Il convento di San Daniele sta su una piccola collina ai margini di Lonigo, in provincia di Vicenza, lungo la Strada dei Vini dei Colli Berici. La presenza dei Francescani risale al Tredicesimo secolo, e dal piazzale della chiesa si vedono la Rocca Pisana e Villa San Fermo.
Il lascito di Bonvisino di Sarego
La prima notizia dei Francescani a Lonigo è del 1243: il nobile Bonvisino di Sarego dispose per testamento che si vendesse un suo terreno a Bagnolo per costruire a Lonigo una casa e una chiesa per i Frati Minori. Nel 1253 anche Zilio Teco di Offenduccio, nel suo testamento, destinò un'offerta ai frati del luogo: la loro casa, dunque, esisteva già. Per tutto il Trecento, poi, le carte tacciono sui frati di Lonigo.
Gli Osservanti e la soppressione
Nella prima metà del Quattrocento gli abitanti di Lonigo chiesero con insistenza a papa Nicolò V di mandare i Frati Minori dell'Osservanza, e si impegnarono a costruire per loro una casa nuova; alcuni testamenti del 1437 ricordano già gli Osservanti a Lonigo. La bolla di Nicolò V arrivò nel 1447 e autorizzò la chiesa e il convento, che sorsero sulle rovine del vecchio romitaggio e nei secoli ospitarono religiosi noti per santità e cultura. Nel 1795 San Daniele divenne anche convento di Ritiro, ma nel 1810 la soppressione napoleonica degli ordini religiosi costrinse i frati ad andarsene. Il complesso rimase disabitato per anni, fu saccheggiato e cadde in rovina.
La rinascita e il seminario
La comunità rinacque nel 1891 grazie a don Domenico Toffanin, parroco di Lonigo, e al padre provinciale Serafino da Bollentina, e nel 1892 cominciarono i restauri della chiesa e del convento per il ritorno dei frati. San Daniele accolse prima il noviziato, poi lo studentato di filosofia e teologia. Nel 1916 vi fu trasferito da Monselice il collegio serafico, che crebbe tanto da richiedere un collegio nuovo, inaugurato nel 1925. Nel dopoguerra i ragazzi che studiavano per diventare frati arrivarono a essere duecento, e nel 1956 fu aggiunta una seconda ala: il convento fu per molti anni la sede del seminario minore.
Vi insegnò a lungo padre Adriano Osmolowski, che aveva scelto l'esilio dalla sua Bielorussia durante l'occupazione russa per vivere liberamente la sua fede, e che arrivò a Lonigo dopo dieci anni in Terra Santa e un periodo a Gemona del Friuli. La sua tomba sta vicino all'ingresso della chiesa.
I corali e la biblioteca
Il convento ha custodito 15 corali manoscritti, i grandi libri di canto del coro, che vanno dal 1451 all'età moderna. Il Corale 5 è un innario fatto scrivere a Mantova nel 1469 da frate Giacomo da Montaldo per il convento di San Francesco del Deserto, e costò 40 ducati. C'è anche un manoscritto di 36 carte in scrittura umanistica, scritto probabilmente fra il 1476 e il 1500, e i Corali 14 e 15, scritti nel 1533 e nel 1535, furono usati per un periodo dai frati veronesi di San Bernardino.
Dalla prima metà dell'Ottocento si formò la biblioteca del convento, con oltre 17.000 volumi, fra cui una decina di incunaboli, accanto a quella di circa 1.500 libri per gli studenti del liceo. I manoscritti sono conservati alla Biblioteca di San Francesco della Vigna, a Venezia.
Casa Osmolowski, l'eremo e il panorama
Con la fine del seminario il complesso, di 10.000 metri quadrati, si ritrovò quasi vuoto, e con la riforma delle province dell'Ordine fu vicino alla chiusura. I frati gli diedero un nuovo uso: nel 2016 vi nacque Casa Osmolowski, per accogliere famiglie in difficoltà. In un angolo del parco sta l'Eremo Santa Chiara, una piccola casetta di legno per il silenzio. Gli affreschi nel convento sono di fra Flavio, uno dei frati. Dal piazzale della chiesa lo sguardo raggiunge anche la chiesa e il convento dei Cappuccini e il Corrubbio, e da lì passa il sentiero 41 dei Monti di Lonigo, un anello di 8,5 chilometri che parte da piazza Garibaldi.
