A Verona i doni ai bambini non li porta Babbo Natale ma Santa Lucia, nella notte fra il 12 e il 13 dicembre. Arriva su un asinello, el musseto in veronese, col gastaldo, il suo fattore. La leggenda lega l'usanza a un'epidemia di male agli occhi del XIII secolo.
Martire di Siracusa, protettrice della vista
Lucia, giovane cristiana di Siracusa venuta al mondo negli ultimi anni del III secolo, fu uccisa come martire sotto la persecuzione di Diocleziano: la data della sua morte è il 13 dicembre del 304. Il suo nome viene dal latino lux, luce, e la Chiesa la venera come protettrice della vista. La tradizione popolare vuole che le abbiano strappato gli occhi perché si dichiarava cristiana, ma la vicenda non è storicamente confermata; documentato è il culto, e molte immagini la mostrano con gli occhi su un piattino d'argento. Il corpo della santa riposa a Venezia, dentro una teca, nel Santuario di Lucia.
Il male agli occhi e Sant'Agnese
Secondo la leggenda raccontata a Verona, verso il XIII secolo in città si diffuse un'epidemia di male agli occhi, grave e incurabile, che colpiva soprattutto i bambini. Per chiedere la grazia a Santa Lucia, i veronesi andarono in pellegrinaggio a piedi nudi, senza mantelli, verso Sant'Agnese, una chiesa di Piazza Bra intitolata anche alla santa di Siracusa. Per il freddo, i bambini non volevano andare; i genitori allora promisero che, se avessero obbedito, al ritorno Santa Lucia avrebbe fatto trovare loro tanti doni. I bambini partirono, e la leggenda vuole che l'epidemia finisse subito dopo.
Da allora è rimasta l'usanza di portare i bambini in chiesa, la sera del 13 dicembre, per la benedizione degli occhi. La chiesa di Sant'Agnese fu demolita nel 1837, e al suo posto sorge Palazzo Barbieri, la sede del Comune.
La notte del 12 dicembre
L'usanza della santa che porta i doni è forte anche nel Bresciano, ma l'origine principale e la diffusione maggiore sono in Veneto. Nei giorni prima i bambini scrivono una letterina con i regali che vorrebbero, e Santa Lucia si fa annunciare da piccoli doni e dal suono dei campanelli. Dal gastaldo che la accompagna, el castàldo in veronese, viene il modo di dire «Te me pari el castàldo de Santa Lùssia», per prendere in giro chi cammina carico di pacchi.
Per i suoi ospiti la famiglia prepara qualcosa sul tavolo: biscotti e pane per la santa e il gastaldo, con vino, caffè o latte come si usa in ogni casa, e per l'asinello carote, fieno, farina o acqua. Un tempo i doni finivano nelle scarpe lasciate fuori dalle finestre, soprattutto caramelle, arance e dolciumi. Ai bambini che non si sono comportati bene Santa Lucia porta il carbone. E nessuno deve restare sveglio ad aspettarla: chi prova a guardarla, si racconta, viene accecato con la cenere.
Filastrocca e frolle di Santa Lucia
A Verona si recita una filastrocca: «Santa Lucia vien di notte, con le scarpe tutte rotte, col cappello alla romana, Santa Lucia è tua mamma». Nei primi giorni di dicembre i panifici e le pasticcerie della città e della provincia espongono in vetrina le frolle di Santa Lucia, biscotti friabili a forma di stelle, cuori e animali, che si comprano o si fanno in casa con i bambini.
I bancheti de Santa Lùssia
Secondo la tradizione cittadina, i venditori di dolci e balocchi comparvero proprio attorno al pellegrinaggio verso Sant'Agnese: chi accompagnava i figli fino in Piazza Bra vi trovava le bancarelle. Da lì, nel corso del Novecento, è nata la grande fiera dei bancheti de Santa Lùssia, che si tiene in Piazza Bra nei giorni che precedono il 13 dicembre. Sui banchi ci sono dolciumi, giocattoli, specialità gastronomiche e prodotti artigianali, e per molti bambini veronesi la passeggiata fra le bancarelle è il momento in cui indicare che cosa vorrebbero trovare la mattina del 13.
