Santa Maria Maggiore, detta dai trevigiani Madona Granda, è una basilica del centro storico di Treviso. La tradizione la fa risalire a san Prosdocimo; nel Cinquecento il cantiere delle mura di fra Giovanni Giocondo ne abbatté una parte; la chiesa è legata a san Girolamo Emiliani, fondatore dei Padri Somaschi.
San Prosdocimo e la chiesa dopo il Mille
Il nome completo è Basilica di Santa Fosca in Santa Maria Maggiore, ed è una sede parrocchiale. Secondo la tradizione la chiesa nacque quando san Prosdocimo, protovescovo di Padova e discepolo dell'apostolo Pietro, portò il Vangelo nelle terre di Treviso: al culto della dea egizia Iside fu opposto quello della Vergine, e un tempietto mariano diventò, già dall'VIII secolo, il santuario della Madona Granda.
Nel IX secolo, durante un'invasione barbarica di Treviso, la chiesa andò distrutta; la ricostruzione, nell'XI secolo, sfruttò i resti dell'edificio più antico. Il campanile era in origine una torre militare, più volte modificata nei secoli.
Le mura del 1509, la rivolta per l'affresco e i bombardamenti
Nel 1509, in vista della guerra di Venezia contro la Lega di Cambrai, il Consiglio dei Dieci affidò a fra Giovanni Giocondo le nuove fortificazioni di Treviso: per farle posto si dovettero abbattere vari edifici, e del vecchio santuario, troppo vicino alle mura, cadde una parte. Secondo il racconto tramandato in città, la demolizione partì dall'abside; giunti all'affresco della Madonna col Bambino, molto caro alla popolazione, i trevigiani insorsero e ottennero dal Senato veneziano la sospensione dei lavori. Così si salvò l'intero tratto di chiesa compreso fra l'affresco e la facciata.
Finita la guerra di Cambrai, transetto e cappelle dell'abside rinacquero in forme rinascimentali, nei primi decenni del XVI secolo; un tempo li si attribuiva a Tullio Lombardo, pare per affinità con San Salvatore di Venezia, ma senza fondamento. Durante la Seconda guerra mondiale i bombardamenti aerei danneggiarono gravemente la chiesa.
Girolamo Emiliani e i Padri Somaschi
Nel 1511 il veneziano Girolamo Emiliani cadde prigioniero durante l'assedio della fortezza di Castelnuovo di Quero, sul Piave; nei 30 giorni di detenzione promise alla Madonna di convertirsi se avesse riavuto la libertà, e una volta scarcerato trovò rifugio a Treviso. Nella Madona Granda il futuro santo si convertì, e la chiesa è uno dei principali luoghi di culto dei Padri Somaschi. Nell'affresco della Madonna col Bambino si vedono i ceppi del santo.
La facciata, il Tempietto della Madonna e il Battistero
La facciata segue il gotico veneziano tardo, e terrecotte decorano il rosone e le finestre. Dentro, tre navate separate da grandi archi ad ogiva, che poggiano su pilastri in cotto, stanno sotto un tetto di legno a capriata.
Sulla sinistra sta il Tempietto della Madonna, del 1492, a pianta quadrata e in marmo intarsiato: custodisce l'affresco del tardo Trecento con la Madonna col Bambino, che alcuni assegnano a Tomaso da Modena o a pittori della sua scuola. Molti signori, grati per le grazie ottenute dalla Vergine dell'affresco, contribuirono ad ampliare la cappella fino a farne un santuario. I pellegrini vi arrivavano dal Veneto e da oltre confine: Austria, Germania, Paesi slavi.
Alle spalle del tempietto, la cappella del Battistero ha pianta semicircolare; i suoi affreschi, del 1540, sono opera di Ludovico Fiumicelli e Giovan Pietro Meloni da Crema.
