Borghi & Città · 4 min di lettura

Il Castello di Bevilacqua: la fortezza trecentesca della bassa veronese trasformata in dimora nobiliare

Il Castello di Bevilacqua, nella bassa veronese, è una fortezza trecentesca trasformata in dimora nobiliare, bruciata nel 1848 e rifatta con i merli neogotici.

Il Castello di Bevilacqua nella bassa veronese: la fortezza merlata con le torri e il fossato, fra i campi
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Castello di Bevilacqua sta nella bassa veronese, nel paese omonimo, a 5 chilometri da Montagnana sulla strada per Legnago. È una fortezza trecentesca trasformata in dimora nobiliare, bruciata due volte e due volte rimessa in piedi.

Guglielmo Bevilacqua e la fortezza del 1336

I lavori cominciarono nel 1336, per volere di Guglielmo I Bevilacqua, che voleva difendersi dalle due signorie allora più potenti, gli Estensi e i Carraresi. La famiglia veniva da Ala di Trento, e nel suo stemma c'è un'ala dentro uno scudo; Guglielmo era un mercante di legname che alla corte degli Scaligeri aveva fatto fortuna, fino a diventare vassallo del vescovo. Il castello di allora era molto fortificato: si passava una prima cinta di mura con il fossato, si entrava in un cortile con le stalle e le case di artigiani e contadini, e solo dopo una seconda cinta, con un altro fossato, si arrivava al castello vero e proprio. All'inizio del Quattrocento tutta la marca veronese passò alla Repubblica di Venezia, nel nuovo «Stato da Tera». Intorno al castello si stende la campagna della bassa veronese, al limite delle grandi tenute delle Valli Grandi Veronesi e dell'Adige.

La dimora di Michele Sanmicheli

All'inizio del Cinquecento, negli anni della guerra della Lega di Cambrai, quando anche queste terre videro le battaglie dei Lanzichenecchi, il castello subì i primi attacchi e perse la sua funzione di difesa. Nel 1532 l'architetto Michele Sanmicheli lo trasformò in una dimora nobiliare: suo è il cortile interno, con cinque campate sui lati lunghi e tre sui lati corti e un pozzo di marmo rosso di Verona fra due colonne che reggono l'architrave. Il pozzo serviva per l'acqua: dal tetto spiovente la pioggia scendeva nei tombini e da lì in grandi vasche sotto terra, da cui si attingeva quando serviva.

A Sanmicheli fu affidato anche il giardino pensile, finito nel 1532: ha alberi e fiori di molte specie, due pozzi, uno dei quali era una via di fuga, una fontana medievale e, verso est, un tunnel di alberi e un erbario. Nel 1756 Gaetano Ippolito Bevilacqua sistemò il piano nobile, ricavando i grandi saloni con le volte ribassate.

Gli incendi del 1848 e del 1966

Nel 1848, durante le insurrezioni, l'esercito austriaco diede fuoco al castello. Dieci anni dopo lo restaurarono la contessa Felicita Bevilacqua, primogenita della famiglia, che era stata infermiera dei soldati della Repubblica romana, e il marito, il generale Giuseppe La Masa, che partirà con i Mille: fu allora che il castello ebbe il coronamento di merli e l'aspetto neogotico, secondo il gusto romantico del tempo.

Dopo la morte di Felicita il castello passò alla fondazione Bevilacqua-La Masa e divenne una residenza per anziani e indigenti. Nella seconda guerra mondiale fu posto di comando dell'esercito tedesco; poi ospitò un collegio dei Salesiani, fino al 1966, quando fu colpito di nuovo dalle fiamme. Nel 1990 lo ha comprato la famiglia Cerato, che ne ha curato il restauro e ha riportato gli interni di Sanmicheli al loro splendore.

Le sale

La cucina ha un focolare e un forno per il pane del XVI secolo, uno spiedo e una macina a mano del XVII e una botola che serviva da via di fuga in caso di assedio. La sala delle armature un tempo era la dispensa: la volta a botte teneva costante la temperatura, dal soffitto pende un lampadario di ferro dei primi del Novecento, e anche qui c'è una botola per gli attacchi. Nella sala dello scriptorium, anch'essa a botte, l'amanuense copiava i testi, e ci sono penna, calamaio, pergamena e un antico codice; la cantina conservava vino e cibi alla stessa temperatura tutto l'anno.

Il Salone Rosa, la sala da pranzo affrescata del 1756, ha accanto alle porte due cornici ovali che contenevano i ritratti degli antenati: durante l'occupazione tedesca le tele furono portate via, e al loro posto ci sono degli specchi; sopra le porte c'è lo stemma dei Bevilacqua, con lo scudo retto da due cani e sormontato da una corona, e il pavimento è un terrazzo alla veneziana restaurato.

Della sala degli affreschi restano solo alcuni motivi geometrici del '400, perché gli incendi hanno distrutto le scene dipinte; la sala dei poeti, che era la sala da pranzo della famiglia, ricorda Ippolito Bevilacqua, che vi scriveva versi di poesia pastorale, e quella della musica, con la volta a schifo, il pianoforte della contessa Felicita. Nel salone delle feste i Bevilacqua offrivano banchetti a parenti e ospiti illustri, e al terzo piano il salone delle conferenze ha tele rinascimentali con scene di guerra e religiose.

In diverse sale pendono lampadari alla maniera di Ca' Rezzonico, fatti con una tecnica muranese del Settecento: vetro cristallo soffiato in cui si incastrano, uno a uno, foglie e fiori colorati di pasta vitrea.

Domande frequenti

Si può visitare il Castello di Bevilacqua?

Sì: il castello è aperto ai visitatori, con ingresso a pagamento.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Bevilacqua, a 500 metri di strada: ci si arriva a piedi.

In auto, dalla Strada Statale 434 Transpolesana si esce a Legnago Nord: poi 12 km, 12 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Castello di Bevilacqua.

Info utili

Dove si trova
Bevilacqua (VR)
Coordinate
45,23330 N, 11,40000 E (Castello di Bevilacqua) · Apri su Google Maps
Orari e biglietti
sul sito ufficiale (castellobevilacqua.com)

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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