, capitelli, balaustre e fontane.

La casa rupestre della Sengia

La casa rupestre nacque da una vecchia cava, scavata nel bosco a mezza costa poco fuori dal paese e aperta in una cengia che domina la Val Pressia, con vista sul castello. Chiudendone l'ingresso con un muro la si trasformò in un'abitazione, un riparo che costava poco, per la povera gente. La casa aveva due piani: al piano terra l'ingresso e la cucina con focolare e secchiaio, di sopra le camere da letto. Nella stessa cava c'erano anche la stalla e gli annessi rurali. Ci viveva la famiglia Meoni, e si lavorava nella vicina priara de Cice.

Alle sette di sera dell'11 agosto 1959 un temporale con tuoni e fulmini colpì la Sengia. Adelaide Meoni, che viveva lì con la sua famiglia, raccontò: «Un fulmine scese dal camino e si scaricò sull'impianto elettrico, sfasciando tutto». Dai muri e dalle finestre si staccarono le pietre più deboli; Guerrino Pescaore corse in paese a cercare aiuto, e alla Sengia arrivarono le autorità e molta gente. Nei momenti prima del fulmine Adelaide aveva pregato a lungo, con la candela benedetta accesa e un ramo d'ulivo che bruciava, perché la famiglia si salvasse. «Fui così graziata che nessuno si è fatto male, nonostante fosse cascato tutto», disse. La famiglia lasciò per sempre la casa, che restò in abbandono per decenni.

Dai Meoni, l'ultima famiglia che la abitò, la casa prende il nome di Sengia dei Meoni. È arredata come allora, con mobili d'epoca e le vecchie foto della famiglia, e fa capire la fatica di vivere e lavorare qui.

Il Museo della Pietra nella priara de Cice

La priara de Cice, detta anche Cava Cice, è la cava di pietra vicina alla casa e fu chiusa negli anni Trenta. Il Comune di Zovencedo l'ha acquistata e ne ha fatto il Museo della Pietra, per dare testimonianza del lavoro nelle cave. Nel 2013 ha rilevato anche l'area della casa rupestre e l'ha fatta restaurare insieme alla cava, al bosco didattico e ai terreni intorno.

Dentro, nella penombra fresca delle stanze sotterranee, sotto soffitti alti color avorio intagliati a strati, restano i segni delle tecniche originali di scavo in galleria, e si ripercorre la vita degli scalpellini. Sono esposti gli attrezzi e le macchine dei cavatori, fra cui le seghe per tagliare la roccia e le lampade a carburo che rischiaravano il lavoro, e alcuni fossili trovati durante lo scavo. D'estate la roccia della cava ha fatto anche da palco a spettacoli di musica lirica e di teatro popolare.

I sentieri che passano dalla Sengia

L'Itinerario di Corte Calto–Zovencedo, di 5 chilometri circa, è un tratto del Sentiero di Zovencedo, il numero 63, percorso al contrario. Parte dietro la chiesa di San Nicola, a Zovencedo: da Corte Calto risale al paese passando per la Sengia, poi attraversa i due versanti di una piccola valle e si ferma a Borgo Calto, un esempio di edilizia rurale dei Berici. Da Zovencedo passa anche la quarta tappa dell'Altavia dei Berici, l'anello di 130 chilometri in 11 tappe: sale dal cimitero di Pozzolo e prosegue verso Soghe, fra fontane, cave e boschi.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Montebello, a 14,1 km di strada (17 minuti in auto).

In auto, dall'autostrada si esce al casello di Albettone - Barbarano: poi 14,5 km, 16 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Museo della Pietra.

Info utili

Dove si trova
Zovencedo (VI)
Coordinate
45,42854 N, 11,49652 E (Museo della Pietra) · Apri su Google Maps

Strade e posizione © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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