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La Scuola Grande di San Marco a Venezia: la facciata, le navi incise dallo scalpellino e il levantino con il cuore

La Scuola Grande di San Marco a Venezia, sul Campo Santi Giovanni e Paolo, ha la facciata di Lombardo e Codussi e sugli stipiti le figure delle sue leggende.

La facciata della Scuola Grande di San Marco a Venezia, con i leoni in prospettiva e la basilica accanto
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La Scuola Grande di San Marco è un edificio rinascimentale di Venezia, nel sestiere di Castello, sul Campo Santi Giovanni e Paolo. Fu sede della confraternita, che la ricostruì dopo l'incendio del 1485. È l'ingresso principale dell'Ospedale Civile; sugli stipiti ha navi incise e un giovane che regge un cuore.

La confraternita e la prima sede

La confraternita di San Marco nacque nella seconda metà del XIII secolo dal movimento dei flagellanti: era una confraternita di battuti, istituita nel 1260. La sua prima sede stava presso la chiesa di Santa Croce, poi demolita, nell'area dei giardini Papadopoli. Nel 1437 i Domenicani della vicina Basilica dei Santi Giovanni e Paolo le concessero un terreno accanto alla chiesa, e lì sorse la nuova sede, un edificio gotico simile alla Scuola della Misericordia, i cui lavori furono guidati da Matteo e Stefano di Nicola Bon da Cremona.

L'incendio del 1485 e la ricostruzione

Nel 1485 un grande incendio devastò l'edificio. I confratelli raccolsero fra loro il denaro per rifarlo, con l'appoggio del Consiglio dei Pregadi. Nel 1487 a Gregorio di Antonio da Padova toccarono i muri, le opere in pietra, i rivestimenti di marmo e la copertura di legno; l'impostazione e la decorazione andarono a Pietro Lombardo, a Giovanni Buora e al loro socio Bartolomeo di Domenico Duca. Verso il 1490 al posto di Lombardo e Buora arrivò Mauro Codussi, insieme ad Antonio Rizzo: a quel punto, si ritiene, mancavano solo il coronamento della parte alta della facciata, gli interni e lo scalone, che Codussi costruì.

Intorno al 1504 i fratelli Biagio e Pietro da Faenza decorarono il soffitto della Sala dell'Albergo, una delle due sale del piano superiore, e nel 1518 Vettore Scienza di Battista da Feltre e Lorenzo di Vincenzo da Trento fecero quello dell'altra, la Sala Capitolare. Negli anni seguenti l'edificio fu allungato verso nord, e nel XVI secolo prese forma il prospetto che guarda sul canale, il Rio dei Mendicanti; a quei lavori diedero il loro parere anche Jacopo Sansovino e Alessandro Vittoria.

Una facciata in due ali

Guardando dal campo, la facciata è divisa in due ali simmetriche che ripetono fuori le stanze di dentro: a sinistra il Portego delle Colonne con sopra la Sala Capitolare, a destra la Cappella della Pace con sopra la Sala dell'Albergo. Ai lati della porta principale due rilievi in prospettiva, con volte a botte da cui si affacciano due leoni, sono attribuiti a Pietro Lombardo; al centro un protiro, il piccolo portico davanti alla porta, su colonne, con i piedistalli decorati da putti, richiama l'arco di Costantino a Roma. Nella lunetta c'è un bassorilievo con San Marco venerato dai confratelli, forse di Bartolomeo Bon, fra le statue dei santi Pietro Martire e Domenico.

I rilievi accanto all'ingresso della Cappella della Pace sono attribuiti a Tullio Lombardo, e a Pietro di nuovo i due fregi sotto l'ordine superiore, con i grifoni alternati ad anfore di frutta e i grifoni affrontati fra tondi di porfido.

In alto, sull'ala destra, un tondo con quattro inserti di porfido racchiude il leone alato di Guglielmo da Carona, con le zampe sulle onde. Quest'ala finisce con tre arcate ornate da ovati di porfido e cinque vasi di pietra d'Istria, posati a turno su acroteri, i piedistalli del coronamento, e su sfingi alate. In alto sull'ala sinistra, il frontone che corona la facciata porta il leone col libro aperto di Luigi Ferrari, due guerrieri in armatura romana forse di Tullio Lombardo, quattro virtù, due angeli e, sulla punta, l'Evangelista.

Il Portego delle Colonne e le sale

Dalla porta principale si entra nel Portego delle Colonne, una vasta stanza divisa in tre parti da una doppia fila di colonne corinzie su alti basamenti di pietra d'Istria. Il pavimento a scacchi neri e rossi fu opera del tagliapietre («taiapiera») Giovanni di Mafio, sotto la guida di Codussi, e dieci finestre illuminano le lastre di marmo che ricordano i benefattori. Lo scalone è una ricostruzione novecentesca: quello di Codussi fu demolito quando l'edificio diventò ospedale.

Al piano di sopra, nella Sala Capitolare si tenevano le assemblee generali; il suo soffitto di legno ha 147 lacunari ottagonali, dorati su fondo rosso, da cui escono 60 leoni di San Marco. Nella Sala dell'Albergo si tenevano le adunanze più ristrette, e vi si custodivano le reliquie e gli oggetti di valore della confraternita. Dopo la soppressione della confraternita i dipinti andarono dispersi: alcune tele con le storie di San Marco, fra cui quelle di Jacopo Palma il Giovane e del Padovanino, sono tornate nella loro sede; altre, come il Miracolo di San Marco di Jacopo Tintoretto e i dipinti di Gentile e Giovanni Bellini, stanno alle Gallerie dell'Accademia e alla Pinacoteca di Brera.

Da ospedale militare a Ospedale Civile

Nel 1807 l'edificio della confraternita, già soppressa, diventò ospedale militare insieme al convento dei Domenicani e alla chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti. Dal 1819 fu l'Ospedale Civile dei veneziani, e l'interno fu molto cambiato; nel 1950 nelle sue sale arrivò la Biblioteca Storica del polo medico-scientifico. L'antica Cappella della Pace ospita la farmacia storica e il museo di anatomia patologica, intitolato ad Andrea Vesalio, e la Scuola è sede della Fondazione Museo della Scuola Grande di San Marco e della sanità.

Lo scalpellino mendicante e il levantino

Sulla facciata la tradizione orale veneziana racconta due storie. Si dice che lo scalpellino degli intarsi e delle sculture si chiamasse Cesco Pizzigani: finita la facciata, la moglie si ammalò gravemente, e lui vendette tutto per curarla, senza riuscirci. Rimasto solo e senza un soldo, si mise a mendicare sdraiato davanti alla porta che aveva scolpito, e per passare il tempo incideva sulla pietra, con un chiodo, le navi che passavano nel canale vicino.

Lì accanto, prosegue il racconto, viveva un giovane che la storia chiama levantino. Era mezzo veneziano e mezzo ebreo, lo odiavano sia la comunità veneziana sia quella ebraica, e lui si sfogava picchiando la madre: una sera le strappò il cuore dal petto, corse fuori con il cuore in mano e si gettò in acqua, e di notte, si dice, si sentono i suoi lamenti. Come prova della storia, il racconto indica sugli stipiti della porta, accanto alle navi incise, un giovane col turbante che stringe un cuore.

Info utili

Dove si trova
Venezia (VE)
Coordinate
45,43971 N, 12,34148 E (Scuola Grande di San Marco) · Apri su Google Maps

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