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Nove, il paese della ceramica: la manifattura Antonibon del 1727, i musei di Giuseppe De Fabris e i cuchi

Nove, vicino a Bassano del Grappa, fa ceramica dal Seicento: la manifattura Antonibon attiva dal 1727, il Museo Civico della Ceramica e i cuchi fischianti.

Nove, il paese della ceramica: il forno a legna, le stoviglie in maiolica e un artigiano al lavoro nel cortile
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Nove è un comune della provincia di Vicenza vicino a Bassano del Grappa, e fra Bassano e Nove la ceramica si lavora dal Seicento. A Nove ci sono la manifattura Antonibon, attiva senza interruzioni dal 1727, il Museo Civico della Ceramica e i cuchi, piccoli strumenti di ceramica.

Argille e acqua fra Bassano e Nove

Fra Bassano del Grappa e Nove c'erano argille di qualità e corsi d'acqua, e dal Seicento questo fece nascere le manifatture che portarono la zona fra i principali poli ceramici d'Italia. La terracotta, sulla destra della Brenta, si lavorava già nella preistoria, sulle colline di San Giorgio, dove l'argilla abbonda; ma la ceramica bassanese vera e propria crebbe nel Seicento, prima ad Angarano e poi a Nove. A Nove le manifatture più antiche nacquero lungo la Roggia Isacchin, il corso d'acqua che attraversa il paese, dove i mulini preparavano gli impasti.

A Nove si affermarono le manifatture degli Antonibon, dei Cecchetto, dei Viero e dei Bernardi; fra Otto e Novecento vennero i Marcon, i Bonato, i Passarin, i Fabris, gli Zortea, Agostinelli e Dal Prà, Zanolli-Sebellin-Zarpellon e gli Zen. Sono vere dinastie di ceramisti, e ogni epoca ha lasciato le sue forme, dalle maioliche policrome ai piatti istoriati, dalle figure in terracotta ai servizi da tavola.

La manifattura Antonibon, dal 1727

La manifattura Antonibon è la più antica fabbrica di ceramiche d'Italia. All'inizio del XVIII secolo la Serenissima spingeva la produzione di ceramica per ridurre le importazioni, e nel 1732 Giovanni Battista Antonibon ottenne per 20 anni, libero dalle tasse, il privilegio di produrre maiolica pregiata, con l'esenzione dai dazi e il diritto di aprire un negozio a Venezia. Gli Antonibon diventarono la fabbrica più importante della Repubblica, per la maiolica e poi per la porcellana, dal 1762, e per la terraglia all'uso inglese, dal 1786. La loro maiolica del XVIII e XIX secolo si riconosce da un motivo decorativo che gli esperti chiamano «tacchiolo» e che negli inventari della manifattura si chiamava «blanser».

Nel 1907 la fabbrica passò all'avvocato Lodovico Barettoni. Dentro il complesso convivono i reparti di produzione, le baracche della legna e la stamperia, che conserva gli esemplari originali del Settecento; c'è poi un grande forno ottocentesco rotondo, alimentato da quattro bocche, e la casa padronale, già abitata nel Cinquecento, è diventata lo spazio dell'esposizione.

Giuseppe De Fabris e la scuola d'arte

Il novese più noto è lo scultore Giuseppe De Fabris, nato a Nove nel 1790 e morto a Roma nel 1860. Suo padre Gioacchino era direttore alla manifattura Antonibon, e lì il ragazzo imparò la tecnica. A sedici anni andò a Vicenza, poi a Milano, e dal 1814 visse a Roma: conobbe Antonio Canova, scolpì la tomba di Andrea Palladio nel Cimitero Monumentale di Vicenza e fu direttore dei Musei Vaticani.

Col suo lascito nacque a Nove l'edificio della Scuola di Disegno, poi Regia Scuola d'Arte e Istituto d'Arte per la Ceramica. Il museo della scuola, intitolato a De Fabris, risale al 1875 ed è l'unico museo dentro un istituto scolastico, il Liceo Artistico: i suoi pezzi più antichi sono del 1600, e accanto ci sono le opere dei 5 simposi internazionali della ceramica e le Terrecotte cinesi di Cai Guo-Qiang, venute dalla 48ª Biennale di Venezia del 1999.

Il Museo Civico della Ceramica

I novesi avevano cominciato a raccogliere ceramiche per un museo fin dalla metà del Novecento, ma nel 1961, quando l'Istituto passò allo Stato, anche quella raccolta diventò statale. Negli anni Ottanta il Comune ripartì: nel 1983 fu varato il primo atto di fondazione del Museo Civico, nel 1986 l'Opera Pia Giuseppe De Fabris, presieduta dal parroco don Sante Grego, donò al Comune l'edificio ottocentesco della vecchia Scuola d'Arte, e i novesi con l'associazione «Nove Terra di Ceramica» regalarono molti pezzi. Il museo fu inaugurato nell'aprile del 1995 in palazzo De Fabris.

Il percorso sta su tre piani, e si scende nel tempo: in alto le ceramiche del Settecento, poi l'Ottocento, infine il Novecento e il contemporaneo. Ci sono tutti i tipi di ceramica, dalle terrecotte e cristalline alle maioliche, porcellane, terraglie, semirefrattari e grès.

Il pezzo forte dell'Ottocento sono tre specchiere neorococò delle manifatture Antonibon e Viero, insieme ai vasi fatti per le Esposizioni Universali, con cui i ceramisti di Nove si misurarono con i produttori inglesi, francesi e tedeschi. Il Novecento ha le opere di Alessio Tasca, Pompeo Pianezzola e Cesare Sartori e circa 300 pezzi premiati ai Concorsi del Salone Internazionale della Ceramica fra il 1949 e il 1975, in deposito dalla Fiera di Vicenza; la più nota è il grande vaso con figure femminili di Pablo Picasso, del 1950.

I cuchi

I cuchi sono tipici della zona: queste ceramiche fischianti stanno fra i prodotti più popolari dell'artigianato bassanese, insieme ai piatti decorati con i lavori dei campi e le stagioni e ai boccali con dedica. Hanno spesso forma di animale, e molti portano in groppa un soldato napoleonico: secondo la tradizione del paese, i novesi, che non potevano vendicarsi in altro modo dei saccheggi e delle uccisioni subite, si presero gioco delle truppe mettendole a cavallo di un cuco, parola che in dialetto veneto indica una persona stupida.

Fino agli anni Sessanta del Novecento il cuco era un fischietto di terracotta a due colori, un giocattolo da regalare ai bambini alle sagre di paese o un dono per la persona amata. Nel 1961 Gino Barioli, direttore del Museo Civico di Vicenza, chiese a insegnanti e studenti di ceramica della zona di modellare gli arcicuchi, grandi sculture fischianti con molti fischietti di suono diverso collegati a un'unica camera d'aria che fa da cassa armonica.

Il museo vicentino acquistò l'arcicuco col soldato napoleonico di Domenico Poloniato, modellatore e insegnante all'Istituto d'arte di Nove, e da lì molti ceramisti reinventarono il cuco nelle forme, nelle misure e nei colori. Al piano terra del Museo Civico della Ceramica una raccolta di cuchi di tutto il mondo ha come nucleo la collezione di Nino Athos Cassanelli.

Domande frequenti

Da dove viene il nome di Nove?

Il nome ricorda le «Nove Terre», cioè le terre nuove che la Brenta lasciò scoperte abbassando il suo livello: suoli morbidi e ricchi di argilla, che i primi artigiani della zona usarono per la ceramica.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Bassano del Grappa a 7,5 km: in auto sono 10 minuti.

Dall'autostrada conviene uscire a Bassano Ovest, poi 3,1 km di strada e 4 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Nove (VI)
Coordinate
45,73333 N, 11,68333 E (centro di Nove) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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