Il Museo di Santa Caterina è la sede principale dei Musei civici di Treviso: l'ex chiesa e l'ex convento trecenteschi dei frati Servi di Maria. Conserva le «Storie di sant'Orsola» di Tomaso da Modena, la pinacoteca civica e la sezione archeologica.
Dal palazzo dei da Camino alla chiesa
Il complesso di Santa Caterina sorge dove stava il palazzo dei da Camino, i signori di Treviso. Qui, si racconta, Gherardo da Camino ospitò Dante esule, che per lui ebbe parole di lode nella «Divina Commedia». Il palazzo fu saccheggiato e raso al suolo dal popolo nel 1318. La costruzione della chiesa e del convento cominciò nel 1346, sotto la pretura di Andrea Cornaro; i lavori si fermarono nel 1348 e furono ripresi e finiti solo alla fine del secolo. Al complesso fu unita anche la Cappella degli Innocenti, che forse apparteneva al palazzo più antico.
La chiesa, in laterizio in parte intonacato, ha una pianta a navata unica e senza transetto; la facciata non è esattamente perpendicolare al resto dell'edificio, la zona absidale guarda su piazza Matteotti, la vecchia piazza del Grano, e il lato sud fa da parete al chiostro maggiore del convento. Le opere della chiesa furono portate via, e l'unica di cui resti traccia è una «Presentazione al tempio» di Jacopo Palma il Giovane, che sta nella sacrestia del Duomo di Castelfranco Veneto.
Gli affreschi riscoperti
Gli affreschi superstiti della chiesa, della seconda metà del Trecento e dei primi decenni del Quattrocento, stanno soprattutto sulla parete destra. Non seguivano un piano: ogni riquadro nasceva da un'offerta di cittadini benefattori, da un ex voto o da una sepoltura. Si dividono però in due gruppi, che rispecchiano le due fasi della costruzione: quelli verso la zona absidale sono del secondo Trecento, quelli verso la facciata dell'inizio del Quattrocento. Uno raffigura santa Caterina che tiene in mano un modellino di Treviso e chiede in latino che la città sia salvata.
Nel 1590 gli affreschi furono coperti da uno strato d'intonaco, e tornarono alla luce solo con la Seconda guerra mondiale; fra il 1997 e il 2001 furono restaurati con fondi privati e pubblici.
Le Storie di sant'Orsola e la pinacoteca
Il pezzo più celebre del museo è il ciclo delle «Storie di sant'Orsola», dieci episodi tratti dalla «Leggenda Aurea» di Jacopo da Varazze che Tomaso da Modena dipinse probabilmente fra il 1355 e il 1358 in una cappella della chiesa di Santa Margherita. Fu Luigi Bailo, il fondatore dei Musei civici, a scoprirlo nel 1883: lo fece staccare dai muri e lo portò a Santa Caterina. La pinacoteca civica, fondata nel 1851, il 24 febbraio 2018 ha riaperto con un nuovo allestimento nella manica lunga del convento, dove un tempo vivevano i frati: circa 150 opere in ordine cronologico, dal Medioevo al Settecento.
Il percorso comincia con gli affreschi staccati da case, palazzi e chiese di Treviso poi distrutti, testimonianze della urbs picta, la città dipinta; fra questi c'è l'affresco delle «Storie di Otinel», uno dei rarissimi casi in cui una chanson de geste in franco-veneto fu dipinta su un muro.
Seguono una «Madonna col Bambino» di Gentile da Fabriano, che lavorò anche in città, i dipinti del pittore locale Dario da Treviso, di Giovanni Bellini e di Lorenzo Lotto; il tardo Cinquecento ha Paris Bordon e Jacopo Bassano con le loro pale d'altare e una serie di ritratti in cui figura anche Tiziano. Il Sei e il Settecento hanno Francesco Guardi, Rosalba Carriera e i due Tiepolo, Giambattista e Giandomenico, con una Wunderkammer seicentesca di oggetti curiosi.
Luigi Bailo e le altre sedi
I Musei civici aprirono nel 1879 come Museo Trivigiano e li fondò l'abate Luigi Bailo (Treviso, 8 agosto 1835 – 28 ottobre 1932), che fu anche direttore della Biblioteca comunale e fondatore dell'Archivio storico comunale. Era di origine popolare e si laureò a Padova; insegnò in seminario e poi, dal 1864 al 1910, al liceo Canova; aveva idee apertamente liberali, che lo misero spesso in contrasto con le gerarchie della Chiesa.
I musei hanno tre sedi. La prima è Santa Caterina, dove nell'interrato e al piano del convento la sezione archeologica racconta come vivevano gli abitanti del Trevigiano dall'età del Bronzo fino all'età romana. Il Museo Bailo, intitolato al fondatore, ha riaperto nell'autunno 2015 dopo un restauro cominciato nel 2003 ed è dedicato all'arte dell'Ottocento e del Novecento. Il terzo polo è il complesso tardo medievale di Ca' da Noal, Casa Robegan e Casa Karwath, dalle facciate affrescate, acquistato dal Comune nel 1935 e danneggiato dai bombardamenti del 1944.
