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Il Parco del Livelet: tre palafitte preistoriche sulle rive dei Laghi di Revine

Il Parco del Livelet a Revine Lago racconta il villaggio preistorico di Colmaggiore con tre palafitte ricostruite e un percorso fra stagno, canneto e bosco.

Le tre palafitte ricostruite del Livelet sul lago di Revine, con le passerelle di legno e le colline intorno
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Parco Archeologico Didattico del Livelet è un museo all'aria aperta a Revine Lago, in provincia di Treviso, sulla sponda occidentale del lago di Lago. Inaugurato il 12 maggio 2007, ricostruisce tre palafitte del Neolitico, dell'Età del Rame e dell'Età del Bronzo, per raccontare il vicino villaggio di Colmaggiore.

Un museo all'aria aperta

Il Livelet sta in via Carpenè, poco lontano dal centro storico di Lago, in una vallata glaciale ai piedi delle Prealpi trevigiane. Il progetto nacque da un accordo fra la Provincia di Treviso, la Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane e il Comune di Revine Lago, e il parco fu costruito per valorizzare la scoperta del sito archeologico di Colmaggiore di Tarzo, sull'istmo fra il lago di Lago e quello di Santa Maria, e la natura dei laghi.

Il parco racconta come si viveva lungo le sponde lacustri fra 6000 e 3500 anni fa: quasi tremila anni di storia, con le novità di ogni epoca ma anche tecniche e materiali rimasti in uso fino ai nostri giorni. Le case e gli oggetti sono rifatti con le tecniche e i materiali della Preistoria, e una parte è stata prodotta con l'archeologia sperimentale, che riproduce i gesti antichi per capire come si facevano le cose. Il parco ha anche spazi per l'agricoltura sperimentale.

Nel 2010 è entrato in EXARC, la rete internazionale dei parchi archeologici e dei professionisti della tecnologia antica.

Le tre palafitte

Ogni casa è di un'epoca diversa, e insieme vanno dall'ultimo Neolitico agli inizi del Bronzo. A Colmaggiore sono rimasti pochi resti delle case, e per ricostruirle si sono usati il sito archeologico di Corbanese, altri siti del Nord Italia della stessa epoca e il confronto con popoli che vivono su palafitte. Dal sito trentino di Fiavè viene l'idea che in uno stesso villaggio ci fossero palafitte su terra, su bonifica e sull'acqua, e che a queste ultime due si arrivasse con passerelle di tronchi e tavole: forse si costruiva così per sfruttare i luoghi ricchi di risorse senza togliere terra fertile ai campi.

I legni sono per lo più quelli della zona, castagno, quercia, nocciolo e corniolo; le strutture portanti e quelle che stanno in acqua sono invece di larice, che a quella quota non cresce, ed è un compromesso per rendere le case sicure e più facili da mantenere. Dove cresceva, del resto, il larice era il legno preferito anche dai costruttori preistorici.

Le pareti sono di canne palustri o rami intrecciati, coperti da un impasto di argilla, sabbia e paglia, che teneva le case fresche d'estate e calde d'inverno; quando una palafitta bruciava, l'intonaco cotto dal fuoco conservava le impronte delle dita dei costruttori e a volte i semi rimasti nell'impasto, e alcuni frammenti trovati in Trentino e in Veneto fanno pensare che le pareti fossero dipinte.

Il tetto a due spioventi è coperto da uno spesso strato di canne o di paglia, con le aperture per il fumo del focolare: le case erano molto fumose, e il fumo in alto teneva lontani insetti e parassiti, per questo i giacigli stavano in basso.

Le case sull'acqua e quelle su bonifica hanno un pavimento di travi, coperto da uno strato di vegetali e poi da assi; quelle su terra, sulla riva, hanno un pavimento di terra battuta, ghiaia e ciottoli. Le passerelle di legno collegano le case, e le palizzate che chiudevano il villaggio potevano allungarsi nell'acqua per frenare il moto ondoso. Per lavorare i tronchi si usavano asce di pietra nel Neolitico, poi di rame e di bronzo.

Una piena che alzò i laghi di 30 centimetri danneggiò alcune palafitte del parco, realizzate in terra, che si sgretola quando si impregna d'acqua.

Il sito di Colmaggiore e gli scavi

Colmaggiore è il più importante insediamento preistorico in ambiente umido conosciuto nel Veneto orientale. I primi abitanti vi si stabilirono nel tardo Neolitico, e il villaggio restò in vita lungo l'Età del Rame fino ai primi tempi del Bronzo, all'incirca dal 4000 al 1500 a.C.; i vasi più antichi appartengono all'ultima fase della cultura dei Vasi a Bocca Quadrata.

Fra i reperti ci sono una fusaiola e un peso da telaio, segno che qui si tesseva, e molti oggetti di metallo; due spade di bronzo di tipo Sauerbrunn, del XV secolo a.C., e un pugnale di tipo Peschiera, del XIII, dicono che il luogo fu frequentato anche dopo l'abbandono del villaggio, forse per un culto delle acque o per un abitato non ancora trovato. Di sepolture, invece, a Colmaggiore non se ne sono trovate.

Le ricostruzioni si basano sugli scavi degli anni Ottanta e Novanta a Colmaggiore e sui siti palafitticoli preistorici dell'arco alpino, che l'UNESCO ha riconosciuto Patrimonio dell'Umanità nel 2011, fra cui Fiavè. Nel 2019 l'Università di Ferrara ha cominciato a scavare a Colmaggiore, e le nuove scoperte serviranno a rinnovare le case del parco, per renderle il più fedeli possibile alla vita sulle rive fra Neolitico ed Età del Bronzo.

Il percorso archeologico

Il parco ha due percorsi, uno archeologico, con la visita alle palafitte, e uno naturalistico, con le escursioni intorno ai laghi. Nelle tre case si ripercorre, in tre tappe, la vita quotidiana dal Neolitico all'Età del Bronzo.

Intorno al 3500 a.C., con l'Età del Rame, detta anche Eneolitico, l'uomo imparò a fondere il rame in crogioli di terracotta sul fuoco, ravvivato con un cannello a fiato per superare i mille gradi; nell'Età del Bronzo arrivò il mantice, fatto di due sacche di pelle, e il rame fu legato allo stagno: con poco stagno, intorno all'8%, il bronzo era più scuro ed elastico, con di più, intorno al 12%, più chiaro e lucido, e si preferiva per gli ornamenti.

Un'area del parco è riservata alle sepolture, con due tumuli dell'Età del Bronzo rifatti in scala: le grandi coperture di terra con cui, in quell'epoca, si segnalavano le tombe delle persone più importanti.

Stagno, canneto e bosco: il percorso naturalistico

Nei giardini del parco un breve percorso mostra gli ambienti che si incontrano intorno ai laghi. Lo stagno, creato apposta perché in natura se ne formano sempre meno, ha sulle rive il giaggiolo acquatico, la salcerella, il giunco fiorito e il pallon di maggio, e sull'acqua la lenticchia d'acqua, il morso di rana e le ninfee; ci vivono gerridi, libellule, la natrice dal collare e i tritoni.

Il canneto è fatto soprattutto di canna palustre, la graminacea più alta d'Italia, fino a 4 metri, che consolida le rive e depura l'acqua; ci trovano nido o cibo aironi, garzette e cannareccioni, e nei canneti dei laghi vive anche il raro tarabuso. Vicino al canneto stanno tinche, persici e lucci. Il bosco igrofilo di salici bianchi, pioppi neri e ontani neri ospita la nitticora, la rana di Lataste, la volpe, la faina e il capriolo.

Fuori dal parco, l'anello intorno ai laghi è lungo quasi otto chilometri. Il Parco dei Laghi della Vallata, nato nel 2011 da Revine Lago e Tarzo, ha aggiunto il pontile galleggiante che collega il Livelet alla spiaggia del Lido di Lago e, da marzo 2018, un ponte sul Canale delle Barche, il canale che attraversa l'istmo fra i due laghi nella zona detta Stret; il ponte divide il giro in due anelli più brevi.

Il lago di Lago, che porta anche il nome di San Giorgio, misura 1.200 metri di lunghezza e ha una profondità media di 8; quello di Santa Maria arriva a 1.050 metri, con 6,5 di profondità media. Fino al XIV secolo erano un solo lago. Il solo emissario dei laghi è un canale artificiale, la Tajada, scavato nei primi anni del Quattrocento per governare l'uscita dell'acqua e limitare le piene. L'area è un Sito di Importanza Comunitaria, IT3240014, ed è un luogo di deposizione delle uova del rospo comune.

La rete dei parchi didattici

Il 4 dicembre 2014 Revine Lago, Fregona e Sarmede firmarono il protocollo d'intesa da cui nacque, a fine 2016, il Marchio d'Area dei Parchi Didattici dell'Alta Marca Trevigiana, con l'idea di imparare mentre si visita. Mette in rete il Livelet con altri quattro parchi tematici, fra cui le Grotte del Caglieron a Fregona, dove si cavava la pietra dolza.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Vittorio Veneto: da lì al Parco Archeologico Livelet sono 8,6 km, 11 minuti in auto.

Dall'autostrada conviene uscire a Vittorio Veneto Nord, poi 8,6 km di strada e 10 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Parco Archeologico Livelet.

Info utili

Dove si trova
Revine Lago (TV)
Coordinate
45,98289 N, 12,21709 E (Parco Archeologico Livelet) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Musei e siti archeologici del Veneto