A ridosso del centro storico di Mirano, in provincia di Venezia, il fiume Muson attraversa cinque ettari di verde pubblico, diviso fra il parco di Villa Belvedere e quello di Villa Morosini XXV Aprile. Davanti a Villa Belvedere c'è un laghetto con le grotte e un'isola con la torretta ottagonale del Castelletto.
Il parco lungo il Muson
Insieme al parco privato di villa Errera, i due parchi formano un'area verde che segue il Muson dentro il centro storico. Si entra da un cancello con statue attribuite al Marinali, nel parco della seicentesca Villa Belvedere. La villa divide il giardino in due parti ben distinte, e quasi tutto quello che c'è da vedere è legato all'acqua: nella parte a sud, davanti alla facciata, una deviazione del Muson forma il laghetto, con un'isoletta artificiale e una montagnola alberata. In questa parte crescono diversi alberi vetusti e monumentali.
Oltre il confine del parco di Villa Belvedere sorge Villa Morosini XXV Aprile, costruita nel Seicento in forme che ricordano Palladio, con la loggia a colonne d'ordine ionico sormontata da un timpano ornato di statue; accanto alla villa c'è la sua barchessa, l'edificio porticato di servizio.
Vincenzo Paolo Barzizza e il giardino romantico
Il complesso passò nel 1824, attraverso gli Erizzo, a Vincenzo Paolo Barzizza, nato da Antonio Vincenzo Barzizza e da Giovanna Erizzo, ultima discendente del casato. Uomo colto, frequentava letterati e artisti, e voleva un luogo appartato dove raccogliersi da solo o con gli amici intellettuali. Nel 1841 affidò all'architetto neoclassico Francesco Lazzari una barchessa porticata, per la scuderia e i servizi.
A metà dell'Ottocento Barzizza rifece il giardino secondo i canoni dell'estetica paesaggistica, fra ponticelli e vedute pittoresche, montagnole, un laghetto con l'isola e la torre-belvedere alzata sopra le grotte, ispirato alle idee illuministe e agli ideali massonici e secondo un modello che nel Veneto aveva diffuso l'architetto Giuseppe Jappelli. Il giardino segue le forme del giardino romantico inglese, e richiama la poetica del pittoresco e del sublime. Morto Barzizza senza eredi, villa e giardino passarono al suo amministratore, di cognome Testa.
Il Castelletto e il belvedere
Il Castelletto è una finta rovina in gusto tardo romantico, uno dei rari esempi rimasti di questo genere. Più che una torre è un complesso a forma di piccolo castello: quattro locali, due lasciati apposta a cielo aperto fin dall'inizio, e accanto la torre ottagonale a cinque piani, alzata su un basamento cilindrico costruito come una rovina, in cui si apre una finestra ad arco acuto.
Una scala a chiocciola di pietra sale alla stanza del belvedere, con una bifora neogotica su ogni lato dell'ottagono e la vista tutt'intorno; un'altra scala a chiocciola porta in cima, a una terrazza merlata. Durante un restauro sono tornati alla luce frammenti di un affresco attribuito a Giovanni Demin, il pittore vissuto fra il 1786 e il 1859: l'«Allegoria delle Arti e dei commerci che portano prosperità a Venezia», che si riteneva perduto.
Le grotte e il laghetto
Sotto la torretta si apre una grotta divisa in più ambienti, che comunicava con la villa per un cunicolo poi murato; si racconta che altri passaggi nel sottosuolo, poi ostruiti, conducessero fino ai castelli dei dintorni, a Salzano e Castelliviero, a Stigliano e Noale. Il percorso sotterraneo misura circa 250 metri, fra caverne, gallerie e cunicoli in continuo saliscendi, con finte sorgenti e uno specchio d'acqua sotterraneo che sbocca all'aperto. Il laghetto esterno è artificiale: scavandolo si ebbe la terra per alzare la montagnola, e le sue acque affiorano sul fondo della grotta. Lo alimenta il Muson, che un tempo muoveva i vicini Molini di Sopra.
La segheria e il parco pubblico
Negli anni Cinquanta del Novecento una segheria si insediò nel complesso e lo danneggiò gravemente: la barchessa di Villa Belvedere, spogliata degli stalli, divenne un deposito di legname, e il laghetto, con le sponde in parte cementate, servì per qualche anno da allevamento di nutrie.
Quando la segheria fallì, nel 1969, il Comune di Mirano acquisì il sito; restaurata, la villa accolse prima un liceo e in seguito uffici pubblici, mentre la barchessa divenne teatro e sala convegni. In quello stesso anno i due giardini, nati separati anche se confinanti, divennero entrambi beni del Comune, che li collegò in un unico grande parco. Negli anni Novanta grotte e Castelletto furono restaurati sotto la guida di Giuseppe Rallo, architetto della Soprintendenza.
