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Palazzo Zabarella a Padova: la torre medievale, le sale affrescate da Hayez e le mostre della Fondazione Bano

Palazzo Zabarella a Padova, fra via San Francesco e via Zabarella: la torre del XII secolo, i Carraresi, le sale di Hayez e Borsato e le grandi mostre.

Palazzo Zabarella a Padova con la torre medievale sopra il portone ad arco, in una via del centro
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Palazzo Zabarella, all'incrocio fra via San Francesco e via degli Zabarella, è uno degli edifici più antichi del centro di Padova: la torre e il nucleo centrale risalgono alla fine del XII secolo e all'inizio del XIII. Dal 1996 ospita la Fondazione Bano e le sue grandi mostre.

Una casa-torre all'incrocio di due strade antiche

Il palazzo sorge su uno snodo stradale della Padova romana e medievale, in un'area di grande interesse archeologico, lungo via San Francesco, una delle strade più antiche e porticate della città, dove sbocca via del Santo. Chi l'abbia costruito non si sa: le analisi dei mattoni fanno pensare a tre fasi medievali, la prima corrispondente alla torre, la seconda a un ampliamento e la terza alla cornice ad archetti. Nelle due più antiche ci sono laterizi romani riusati, una pratica diffusa a Padova, che si ritrova anche nella chiesa di Santa Sofia e nella torre di via Cassan; mattoni romani sono anche nella facciata d'ingresso.

Era una casa-torre, o palazzo magnatizio: chiuso verso l'esterno, con pochissime aperture e la torre per la difesa, e molto articolato all'interno, perché doveva essere insieme fortezza, casa il più possibile autosufficiente e luogo di rappresentanza. Mostrava il censo della famiglia e la sua capacità di difendersi. La torre è del periodo comunale, quando Padova era una città d'acque con un porto fluviale commerciale nella zona di Ognissanti e i mulini a Ponte Molino. Di case così, nel Medioevo assai diffuse, a Padova ne restano pochissime.

La sua torre appare anche in un affresco di Giusto de' Menabuoi del 1382, nella cappella del Beato Luca Belludi alla Basilica del Santo, che mostra quanto questo tipo di edificio caratterizzasse la città del Trecento. La facciata fu rimaneggiata nel Cinquecento e poi cambiata del tutto all'inizio dell'Ottocento.

Il cortile e tremila anni di Padova sottoterra

Il restauro dei primi anni Novanta è cominciato con uno scavo archeologico disposto dalla Soprintendenza nel cortile interno, su circa 300 metri quadrati e fino a 3,50 metri di profondità. Aveva due scopi: ricavare uno spazio di servizio sotterraneo senza toccare la struttura del palazzo, e studiare il sito dalle epoche più antiche. I livelli più antichi risalgono all'inizio dell'VIII secolo a.C., quando qui c'era un abitato sul porto fluviale del ramo principale del Brenta, all'altezza dell'attuale Riviera dei Ponti Romani, anche se la zona era frequentata già nell'età del Bronzo.

Sopra le prime bonifiche si susseguono, fino al VI secolo a.C., i pavimenti di capanne ricostruite più volte. Nella seconda metà del VI secolo lo spazio fu diviso in tre settori, con case rettangolari dai pavimenti di argilla, pareti di limo su una struttura di grossi pali e tetti di paglia, rami e cannicci: dentro una cucina col focolare e forse una stanza da letto, fuori uno spazio per lavorare i metalli. Il legno marciva, e le case venivano smontate e rifatte esattamente sopra le precedenti. Poi le case lasciarono il posto a officine per i metalli, usate fino al III secolo a.C., e quella divisione in lotti restò quasi immutata per tutta l'antichità.

Fra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C., con materiali più resistenti, sorse una grande casa-laboratorio a un solo piano, forse di un artigiano, con pareti affrescate e pavimenti a mosaico. Raggiunse il massimo splendore nel I secolo d.C., quando le sponde del Brenta furono munite di muraglioni davanti alle banchine del porto; poi decadde, ebbe una breve ripresa nel III-IV secolo, e dopo la distruzione della città da parte di Agilulfo, nel 602, i suoi muri furono spogliati quasi del tutto. Il materiale dello scavo è andato alla Soprintendenza, tranne quattro mosaici romani affidati alla Fondazione Bano, che li ha restaurati e li espone in una sala aperta sulla corte.

I Carraresi e gli Zabarella

I primi proprietari conosciuti furono i Da Carrara, che fra il 1388 e il 1405 vendettero diverse case della zona; il palazzo passò così agli Zabarella, una famiglia venuta da Piove di Sacco, entrata nella cerchia dei Carraresi e diventata nel Quattrocento una delle più importanti della città. A portarla in alto fu Francesco Zabarella, nato a Padova nel 1360, laureato in utroque iure nel 1385 dopo gli studi a Bologna e a Firenze. Dal 1390 fu uno dei più importanti professori di diritto canonico a Padova, e per restarvi rifiutò gli inviti di Firenze e di Vienna; fu anche diplomatico dei Carraresi, a Roma nel 1398 per Francesco Novello e a Parigi nel 1404, dal re Carlo VI, per chiedere aiuto contro Venezia.

L'anno dopo curò la resa di Padova, e il 3 gennaio 1406, in una gelida giornata, toccò proprio a lui pronunciare in volgare in piazza San Marco il discorso della dedizione della città a Venezia. La Repubblica gli diede fiducia e lo usò come consulente nelle trattative, la prima con Genova già nell'agosto del 1406, fra le proteste dei suoi studenti; diventò arciprete di Padova, vescovo di Firenze e cardinale, e morì nel 1417. Della famiglia si ricordano anche il nipote prediletto Bartolomeo, nato nel 1399, giurista ed ecclesiastico, e Jacopo, nato nel 1533, filosofo aristotelico, la cui «Opera Logica» fu stampata a Venezia nel 1576: pare che l'Inquisizione abbia indagato su di lui, ed egli si sarebbe difeso distinguendo la ragione filosofica dalla fede.

Il palazzo restò alla famiglia per secoli, passando sempre intero ai discendenti maschi più vicini, come simbolo della sua ricchezza e del suo peso. Nel Cinquecento le strutture furono regolarizzate, e nel 1672 i fratelli Giovanbattista e Lepido Zabarella fecero fare un nuovo progetto al pubblico perito Tommaso Sforzan, che mostra due corpi innestati sulla torre medievale, il pozzo comune e un giardino a nord: la forma tipica della casa a corte medievale.

Le sale neoclassiche e il giovane Hayez

L'ultimo della famiglia, il conte Giacomo, sposò nel 1802 la contessa Anna Ferri e decise di destinare l'ala su via San Francesco ad appartamenti di società e quella su via Zabarella alla propria abitazione. Affidò all'architetto Daniele Danieletti il rinnovamento: il portone fu portato al centro della facciata, finestre e balconi furono messi in simmetria, e nacquero l'atrio colonnato aperto sul cortile, il vestibolo e il nuovo scalone.

Fra il 1818 e il 1819 arrivarono da Venezia, dove avevano appena finito gli interni del Palazzo Reale, tre pittori, chiamati a celebrare la famiglia con decorazioni all'antica: Giuseppe Borsato (1771-1849), famoso per le prospettive dipinte, Giovanni Carlo Bevilacqua (1775-1849), che nel 1811 aveva affrescato Villa Pisani, e il giovane Francesco Hayez (1791-1882), formato a Roma.

Nel vestibolo la Fama, fanciulla alata, compare nei medaglioni con i suoi attributi; all'ingresso del piano nobile una prospettiva dipinta inganna l'occhio, con un vaso di fiori su un vassoio appoggiato a una balaustra finta. Hayez dipinse in una stanza il Parnaso: le Muse sulle pareti e, sul soffitto, la Sapienza fra Minerva, tutrice delle arti e delle scienze, Mercurio, inventore della lira, che la tiene per mano, e Iride. Quegli affreschi furono staccati su pannelli e spostati: le Muse di Hayez stanno nelle sale della torre, fra arredi originali del Sette e dell'Ottocento e un grande lampadario. L'atrio, il vestibolo e lo scalone affrescato segnano tutta l'ala meridionale.

Giacomo morì senza eredi nel 1846, e con lui si spense il nome degli Zabarella; la vedova Anna e i suoi discendenti vi abitarono ancora per qualche decennio.

La banca, il circolo e il restauro

Venduto più volte e rimasto casa privata, nel 1920 il palazzo fu comprato dal Credito Veneto, che ne fece la sua sede centrale; dal 1925 l'architetto Antonio Zanivan costruì l'ampio emiciclo a due piani, in stile neoclassico come l'atrio, e mise all'ingresso due cornici di Luigi Strazzabosco, poi spostate nell'emiciclo superiore. Dopo la seconda guerra mondiale lo occupò la Società del Casino Pedrocchi, un circolo di cittadini colti, che nel 1949 inaugurò la nuova sede, divise l'emiciclo superiore per ricavarne la sala da ballo e cambiò a fondo l'ala occidentale, dove abitava Giacomo; il circolo se ne andò nel 1988.

Nel 1986 lo acquistò l'imprenditore padovano Federico Bano, che voleva farne un centro culturale sul modello delle fondazioni americane, un omaggio alla sua città. Il palazzo era fatiscente e la città sembrava averlo dimenticato. Dal 1994 l'architetto Gaetano Croce ne curò il restauro: abbatté le costruzioni recenti che ingombravano il cortile, riscoprì le arcate della rotonda e recuperò le vecchie abitazioni di servizio sulla corte; i locali su via degli Zabarella divennero negozi, così che il palazzo è tornato a essere, come nel Medioevo, sede di rappresentanza con botteghe intorno. Il restauro ha portato alla luce anche altri fregi.

Le mostre della Fondazione Bano

Il palazzo fu riaperto alla città il 5 ottobre 1996, e nel marzo del 1997 ospitò la prima mostra, dedicata a Maurice Utrillo. Da allora ogni anno vi si tiene almeno una grande esposizione: all'inizio le mostre riscoprivano soprattutto i movimenti e gli artisti italiani dell'Ottocento e del Novecento, poi gli interessi si sono allargati. Fra le più seguite, i dati della Fondazione citati dal Comune contano 157097 visitatori per De Nittis nel 2013, 75371 per Corcos nel 2014 e 89325 per Fattori nel 2015.

Palazzo Zabarella è il primo centro culturale privato senza fini di lucro della città. Le sale si visitano solo durante le esposizioni.

Domande frequenti

Qual è l'indirizzo di Palazzo Zabarella?

Palazzo Zabarella sta al numero 14 di via degli Zabarella, nel centro storico di Padova.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Padova a 5,3 km: in auto sono 7 minuti.

Per chi viaggia in autostrada l'uscita più vicina è Padova Est: restano 5,3 km, 8 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Palazzo Zabarella.

Info utili

Dove si trova
Padova (PD)
Coordinate
45,40599 N, 11,87921 E (Palazzo Zabarella) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Palazzi storici del Veneto